venerdì 22 aprile 2011

Mao Valpiana: "Continua il digiuno a staffetta per la pace e contro il nucleare" - Messaggio del Centro Pace Bolzano per l'accoglienza ai migranti



Sono 120 le amiche e gli amici della nonviolenza che hanno finora
aderito al digiuno promosso dal Movimento Nonviolento "per opporsi alla
guerra e al nucleare".

Questa iniziativa nonviolenta prosegue dal 27 marzo scorso, e nuovi
aderenti hanno già annunciato la loro partecipazione almeno fino a
sabato 30 aprile. Ma altri ancora si stanno aggiungendo, e si proseguirà
oltre. Si digiuna in ogni parte d'Italia, da Bolzano a Catania, da
Torino a Venezia, da Verona a Bari.

La nonviolenza è contagiosa; abbiamo iniziato con un digiuno di 48 ore,
che sta proseguendo da 27 giorni.

Chi desidera aderire al digiuno lo può comunicare a:
azionenonviolenta@sis.it

(indicare nome, cognome, città, giorno o giorni di digiuno)


Mao Valpiana

Con il testo che segue, il Centro Pace di Bolzano, che ha ricevuto
l'adesione di Pax Christi e del Movimento Nonviolento, ha lanciato un
appello alla solidarietà. Circoli silenziosi di riflessione in tutta
Italia. Digiuno e silenzio, anche da internet, per i morti nel Mediterraneo.

IL VENERDI' SANTO DEI MIGRANTI

Fra pochi giorni festeggeremo la pasqua di resurrezione del Signore. Una
pasqua che passa inevitabilmente per il Venerdì santo. Il giusto viene
condannato a morte con i sigilli del potere e con il clamore manipolato
del popolo. E' la stessa morte dei migranti, divorati dal Mediterraneo
inospitale, rifiutati con i sigilli del potere, respinti dalle leggi,
inascoltati dal clamore di un popolo allarmato da una propaganda
martellante di morte, di paura, di insicurezza, di paranoie identitarie,
di pregiudizi e di vittimismo.
Fare digiuno il venerdì santo significa entrare in un rapporto di
empatia con i poveri dimenticati, con il dramma di quei barconi
affondati nel mare, con la sofferenza e la disperazione dei familiari
che sono sopravvissuti perdendo figli, mogli, mariti, amici.
Fare silenzio significa uscire dal caos delle parole e commemorare la
morte del prossimo. E' una nonviolenza dei segni.
Stiamo vivendo un momento buio della storia. Non solo sul piano
politico, istituzionale, civile. Stiamo brancolando nel buio dell'etica,
nel crepuscolo dei valori che danno un senso al vivere umano, alla
solidarietà fra i popoli. Hanno ragione i sociologi del disincanto
quando dicono che oramai siamo immersi nell'epoca delle passioni tristi,
nella modernità liquida. Dopo aver annunciato la morte di Dio con il
folle uomo nietzschano alla fine dell'Ottocento – ha chiarito in maniera
limpida lo psicanalista Luigi Zoja in un recente incontro a Bolzano -
ora abbiamo decretato la fine della seconda relazione costitutiva
dell'essere umano, quella che ha come soggetto il prossimo.
La morte del prossimo coincide con la morte dell'etica, con la fine di
ogni valore davvero umano, con lo sprofondamento nell'individualismo che
assume i connotati del razzismo e della xenofobia.
Il prossimo non c'è più.
Non solo non si ascolta il suo lamento lasciandolo sulla strada morente,
o lasciandolo affogare nel mare dei disperati,. ma non ne percepiamo
nemmeno più la presenza scandalosa.
Il prossimo è respinto, rifiutato, negato.
Cosa sappiamo delle moltitudini di uomini, donne, bambini che cercano
disperatamente di raggiungere le nostre coste per aspirare ad una vita
migliore? Chi si preoccupa di ascoltare i loro racconti? Chi attesta se
queste persone sono in effettivo pericolo di vita e chiedono un aiuto
per poter sopravvivere alla guerra, alla discriminazione, al pericolo,
alla fame, all'ingiustizia? Chi sono i migranti che ogni giorno
rischiano la vita prendendo la via del mare nella speranza di essere
accolti nell'Europa Casa Comune, in quel vecchio continente che si vanta
di essere la culla della democrazia?
Il Mediterraneo, il Mare Nostrum è diventato Mare Monstrum.
Ogni giorno divora, nelle sue viscere, i disperati che azzardano la
sfida del tempo e della precarietà. Il cimitero del prossimo è lì, nei
fondali di un mare dove sono sepolti gli anonimi respinti dal governo, i
poveri Cristi su cui ogni giorno si depositano le lingue di fuoco
dell'intolleranza e del razzismo. Sono i dannati della terra che oltre
tutti gli oltraggi sono costretti a subire le più indicibili violenze
verbali e le più ributtanti chiusure politiche. Ci sono braccia che si
allungano, ci sono uomini che si lanciano nell'aiuto. Ma sono i
volenterosi che presidiano le coste. Altri vorrebbero dispiegare la
marina, chiudere il varco con gli eserciti e addirittura ipotizzare di
sparare al prossimo, annientandolo anche fisicamente.
Un cinismo non solo italiano. Il prossimo è morto. Nessuno lo riconosce.
Perfino le più avanzate democrazie europee, che nei decenni passati
hanno avuto pressioni migratorie molto più cospicue delle nostre, oggi
dicono: “Non c'è posto, non venite, non azzardatevi”.
Il prossimo e Dio, uniti nella morte e nella denigrazione.
Fra pochi giorni festeggeremo la pasqua di resurrezione del Signore. Una
pasqua che passa inevitabilmente per il Venerdì santo. Il giusto viene
condannato a morte con i sigilli del potere e con il clamore manipolato
del popolo.
E' la stessa morte dei migranti, divorati dal Mediterraneo inospitale,
rifiutati con i sigilli del potere, respinti dalle leggi, inascoltati
dal clamore di un popolo allarmato da una propaganda martellante di
morte, di paura, di insicurezza, di paranoie identitarie, di pregiudizi
e di vittimismo.
Non si può celebrare il venerdì santo senza i migranti. Non avrebbe
alcun significato.
Ricordiamo il monito di Bonhoeffer durante il nazismo: “Come possiamo
cantare in gregoriano nelle nostre chiese mentre si ammazzano col gas
gli ebrei?
E noi, possiamo cantare nelle nostre chiese la pasqua di resurrezione
senza pensare agli anonimi che ogni giorno muoiono nel mare, con il
sogno, ancora vigile, di un riscatto possibile? Possiamo celebrare la
messa pasquale senza pensare ai bambini stramazzati dal freddo, dalla
fame, dal naufragio? Senza pensare alle donne annegate e trascinate
dall'acqua?
Venerdì santo si ricorda la morte del giusto.
Noi ricorderemo le morti anonime trafitte dall'intolleranza e dal
rifiuto. Credenti e non credenti che hanno a cuore i valori profondi
dell'umanità possono ritrovarsi davanti al comandamento di Dio: “Ama il
prossimo tuo come te stesso”. Non come un altro distaccato da te, ma
come il tuo te prolungato, come la parte di te.
Fare digiuno il venerdì santo significa entrare in un rapporto di
empatia con i poveri dimenticati, con il dramma di quei barconi
affondati nel mare, con la sofferenza e la disperazione dei familiari
che sono sopravvissuti perdendo figli, mogli, mariti, amici.
Fare silenzio significa uscire dal caos delle parole e commemorare la
morte del prossimo
E' una nonviolenza dei segni.
Venerdì santo sarà una giornata dedicata ai migranti morti nel
Mediterraneo. Il venerdì santo dei migranti. Ognuno di noi si impegnerà
a fare digiuno (anche di internet) e a fare silenzio immergendoci con la
mente e con il cuore nei fondali del mare, portando un segno di amicizia
nel cimitero dei dannati. Possiamo darci la mano nelle varie realtà
d'Italia, scendere per strada in circoli per fare silenzio e commemorare
la morte dei prossimi divenuti tremendamente lontani, anzi, divenuti
invisibili e impercettibili.
Venerdì santo sia allora un venerdì dedicato ai migranti, alle loro
sofferenze, alle morti e ai sogni di speranza.

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