giovedì 31 marzo 2011

Daniele Carcea: "Giappone - Conseguenze economiche del sisma e dell'inquinamento radioattivo... che si ripercuotono sull'economia degli USA"

Nassim Nicholas Taleb è l’autore dell’importantissimo saggio “Il cigno nero” nel quale ci spiega che quando si verifica un evento isolato e inaspettato, che ha un impatto enorme sulla realtà, e che solo a posteriori può essere spiegato e reso prevedibile, ci troviamo di fronte ad un “cigno nero”, cioè di fronte ad un evento raro in mezzo a tanti cigni bianchi che rappresentano la “normalita”.

Ciò che è accaduto in Giappone si può definire un cigno nero?

Secondo Taleb, nella vita individuale, come in quella sociale , noi agiamo come se fossimo in grado di prevedere gli eventi, da quelli sentimentali a quelli storici, a quelli naturali, per molti di noi, l’incontro con una persona amata, il nostro lavoro, un’amicizia, un incidente, un arricchimento sono avvenuti al di là di quelli che erano i nostri piani o desideri, lo stesso per i grandi eventi che sconvolgono la società: l'11 settembre 2001, lo tsunami del Pacifico nel 2004, lo scoppio della seconda guerra mondiale, il crollo del muro e la fine del Comunismo, le rivolte in Africa con internet per il pane e per la libertà;secondo la logica del Cigno nero quel che è ignoto è molto più importante di quello che conosciamo. Molti Cigni neri sono causati e ingigantiti, nel bene e nel male, proprio dal fatto che sono imprevisti.

Forse nel caso del Giappone ci troviamo di fronte a qualcosa ancora più grave di un cigno nero, 2 o 3 cigni neri che appaiono contemporaneamente, infatti il Giappone è stato colpito da un terremoto, da uno tsunami e da un disastro nucleare. Ancora a distanza di parecchi giorni dalla tragedia è impossibile far il conto dei morti e dei dispersi e ancora non sappiamo come si evolverà la faccenda delle centrali nucleari, intanto, si aggrava di ora in ora la situazione della centrale nucleare di Fukushima, le cui emissioni radioattive si stanno propagando in tutto il mondo. Il Giappone è un Paese preparato agli eventi sismici, ma la portata del cataclisma capitato l’11 marzo scorso è stata enorme e non era possibile prevederla.
E ci saranno grosse conseguenze anche dal punto di vista economico: è sempre brutto parlare di economia, crescita e pil di fronte a delle tragedie così immani e ad un incredibile numero di morti, ma ogni fatto presenta un ampio spettro di situazioni da analizzare e da capire.

Subito dopo il terremoto lo yen ha iniziato ad apprezzarsi, cioè ad aumentare di valore, questo poiché veniva comprato a più non posso, perché?

I motivi sono stati vari, innanzitutto dopo un evento simile, molti capitali vengono fatti rientrare e cambiati in yen, perché dovranno essere destinati alla ricostruzione, lo stesso devono fare le compagnie assicurative che dovranno pagare i premi assicurativi per il risarcimento dei danni, anche esse lo dovranno fare in yen, poi c’è la speculazione vera e propria quella che aspetta gli eventi traumatici, che ha puntato appunto sul rialzo dello yen per i motivi prima elencati, anticipando il movimento rialzista della valuta.

Poi c’è il meccanismo del carry-trade: con il termine carry trade, si intende l’operazione con cui si prendono a prestito dei capitali in una determinata valuta per poi investirli prevalentemente in strumenti finanziari denominati in altre valute e comunque strumenti più redditizi rispetto al costo del finanziamento.
Il profitto che si ottiene è appunto pari alla differenza tra rendimento dell’investimento e costo del finanziamento.

Sono molti anni che il tasso di interesse giapponese gravita intorno allo zero%, quindi gli speculatori sono stati attratti dall’indebitamento in yen per investire il denaro nei mercati azionari emergenti e nei titoli di Stato, a più alto rendimento, fra gli altri, di Stati Uniti, Nuova Zelanda, Australia, Islanda e Regno Unito, accollandosi così bassi rischi.

In sintesi si prende un prestito in yen e poi si vendono gli yen, cioè si convertono per acquistare valute di altri Paesi, per poter acquistare come abbiamo detto prima, titoli di Stato o altre obbligazioni, quindi l’investitore si mette in tasca il differenziale di rendimento fra un prestito con un interesse quasi nullo e un titolo di Stato che garantisce mediamente un 2/3%.

Per fare questa operazione si vendono yen e quindi lo yen si deprezza, si svaluta.
Questo è il carry trade sulla valuta, nel momento in cui si prospetta un rafforzamento della valuta con la quale ci siamo indebitati, si prospetta anche un azzeramento dei profitti e allora parte il via a disinvestire e a riacquistare yen.

E per tutti questi motivi che la Banca Centrale giapponese è dovuta intervenire con potenti iniezioni di liquidità per vendere yen ed acquistare divise estere, cercando di ripristinare un certo equilibrio e dare tranquillità ai mercati, fino ad oggi dal giorno dell’incidente sono stati iniettati 340 miliardi di euro, ma non solo, successivamente sono intervenute le banche centrali mondiali più importanti, per vendere anche esse gli yen e garantire stabilità nei mercati finanziari di tutto il mondo, sbarrando la strada alla speculazione.

Poi c’è il problema della produzione industriale, dato che l'industria giapponese risulta inevitabilmente colpita dal sisma. Ci sono stati danni alle fabbriche, la paralisi dei trasporti e l'emergenza energetica colpiscono la produzione e i rifornimenti, mettendo in ginocchio settori di punta. I colossi mondiali dell'auto e della elettronica sono stati costretti a chiudere molti stabilimenti nel Paese, almeno per un certo periodo, e ancora difficile calcolare quanto sarà l’incidenza sul Pil di questa situazione, ma è certo che ci sarà una netta flessione.

Ma i problemi non sono certo finiti, il Giappone viene da un ventennio continuo di stagnazione economica e ha un debito pubblico superiore al 200% del pil, il secondo debito più alto del mondo in termini assoluti dopo quello statunitense e il più alto dei paesi occidentali nel rapporto debito/pil, di positivo c’è che è un debito quasi tutto interno detenuto da “residenti” giapponesi e quindi più controllabile, ma è destinato ad aumentare anche in seguito agli ultimi eventi.

Nello stesso tempo il Giappone, dopo la Cina è il secondo detentore di titoli del debito pubblico americano, per una cifra intorno agli 850 miliardi di dollari, se una parte di questi verranno disinvestiti perché dovranno servire alla ricostruzione giapponese e al servizio del debito giapponese, aumenteranno le già enormi difficoltà degli U.S.A, che fra poco esauriranno anche la seconda fase di Q.E. l’operazione con cui la Federal Reserve ha stampato moneta a gò gò e ha comprato lei stessa i titoli del tesoro americano.

Il Corriere Economia del 21 marzo ci informa che il fondo americano Pimco si è disfatto di tutti i bond statunitensi che aveva in portafoglio, e che la Federal Reserve con queste manovre di espansione monetaria ha comprato ben il 70% delle emissioni di nuovi titoli, segno evidente, che c’è un grosso rischio collocamento. Come farà il Tesoro americano nel futuro a garantirsi il collocamento del proprio debito, smettendo di autocomprarselo e con lo sconvolgimento geopolitico in atto in varie parti del mondo, che condizionerà anche l’afflusso negli Stati Uniti dei capitali dei Paesi Arabi e non solo quelli del Giappone?

A giugno si capirà se il Presidente della Fed, Ben Bernanke vorrà promuovere un nuovo quantitative easing: Q3, andando allo scontro frontale con i repubblicani e con la loro parte più agguerrita, quella costituita dai Tea party, contraria alla monetizzazione del debito.

Fra l’altro i Tea Party non solo vogliono l’immediata cessazione della creazione di moneta (senza copertura di alcun sottostante, né tantomeno di maggiore produzione prevista) fatta solo per prolungare l’agonia, inflazionare il dollaro e rimandare nel futuro i problemi(cioè i pagamenti dei debiti), ma vogliono importanti tagli della spesa sociale che portino all’immediato rientro a percentuali accettabili di un deficit, che nel 2010 ha viaggiato intorno al 10%,.

Insomma brutte nubi (non solo quelle radioattive) minacciano i cieli a stelle striscie.

Daniele Carcea
348/2839738

mercoledì 30 marzo 2011

Peter Boom: "Energia da fonti rinnovabili significa libertà!"




Pesce d'Aprile.... Come un brutto scherzo è stato annunciato che dal primo aprile l'elettricità aumenterà del 3,9% e il gas del 2%, costo che avrà immediate ripercussioni sui prezzi in genere.

La soluzione energetica proposta dal governo, reclamizzata, dichiarata insostituibile insistentemente, è la NON soluzione dell'energia nucleare. Nonostante il dramma di Fukushima.

Anni fa il disastro di Cernobyl non ha soltanto inquinato la diretta zona circostante, ma seriamente molti paesi circostanti e un po' tutto il mondo. Quando la radioattività fuoriesce va nell'aria, nell'acqua e nella terra, diventa
incontrollabile. Si sparge più forte dove i venti, i corsi d'acqua o le piogge
la portano.

Infatti, la nube radioattiva dal Giappone è già passata anche sopra l'Italia.

I costi per la costruzione delle centrali sono altissimi, prima che possono iniziare a produrre ci vogliono almeno 12 anni e le scorie radioattive non si sa bene dove portarle, stoccarle o magari si nascondano poi in qualche paese del terzo mondo. Sommando a questi costi i danni degli incidenti con esiti spesso minimizzati e difficilmente riparabili a danni delle persone, della fauna e della flora,si capisce che questo tipo di produzione energetica è in realtà anti-economica ed inoltre difficile da gestire in caso di cataclismi naturali, sabotaggi o terrorismo. Sono pertanto pericolosissime cattedrali nel deserto.

Gli interessi finanziari, già dal momento della progettazione, sono enormi e spesso riescono ad indirizzare certo mondo politico su strade poco edificanti.
Dividere la produzione energetica, come succede con le molteplici possibilità
alternative, in impianti piccoli, piccolissimi o medio-grandi, toglie in pratica il controllo del potere politico e dei monopoli dalla governance del comparto mondiale energetico.

L'energia è strategica e indispensabile nelle nostre società moderne, quasi tutto funziona con essa. Senza di lei non si andrebbe più avanti!
Le opzioni di produzione energetica alternativa poco o non inquinanti diventano sempre più accessibili ed adattabili alle diverse condizioni climatiche e dei territori. I costi diminuiscono costantemente senza contare l'importantissimo plusvalore di “non essere inquinanti”.

Naturalmente alcune forze politiche appoggiate da forti, anzi fortissimi produttori di carbone, gas, petrolio ed energia nucleare fanno di tutto per contrastare lo sminuzzamento degli interessi in questo campo e con i mezzi a disposizione controllano una buona parte dei massmedia.

Si legge, che addirittura certi “verdi” protestano contro gli impianti di energia del vento e solare. Forse adesso preferiscono di nuovo l'inquinamento?
Parlano di mafie che finanziano i parchi eolici e solari e se questo può essere vero allora devono essere le procure ad interessarsene. E' pur vero che l'ubicazione dei suddetti parchi deve venir scelta senza deturpare paesaggi o città e paesi antichi che soprattutto in Italia rappresentano un grande valore.

In Olanda ho visto il lento, silenzioso e maestoso girare di tante pale eoliche piazzate nei prati verdi dove pascolano pecore, vacche e cavalli. Le energie alternative sono liberatorie e tolgono la dipendenza dal potere politico e dei monopoli.

L'energia pulita è libertà!

Peter Boom
http://digilander.libero.it/pboom

martedì 29 marzo 2011

"Il tempo è denaro... Ma chi te lo da?" - Scambio epistolare economico fra Giuseppe Turrisi, Loris Palmerini, Antonio Pantano


"Il tempo è denaro... Ma chi te lo da?" (Saul Arpino)

Per capire velocemente il sistema dei prestiti bancari in tre semplici mosse....

1) Afferma Giuseppe Turrisi:

La vità è credito, il tempo è credito, la sua volontà è credito ossia è valore, perchè si deve prestare a debito?
Prestare qualcosa di un altro significa appropriarsene .....
Noi siamo ciò che pensiamo l'idea fa l'azione ..... (lo so non è facile da digerire)
consiglio intense letture di G.Auriti

..................

2) Appunto di Loris Palmerini:

Un allevatore di mucche di Vicenza ha costruito un MINI impianto biodigestore dei liquami i quali così digeriti nemmeno più puzzano e diventano concime perfetto. L'impianto produce energia termica ed elettrica e ora scalda la stalla, la casa, vende la corrente residua all'ENEL e guadagna 50.000 euro l'anno.

Ora io vorrei liberarmi dal bisogno economico ed investire in una cosa del genere.

Se avessi 300.000 euro , farei una stalla con 100 vacche e un impianto del genere.

Sarei disposto a chiederli a prestito e pagare anche fino al 5% annuo di intesse FISSO, se qualcuno mi prestasse il denaro.

Purtroppo nessuno, nemmeno pagando interessi, mi presta denaro, e non sono un fallito.

Quindi il mio valore potenziale è 50.000 euro l'anno, di fatto resto un poveraccio.

Come la mettiamo con la frase soprastante?

.................

3) Commento di Antonio Pantano:

Forse il signor Palmerini NON conosce la storia, nemmeno recente!?
Cosa accadde a Bretton Woods nel luglio 1944? Cosa accadde negli S.U.A. nel 1929 e nel mondo, meno che in Italia (con la conseguente seconda guerra mondiale)? Che fino hanno fatto le "grandi leggi bancarie italiane" (secondo Nerio Nesi, di Rifondazione Comunista) del 1926 e 1936?
Non sapendo ciò NON SA LEGGERE (e capire) le espressioni di Giacinto Auriti riguardanti "il credito"! E nemmeno comprendere che OGGI lui (come tutti gli italiani) è SCHIAVO del sistema vigente! Nessuno gli presterà denaro, e MAI! Non ha sufficienti zii : preti e/o furfanti del malaffare (partitico/mafioso), che intercedano per lui e le sue idee produttive! Mentre quelli stessi avalleranno i "progetti per il Mezzogiorno" o le sovvenzioni alla Fiat ed alle "banche" (che lui tollera che si autoproclamino "istituti"!).
Pace e PENE!

Paolo D'Arpini: “Tutti i danni dell'energia nucleare.... la catastrofe incombe sul mondo, solo per accontentare i produttori di bombe..”



Dice bene Sergio Zabot quando afferma che l'elettricità ricavata dal nucleare serve a corroborare -pacificamente- gli scopi dei produttori di bombe: “Il nucleare civile francese è nato in simbiosi con il nucleare militare, per ripartire gli enormi costi per produrre l´uranio e soprattutto per arricchirlo al cosiddetto “weapon grade”. Lo sforzo civile e militare francese è stato imponente e la maggior parte dei costi, dalla Ricerca e Sviluppo fino al trattamento del combustibile esausto non sono mai entrati nel costo dei kWh che i cittadini pagano in tariffa, ma sono nascosti nelle tasse che pure i francesi pagano. Non dimentichiamo che EdF, la società elettrica che gestisce le centrali nucleari è statale e che anche gli arsenali militari e gli impianti di arricchimento e di ritrattamento dell'uranio sono statali”.

Infatti per fabbricare bombe atomiche serve uranio arricchito (o sporco secondo i casi), plutonio, ed altre cosette, e come meglio mascherare questa produzione se non giustificandola con la scusa della produzione energetica? E la cosa si evidenzia da sé quando osserviamo l'attenzione fissata sugli impianti nucleari dell'Iran o Nord Corea, così osteggiati da USA e Israele....

Ma l'energia atomica è cattiva sia in pace che in guerra... anzi forse è più cattiva in pace visto che in guerra sono state solo due le bombe utilizzate, quelle di Hiroshima e Nagasaki, nel 1945, e da allora sono trascorsi 66 anni. Mentre di incidenti nucleari ne sono avvenuti a iosa da quando l'uranio è diventato un “combustibile” energetico. Centinaia di incidenti, piccoli e grandi, che hanno lasciato una scia di morte e malattie non indicizzate... perché non conviene. Infatti i danni del nucleare è meglio tacerli, anche perché la maggior parte d'essi debbono ancora venire...

E verranno nel momento in cui le scorie stipate in varie parti del mondo cominceranno a rilasciare il loro contenuto venefico... è inevitabile che ciò accada perché i siti in cui dette scorie “riposano” saranno prima o poi distrutti da “incidenti” imprevisti. Poi ci sono tutti i residui radioattivi conservati in celle di contenimento, sarcofagi che non dureranno più a lungo... Polveri radioattive conservate in magazzini militari, in vasconi di contenimento o in casseforti a tenuta stagna (provvisoria), od in casseforti gettate nel mare, nei deserti, stipate in grotte, nelle paludi, e che aspettano solo di lasciar fuoriuscire i loro liquami radioattivi mortali.

L'uomo è stato bravissimo ad avvelenare il pianeta... eppure c'è ancora qualcuno in Italia, come una tale ministra dell'ambiente od un tal altro emerito oncologo, che assicurano la bontà del nucleare definendolo l'unica scelta per salvare l'economia. Ivi compresa quella mortuaria s'intende.... Essi asseriscono addirittura che l'energia atomica non inquina perché “Le centrali nucleari non emettono CO2″. Altra leggenda metropolitana alla quale sembrano crederci anche alcuni ambientalisti.

La produzione dell'uranio, è una attività mineraria e industriale piuttosto lunga e complessa che comporta tutta una serie di lavorazioni che richiedono l´utilizzo di combustibili fossili, di elettricità, di enormi quantità di acqua, di acido solforico e infine di fluoro, gas altamente velenoso e che provoca un effetto serra migliaia di volte più potente della CO2.

Tornando agli incidenti nucleari in tempo di pace ascoltiamo quanto riferisce Giorgio Nebbia: “...quello ai reattori di Fukushima è il terzo importante nella storia dell'energia nucleare commerciale, lunga circa 14.000 anni-reattore (il numero dei reattori in funzione moltiplicato per gli anni di funzionamento di ciascuno): un incidente ogni circa 4.500 anni-reattore, un incidente in media ogni dieci anni quando sono in funzione, come oggi nel mondo, circa 450 reattori; una probabilità di incidenti molto maggiore di quella assicurata dai solerti venditori di centrali nucleari”

“E poi ancora vi sono i costi e i pericoli e gli incidenti del ciclo del ritrattamento del combustibile irraggiato per recuperare un po' di plutonio da aggiungere all'uranio nelle centrali per trarne un po' più di elettricità e di soldi; e poi i costi del ciclo di smaltimento delle centrali esaurite e della sistemazione del combustibile irraggiato e degli inevitabili rifiuti, la coda avvelenata delle centrali; si tratta, anche solo in Italia, di migliaia di tonnellate di prodotti radioattivi, tutti, sia pure in diverso grado, pericolosi, che continuano ad accumularsi anche quando è svanito e sarà svanito il sogno dell'elettricità abbondante a basso prezzo. Tutte operazioni che richiedono una vigilanza per secoli e decenni per evitare perdite di radioattività nell'ambiente”

Inoltre c'è da dire che la scarsità di uranio è altrettanto sentita come quella del petrolio e di altri combustibili fossili. La caccia all'uranio è ormai uno degli sport preferiti dei Capi di Stato. Il tema centrale della tournée di Nicolas Sarkozy in Africa nel marzo del 2009 è stato l´uranio. Accompagnato dal presidente di Areva, la più grande multinazionale dell'energia atomica, Sarkozy si è assicurato i diritti di esplorazione e di sfruttamento di tutti i giacimenti di uranio della Repubblica del Congo. Poi è volato a Niamey, in Niger, dove si è assicurato, battendo la concorrenza dei cinesi, i diritti di sfruttamento sul gigantesco giacimento di Imouraren, destinato a diventare una delle maggiori miniere di uranio del mondo.

Quello che è preoccupante del nostro Governo è che invece di rafforzare il sostegno all'efficienza energetica e alle fonti rinnovabili, stia stipulando patti “diabolici” con le lobby industriali e finanziarie, promettendo contratti miliardari per realizzare una filiera nucleare, estremamente rischiosa e costosa, garantita dallo Stato, quindi con i soldi dei contribuenti. Di fatto il Governo rallenta lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica, le vere alternative pulite, per far spazio agli interessi delle lobby nucleari.

Se i fondi che sono stati investiti in Italia in passato, e quelli che rischiamo di dover spendere per i programmi nucleari governativi venissero risparmiati saremmo un paese con più posti di lavoro e veramente moderno.

Però dal punto di vista della laicità di pensiero e della libertà di ricerca scientifica affermo che sarebbe opportuno che il nucleare continuasse ad essere studiato, in modo da non fermare le eventuali scoperte sulla natura atomica degli elementi, in attesa di giungere ad un “nucleare pulito”, o fusione fredda, ma nella situazione presente non sono per nulla d’accordo di impiantare centrali nucleari in Italia.

In questo momento in Italia non resta perciò che fermare l'avventura nucleare governativa col referendum e col voto, impegnando contemporaneamente i futuri governanti ad investire nella ricerca di nuove fonti energetiche, valorizzando così le capacità scientifiche dei nostri scienziati che altrimenti vengono attratti dai laboratori di nazioni estere.

Paolo D'Arpini

Referente della Rete Bioregionale Italiana
e Portavoce European Consumers Tuscia


http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2006/02/06/manifesto_della_rete_bioregion.html

lunedì 28 marzo 2011

Fabrizio Giometti: "Nasce il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche"

Il conflitto in Libia rilancia l’allarme sullo spettro delle armi chimiche, accumulate da Gheddafi in grande quantità.

Ma ci sono molti comuni italiani che da almeno settant’anni sono vittime degli stessi veleni. Dalla Tuscia alla Lombardia, dalle Marche alla Campania, dal Lazio alla Puglia terreni, stabilimenti e discariche sottomarine continuano a ospitare l’eredità del colossale arsenale di armi chimiche creato dal fascismo e nascosto dai governi della Repubblica.

Adesso un gruppo di associazioni e comitati ha deciso di riunirsi per chiedere che questa scia di morte venga spezzata, invocando che venga finalmente fatta chiarezza sui rischi di questa bomba sepolta nel mare e nel terreno del nostro paese.

Il Coordinamento Nazionale per il monitoraggio e la bonifica dei siti contaminati da ordigni bellici chimici inabissati o interrati durante e dopo il secondo conflitto mondiale si è riunito la scorsa settimana nella sede laziale di Legambiente.

Il Coordinamento è formato da rappresentati di associazioni e comitati operanti nelle zone più colpite in Italia: Lago di Vico, Molfetta, Colleferro, Ischia, Pesaro e Cattolica. Presto entreranno a far parte del Coordinamento nuove realtà in rappresentanza di altre aree fortemente colpite in Lombardia, Piemonte, Lazio e Abruzzo.

Il problema di questi residuati bellici ha origini lontane ma effetti ancora attuali. L’arsenale chimico venne creato dal regime fascista all’inizio degli anni Trenta ed è stato il cuore di un programma industriale di armamento colossale, con impianti per distillare gas letali come iprite, arsenico e fosgene in decine di fabbriche costruite dalla Puglia alla Lombardia.

Durante la guerra a questa sterminata riserva di ordigni mortali, solo in minima parte usata nelle spedizioni coloniali di Libia ed Etiopia, si aggiunse una scorta mostruose di bombe chimiche trasferita in Italia dagli Alleati. Alla fine del conflitto queste armi sono state nascoste e dimenticate, senza bonificare i siti dove si producevano o le discariche dove sono state sepolte. Una quantità colossale di ordigni è stata gettata in mare dagli americani davanti alle coste di Ischia e a quelle di Molfetta, dai tedeschi davanti a quella di Pesaro mentre l’esercito italiano ha continuato a custodire e sperimentare i gas letali nei boschi del Lago di Vico e persino nel centro di Roma, a pochi passi dalla Sapienza.

Queste armi sono state progettate per resistere nei decenni e mantengono ancora oggi i loro poteri velenosi, soprattutto l’arsenico che si è disperso nei suoli come dimostrano le analisi condotte dalle forze armate nella zona del Lago di Vico o gli esami degli organismi sanitari a Melegnano (Milano). Perché solo una minuscola parte delle strutture militari attive nel dopoguerra è stata parzialmente bonificata: la gran parte degli ordigni è stata nascosta in mare e in terra dal segreto.

Questa realtà è stata svelata nel volume-inchiesta “Veleni di stato” del giornalista Gianluca Di Feo, pubblicato da Rizzoli nel 2009, che porta a conoscenza documenti inediti e secretati e dà voce a denunce inascoltate e testimonianze dirette.
Grazie a questa pubblicazione, scrupolosa e mai smentita, molti comitati locali che avevano già iniziato un lavoro di ricerca e di denuncia sui danni ambientali e sulle conseguenze per la salute dei cittadini, hanno trovato la conferma a quanto sostenevano da tempo. Ma soprattutto hanno preso coscienza del carattere nazionale di questo enorme problema, tuttora nascosto alla maggior parte delle persone, e hanno deciso di unirsi in un Coordinamento Nazionale per rafforzare le azioni e le richieste di monitoraggio e bonifica portate avanti dalle singole realtà, tuttora eluse da laconiche risposte del Ministero della Difesa che continua a negare informazioni e collaborazione.

Nel caso specifico del Lago di Vico, la dimensione del problema è nota da tempo grazie all’azione di denuncia delle associazioni ambientaliste, degli enti locali, dei ricercatori dell’Università della Tuscia e per stessa ammissione delle autorità militari.

Ma di fronte ad un’emergenza che si trascina da troppi anni le operazioni di bonifica annunciate dalle autorità militari si sono nuovamente impantanate nella burocrazia e rischiano di subire ulteriori e inaccettabili ritardi.
Torneremo quindi a chiedere con forza che alla politica degli annunci segua quella dei fatti sia attraverso azioni di mobilitazione locale sia attraverso una campagna di informazione nazionale che permetta al nostro territorio e a tutto il paese di lasciarsi alle spalle un capitolo triste e drammatico della nostra storia.

Il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche
Circolo Legambiente Lago di Vico - Fabrizio Giometti



Informazioni e contatti:
info@velenidistato.it

domenica 27 marzo 2011

La scuola finta pubblica in Italia e la grande lezione del '68....



Nella scuola ed università finto pubbliche in mano agli statali, questi impediscono l'emergere della consapevolezza che alla fine della seconda guerra mondiale la dittatura fu, sì, decapitata ma il suo apparato tirannico rimase tal quale era. Una funzione pubblica, appositamente concepita per addomesticare, controllare, schedare e vessare nonché gabellare la popolazione, non fu nemmeno scalfita dall'avvento della democrazia. L'apice della dittatura cadde, ma gli statali, i fedelissimi servi del tiranno che quello stesso regime avevano realizzato, poiché esso di sicuro non si creò da solo, rimasero quasi tutti in carica. La figura istituzionale dello statale riuscì poi a sopravvivere fino ai nostri giorni per via della ben nota corrotta politica di baratto di impieghi, ironicamente definiti pubblici, con preferenze elettorali.

Per via delle ingiustizie derivanti da questo complessivo stato di cose, ad un certo punto, più di quarant'anni fa, molti giovani si ribellarono iniziando col porsi contro le Università, a quel tempo proprietà soprattutto degli statali di destra. In molti si espressero come ad esempio fece con felice sintesi Guido Viale, leader della protesta studentesca nel '68, quando scrisse: "L’università funziona come strumento di manipolazione ideologica e politica teso ad installare negli studenti uno spirito di subordinazione rispetto al potere (qualsiasi esso sia) ed a cancellare, nella struttura psichica e mentale di ciascuno di essi, la dimensione collettiva delle esigenze personali e la capacità di avere dei rapporti con il prossimo che non siano puramente di carattere competitivo." (http://it.wikiquote.org/wiki/Guido_Viale )

Dopo quel magico momento, molti di quei giovani accettarono, però, di divenire professori e statali essi stessi, non avendo colto la pur non sottile differenza tra tirannia e democrazia. Il tiranno impera a vita. Secondo questo modello i tirannini statali s'insediano anch'essi a vita in ruoli che così non sono più definibili pubblici ma regni personali. Il cittadino governa invece per un certo numero di anni, dopodiché restituisce al popolo ciò che a questi appartiene. Secondo questo modello i ruoli pubblici sono svolti anch'essi dai cittadini per un tempo limitato, dopodiché ognuno torna in una condizione alla pari con chiunque altro. Questo sarebbe dovuto essere il logico proseguio politico del '68. I sopraggiunti statali di sinistra, invece, si guardarono bene dal compierlo, dirottando l'attenzione verso obiettivi pure di rilievo ma meno centrali e di sicuro non risolutivi, ultimo dei quali la difesa dell'ambiente.

Oggi, dopo la distraente ebbrezza collettiva dataci dal forte e prolungato sviluppo economico, occorre riprendere la grande lezione fornitaci dal '68, integrandola con quanto più avanti abbiamo potuto osservare. Alle illuminanti parole scritte da Guido Viale 43 anni fa: "l’università funziona come strumento di manipolazione ideologica e politica teso ad installare negli studenti uno spirito di subordinazione rispetto al potere (qualsiasi esso sia) ed a cancellare, nella struttura psichica e mentale di ciascuno di essi, la dimensione collettiva delle esigenze personali e la capacità di avere dei rapporti con il prossimo che non siano puramente di carattere competitivo" oggi possiamo aggiungere: o buonista caritatevole, senza mai approdare ad una trasformazione istituzionale in grado di sanare e far ben procedere la società.

Eccolo il magico punto di svolta: diveniamo veri cittadini esigendo una piena partecipazione, ognuno secondo preparazione ed esperienza, in una Funzione Pubblica non più perseguente retrogradi fini tirannici bensì il reale benessere collettivo fornendo essa per prima, in leale competizione con il settore privato, beni e servizi di individuale e pubblica utilità. Gli statali della scuola finto pubblica continuano a difendere lo status delle cose creato al loro tempo da monarchi e tiranni. Fondano il loro gioco sull'equivoco generato dal cattivo uso della parola pubblico riducendo tutto ad una contrapposizione col settore privato. Ebbene: non esistono solo statali e privati, esistono anche e soprattutto cittadini maturi, coinvolti e responsabili che intendono fare la parte che spetta loro per diritto costituzionale nel creare e mantenere una società davvero democratica della quale essere finalmente fieri.

Gli statali ci hanno insegnato l'alfabeto e la grammatica ma non cosa farne di buono. Ripartiamo allora dalla grande lezione del '68 ed andiamo oltre capendo che gli statali, che siano di destra o di sinistra, sempre statali sono ed i loro interessi di casta dispotica non possono che fare. Non lasciamoci ingannare dalla difesa dell'ambiente condotta dai baroni e baronesse di sinistra. L'ambiente si è così ridotto proprio per via della mancanza di un nucleo pubblico centrale ben fatto, in grado di tenere a bada ed in periferia il settore economico privato. Continuiamo a tenerci gli statali e l'ambiente, tanto per la vorace destra quanto per la mendace sinistra, andrà completamente in rovina così come tutto il resto. Democratizzando la Funzione Pubblica faremo invece sì che un effettivo ricambio democratico si affermi anche nell'ambito di Governo e le decisioni vengano prese per il bene di tutti, non più per soddisfare gli interessi di pochi.

Solo
scacciando via
i servi del tiranno
eviteremo che essi
lo riconducano
al potere.

Danilo D'Antonio

Monti della Laga
Italia Centrale

Tel. 339 5014947 - eulab@hyperlinker.com

sabato 26 marzo 2011

Lucilla Satanassi: "Radiazioni atomiche, come evitarle e come curarsi con i fiori in caso di contaminazione...."


Come salvarsi dalla contaminazione atomica... - Impara l'arte e mettila da parte!

Diverse persone, allarmate dalla notizia dell'arrivo della nube radioattiva da Fukoshima, ci hanno chiesto consigli. Noi consigliamo il rimedio floreale Yarrow Special Formula. La notizia per dire la verità non é stata data da molti oppure offuscata dagli avvenimenti della Libia.

Bisogna dire che il passaggio della nube da noi non dovrebbe rappresentare nessun pericolo e portare, al massimo, a un lieve aumento della radioattività naturale. Questo per due motivi: il primo che siamo abbastanza lontani e il secondo che, stando alle notizie che arrivano dal Giappone, la fuoruscita di radioattività per ora non é elevata. Però sono i Giapponesi stessi, popolo che da sempre si fida ciecamente delle autorità , a dubitare dei dati che vengono diffusi. Su questo aspetto rimane più di un dubbio. L'altro aspetto da considerare é la qualità delle radiazioni. Ormai sappiamo che una vitamina prodotta sinteticamente non ha lo stesso effetto sul nostro organismo della stessa vitamina di provenienza naturale, ed é ciò che vale per i principi attivi delle piante. Questa qualità superiore dei principi naturali potrebbe risultare utile anche a protezione dalle radiazioni.


Dall'altra parte in passato siamo stati esposti a radiazioni ben più forti quando americani, russi, francesi e chi sa quant'altri eseguivano i test di bombe nucleari in atmosfera. Forse vi ricordate che la Francia ha interrotto i test poco più di 20 anni fa in seguito allo sdegno mondiale di fronte all'affondamento della nave Rainbow Warrior di Greenpeace da parte dei servizi segreti francesi, la nave che era stata impegnata a evitare i test dei francesi nell'atmosfera.
Poi é passata la nube di Chernobyl che ha fatto il giro del mondo diverse volte e ha lasciato tracce di radioattività anche negli alimenti qui da noi. Sicuramente la nube di Fukoshima per ora non é niente in confronto a quella di Chernobyl.

Considerando questi elementi attualmente la nube di Fukoshima non dovrebbe costituire un pericolo per una persona sana, ma potrebbe aumentare un pochino l'inquinamento a cui siamo esposti tutti i giorni. Appunto un piccolo "lavoro" in più per il nostro organismo. Non dovrebbe costituire un problema, ma non si può escludere del tutto che per un organismo già in difficoltà potrebbe costituire un problema di un certo rilievo.


Ma cosa possiamo fare? Al di là di eventuali precauzioni per diminuire la possibilità di assorbire le radiazioni nucleari possiamo rinforzare l'organismo, disintossicarlo, migliorare il sistema immunitario. Sono tutte cose che ci fanno comunque bene, anche se non siamo esposti a radiazioni.

Poi nello specifico gli scopritori dei Fiori Californiani, Patricia Kaminski e Richard Katz, dopo il disastro di Chernobyl hanno sviluppato un rimedio floreale specifico, lo Yarrow Special Formula.

Citiamo dal libro "Repertorio delle Essenze floreali" di Kaminski e Katz:
Yarrow Special Formula é indicata per l'esposizione alle radiazioni nucleari e a altre forme di energia ambientale tossica o ad altri stress geopatici. In origine fu creata in risposta alla richiesta dei medici in seguito al disastro nucleare di Chernobyl del 1986. Questo rimedio associa la splendida luce e i processi ignifughi della pianta Yarrow con le grandi proprietà di formazione energizzate del sale marino. Rafforzando il corpo eterico con forti energie formative, che possono affrontare il dannoso attacco delle radiazioni, Yarrow Special Formula si contrappone direttamente agli effetti distruttivi delle radiazioni delle radiazioni nel campo dell'energia umana. Questo rimedio é indicato non solo per l'esposizione diretta alla emissione nucleare, ma anche per i tanti modi in cui le radiazioni nucleari e le altre forme di energia aberrante e altamente tossiche avvelenano il mondo moderno.

Tra questi, i terminali video, i raggi x, la radioterapia, la radiazione ad alta quota, i sistemi di controllo degli aeroporti e i campi elettromagnetici. Yarrow Special Formula é un rimedio immensamente importante; agisce come scudo contro le forze distruttive che minacciano e piagano la vita umana e del pianeta, mettendo in azione potenti proprietà vitalizzanti e ricostituenti.



Satanassi Lucilla
Via Laghetti 38, 47027 - Sarsina (FC)
Tel. e Fax. 0547-95352 o 0547-698068
www.remediaerbe.it

venerdì 25 marzo 2011

Cultura con le accise sulla benzina? E chi ce la da la benzina...?


"C'è cultura e cul-tura...!" (Saul Arpino)

L’articolo 41 della costituzione italiana, per quello che ancora può valere visto che abbiamo perso ogni sovranità, recita: L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Ora l’aver ceduto la sovranità monetaria a dei privati e per di più in mano al libero mercato significa no avere rispettato la stragrande maggioranza degli articoli della costituzione italiana ma soprattutto l’articolo 41.

La legge della “moneta debito” che vuole indietro più di quanto presta ha un solo risultato, il fallimento di qualcuno nel sistema che usa quella moneta, non importa che sia lo stato, un ente pubblico, una impresa un cittadino. L’interesse, infatti come risaputo, non viene emesso dalla banca che presta il capitale, ma viene richiesto indietro insieme al capitale.

Questo significa che qualcuno nel sistema che usa la “moneta debito” non è messo in condizione di restituire, in altre parole deve fallire matematicamente. Se a tre imprenditori viene prestato un capitale di 100 euro per ciascuno con il 5% di interessi alla fine dell’anno i tre imprenditori dovranno restituire complessivamente 315 euro alla banca. Ora gli imprenditori per sopravvivere hanno diverse strade tutte deleterie, per i primi anni solitamente si pagano solo gli interessi (15euro) chiedendo ulteriori prestiti allo stesso emettitore, ma ad un certo punto chiedono il rientro forzato di tutto il capitale è qui solitamente ti mandano direttamente o indirettamente dall’usuraio (quello non legalizzato).

In questo caso uno dei tre deve soccombere solitamente l’imprenditore meno furbo (il più onesto per intenderci) dal sistema devono essere tolti i 15 euro di interesse che non sono stati emessi più il capitale (per farla semplice) ossia 115 euro, questo significa che gli altri due si dividono 185 euro rimasti nel mercato. Il giochino continua fin quando fallisce il prossimo. Ora il tradimento della costituzione comincia da queste cose. Se l’impresa deve essere fatta non in contrasto con l’utilità sociale e da non recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.

Ma quante schifezze di leggi sono state approvate contro questo articolo, dal testo unico bancario fino ad arrivare alla legge trenta, e quanti sindacati si sono venduti senza neanche conoscere questo articolo della costituzione.

Non basta, la turbo economica che rincorre il PIL fa si che più denaro viene emesso più si generano interessi più interessi si generano più non si potranno pagare (peggio di un sistema ponzi). La stessa tv serva del sistema sprona al consumismo sfrenato non fa altro che generare interessi e far diventare il sistema produttivo sempre più energivoro, e la soluzione quale è? costruiamo altre centrali per produrre energia elettrica, come non importa, nucleare non importa? Se ogni tanto qualcuna ha un incidente poi non fa niente si risolve tutto con qualche pausa di riflessione, ma intanto il motore del denaro debito non si deve fermare. Lasciamo poi fuori swap, derivate e forex che sono un il vero crimine contro l’umanità Hitler in confronto era un ragazzino di oratorio.

Stanno fallendo un sacco di imprese che si trascinano dietro migliaia di casi umani e tragedie, ma non ci fermiamo a riflettere sugli errori, nonostante l’evidente fallimento della economia liberista e della moneta debito ancora mantenere questo sistema ponzi che ci sta uccidendo. Quelli che hanno difeso la costituzione solo a parole sono degli emeriti ipocriti per non dire altro, la costituzione si difende mettendola in pratica non sventolandola alle ricorrenze.

Lo stato poi avendo ceduto ogni sovranità all’Europa della economia, perché l’Europa politica non esiste e la dimostrazione è sotto gli occhi di tutti in questi giorni. La Francia (nella sua ottusa mania di superiorità) aizzata dalla cordata USA-GB ha letteralmente attaccato la Libia (ma questa è un’altra storia schifosa) incosciente che l’obbiettivo di facciata è quello di instaurare la finta democrazia (e se ci riusciranno la Libia rimpiangerà Gheddafi quando si accorgeranno di essere cascati nella dittatura capitalistico–finanziaria-bancaria sionista (e non solo) ma sarà troppo tardi come per noi italiani adesso) ma l’obiettivo vero è quello di rompere l’Europa e l’euro.

Lo stato servo della moneta debito ha solo tre priorità, tagli alla spesa, aumento di tasse, vendita di patrimonio pubblico, tutte attività queste per racimolare denaro per il banchiere, dei problemi del cittadino neanche l’ombra e via con equitalia che fa sequestri, pignoramenti e cartelle esattoriali contro tutti altro che rilancio dell’economia e festa dell’unità d’italia.

Bisognava fare la festa dell’unità dei guadagni dei banchieri. Ma il popolo programmato per dormire non può fare altro che dormire. Con quali soldi si dovrebbe rilanciare l’economia (e la cultura)? Alzando le accise sulla benzina? Ma per favore, quando lo capiremo che è già troppo tardi per incominciare una rivoluzione del pensiero?

Giuseppe Turrisi

giovedì 24 marzo 2011

Peppe Sini, dal terzo giorno di digiuno, contro la guerra in Libia come in Afghanistan. Lettera aperta al Presidente della Repubblica



Signor Presidente,

mi permetta di rivolgerle queste franche parole, questa accorata esortazione. La gravita' dell'ora le rende, a me sembra, indispensabili.

*

la Costituzione della Repubblica Italiana, di cui lei e' il supremo garante, all'articolo 11 testualmente recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parita' con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranita' necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo".

Lei e' troppo fine giurista per poter equivocare sul preciso significato di queste parole: alla luce della sua legge fondamentale l'Italia non puo' in alcun modo partecipare a una guerra come quella in corso in Afghanistan, come quella in corso in Libia. La partecipazione militare italiana a quelle guerre e' quindi doppiamente illecita: perche' implica la partecipazione a stragi, e perche' viola il nostro ordinamento giuridico nel suo stesso fondamento.

*

Ma anche su un altro articolo della Costituzione della Repubblica Italiana vorrei richiamare la sua attenzione: e' quell'articolo 10 che testualmente recita: "L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero e' regolata dalla legge in conformita' delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non e' ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici".

Anche qui, alla luce del dettato della Costituzione si rivela essere razzista, criminale e criminogena la politica governativa italiana di persecuzione dei migranti in fuga da fame, guerre e dittature; la politica governativa italiana dei campi di concentramento e delle deportazioni; la politica governativa italiana che d'intesa col dittatore libico ha finanziato cola' una politica nazista e veri e propri lager di cui sono vittima tanti esseri umani innocenti che dai loro paesi tentano di venire nel nostro per salvarsi la vita: la Costituzione chiede di accogliere ed assistere quei migranti, l'effettuale politica governativa italiana li condanna a inauditi patimenti e alla morte. Anche in questo caso viene commesso un duplice efferato delitto.

*

Signor Presidente,

questa lettera e' un invito fraterno, e un'accorata esortazione, a voler esercitare il suo ruolo in difesa della legalita' costituzionale, e quindi - giusta lo spirito e la lettera della carta costituzionale - in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, e innanzitutto di quel diritto senza del quale nessun altro diritto si da': il diritto a non essere uccisi.

*

Signor Presidente,

dismetta una troppo a lungo protratta complicita' con decisioni politiche scellerate dagli esiti stragisti, una condotta che non solo non le fa onore, ma la rende corresponsabile di crimini inauditi.

Sia finalmente il Presidente della Repubblica Italiana cosi' come la definisce la Costituzione.

Denunci l'illegalita' della guerra e faccia cessare la partecipazione italiana ad essa, in Afghanistan come in Libia. Gia' troppe, troppe persone sono morte.

Denunci l'illegalita' del razzismo e faccia cessare la persecuzione dei migranti da parte del governo italiano. Gia' troppi, troppi orrori si sono dati.

*

Concludendo la sua "lettera ai giudici" del 18 ottobre 1965 don Lorenzo Milani enunciava la fondamentale verita' che e' nel cuore di ogni essere umano del nostro tempo (l'eta' atomica su cui hanno scritto pagine definitive Guenther Anders e Hans Jonas): ovvero che non esiste piu' una "guerra giusta". Ed aggiungeva: "A piu' riprese gli scienziati ci hanno avvertiti che e' in gioco la sopravvivenza della specie umana... E noi stiamo qui a questionare se al soldato sia lecito o no distruggere la specie umana?".

Vi e' una sola umanita'.

Il primo dovere di ogni essere umano e di ogni istituto civile e' salvare le vite: le vite di ogni persona, l'esistenza dell'umanita' intera.

La guerra e il razzismo sono solo crimine e follia.

Possa venire un tempo felice in cui saranno solo una favola antica.

Augurandole ogni bene,


Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo

mercoledì 23 marzo 2011

Libia e l'altra faccia della pace.... mentre silvietto prepara il suo salvaprocessi



"Non tutti sono pacifisti! Pace? Talvolta è meglio la guerra..” (Saul Arpino)

ATTENZIONE A DICHIARARCI pacifisti questa volta, sarebbe come darci una mazzata sui piedi attenzione a gridare soltanto alla NON GUERRA sarebbe come ucciderci mille volte per mille anni la coscienza PER quanto si poteva fare e quanto non abbiamo fatto.

POTERE AL POPOLO LIBICO

perché se siamo per l'AZIONE UMANITARIA SENZA SE E SENZA MA, diamo la possibilità all'occidente intervenuto di prelevare l'oro della libia, il petrolio e il gas che interessa a questi mercenari della finta AZIONE ALTRUISTA attua a proteggere gli insorti ma che nasconde i soliti fini e interessi personali.

LA RIVOLTA cominciata in parte attraverso un libico in svizzera che ha scritto un messaggio in Facebook al quale hanno risposto centinaia di migliaia di cittadini libici fino ad organizzare manifestazioni contro Gheddafi in questo caso rimarrebbero lo stesso alla fame.

POTERE AL POPOLO LIBICO e nessuna PROTESTA PER LA PACE, perché protestare per la PACE significherebbe lasciare gli insorti contro GHEDDAFI ad sicure ritorsioni e massacri che peserebbero sul nostro STARE A GUARDARE e lascerebbe il popolo non solo nella tragedia delle vittime ma nella stessa situazione, prima della rivolta.

Cioè fame totale.

PER EVITARE TUTTO QUESTO bisogna avere il coraggio di pubblicare su ogni sito internet - in ogni spazio di FACE(book) - in ogni pagina web - GRIDARE IN OGNI MANIFESTAZIONE - che speriamo si intenda fare al più presto e in tutta occidente:
SI AL POTERE AL POPOLO LIBICO
Senza Gheddafi, senza la NATO.

E' l'unica soluzione, il resto è solo massacro.

DUE APPUNTI SULLA GUERRA - non solo interessi vomitosi, ma c'è anche chi la può usare in cambio di consensi, come accade a SARKOZY - o per salvarsi dai processi in cambio delle basi, come accade al nostro SILVIO BERLUSCONI BACIA MANO DI GHEDDAFI e doppiamente traditore del libico.

Infatti come avevamo previsto in FACEBOOK e ti invitiamo a iscriverti alla nostra pagina, questa guerra sulla pelle di altri nasconde tanto e tanti interessi, ma soprattutto un grazie ad OBAMA per averci promesso una miriade di cambiamenti e averci lasciato la solita merda doppiogiochista al potere. infatti oggi in piene bombe, “silvietto” si è fatto la SALVAPROCESSI che se passa fa saltare quelli in corso e si può immaginare cosa ha dato in cambio di RUBYGATE, la vita degli altri e la nostra, lui non paga mai.


Massimo D'Andrea
giornale@namir.it

martedì 22 marzo 2011

Daniele Bricchi: "Igienismo naturale per superare la medicina ufficiale..."



L’Igienismo Naturale ovvero, la scienza della salute ci dice che, in un programma di prevenzione dei disturbi, o di recupero della salute sono imprescindibili sia la conoscenza degli agenti naturali sulle quali la salute si fonda, sia la conoscenza delle cause dei disturbi e la loro rimozione.

“Eppure c’è gente che guarisce col tal metodo” così si esprimeva anche il mio amico Mimmo Tringale, direttore della pregevole rivista Aam Terra Nuova, mentre discutevo con lui i punti fragili di alcuni metodi piuttosto in voga attualmente. E’ vero, ci sono persone che guariscono, ma non dobbiamo dimenticarci, però, che le terapie adottate nella storia furono le più disparate, e non vi fu pratica di salute, neppure la più negletta o poco nota e deleteria, che non abbia avuto un suo momento di gloria, con tanto di testimonianze documentate dei benefici ottenuti presso pazienti e terapisti entusiasti. Abbiamo spaziato dalle pratiche più blande, a quelle più aggressive e pericolose, financo letali. E’ storicamente accertato, che le terapie di ogni tempo hanno creato, e creano, disturbi iatrogeni di ogni tipo e gravità.

Solo per fare qualche esempio: somministrazioni di erbe velenose, stramonio, belladonna, saturazioni di mercurio, punizioni corporali e operazioni chirurgiche devastanti ai genitali dei bimbi che si scoprivano “affetti” da masturbazione (ai tempi in cui si credeva che tale pratica fosse causa di mali), salassi ripetuti, ai più recenti talidomide, AZT, elettroshock ecc.. Molti dei metodi in voga nel passato hanno visto il loro tramonto o sono stati in seguito banditi per la loro inutilità, ma anche per i loro effetti nefasti e vorremmo vedere oggi chi avrebbe la malsana idea di saturasi di mercurio o autorizzare un terapista a devastare i genitali dei propri figli. Eppure terapisti autorevoli e pazienti quali i re e i loro figli adottavano questi metodi.

Il fatto che qualcuno guarisca non dovrebbe assolutamente accontentare il cercatore attento, proprio per non ripetere il solito storico errore che costò e costa caro.
Tutti i rimedi adottati annoverano un certo margine di successo, solo che è oltremodo opportuno esaminare attentamente i tipi di reazione e la percentuale di successi autentici e duraturi, conteggiare le reazioni avverse, domandarsi come mai lo stesso metodo annovera anche un certo tasso di insuccesso.

Si può affermare con un certo margine di sicurezza, che anche un metodo molto conosciuto, “ben venduto” e propagandato, non è necessariamente un buon metodo. Nella stessa maniera, un metodo poco conosciuto, poco commerciale, che dà pochi incentivi alla sua divulgazione, non è necessariamente meno valido dei metodi più noti.

Il calcolo percentuale: se un metodo ben pubblicizzato da emittenti televisive e da abili oratori è messo alla prova da 10.000 persone con una percentuale del 10% di successo, avremmo 1.000 persone entusiaste che gridano: “funziona”! Mentre con un metodo poco noto che viene utilizzato da 100 persone e che registrasse un successo dell’80% avremmo solo 80 persone contente. Vi lascio quindi immaginare che l’effetto dei mille guariti con un metodo mediocre sarà molto più “convincente” (a chi non approfondisce gli argomenti) di quanto non lo facciano gli 80 individui (perché numericamente quasi invisibili), guariti con un metodo molto più efficace.
Sottolineo che ora, qui, non mi sto rivolgendo a coloro che si affidano fiduciosamente alla medicina ufficiale, ma a coloro che bene o male hanno già compreso che da quella medicina è meglio stare alla larga, che tentano in tutti i modi di trovare un’alternativa per gestire la salute in modo meno violento e più naturale.

Nell’ambiente delle medicine alternative il caos e il guazzabuglio è tale che molti aspetti vitali sfuggono spesso al cercatore più sincero e bisognoso di interventi urgenti. Ciò porta a risultati disastrosi di cui sono quasi ogni giorno impotente testimone.

Vengo a descrivere solo alcuni casi, storie vere tra le tantissime testimonianze, che ho raccolto nei decenni dedicati alla divulgazione, incontrando un numero elevato di persone con i tavoli divulgativi, nelle piazze, nelle fiere del naturale, nelle anamnesi personalizzate e nei soggiorni di salute igienisti, ma anche come volontario ospedaliero e collaboratore del tribunale dei diritti del malato.

Caso 1- Il Sig. G sosteneva di alimentarsi in maniera sana e fu stupito quando gli diagnosticarono un tumore al cervello. Consultò un medico allievo del Dr. Hamer che indicò come causa del problema, un trauma dovuto a problemi inaspettati della figlia. I mesi passavano e il problema si ingrandiva, cosi ascoltò un altro medico di Hamer che sconfessò la diagnosi dell’altro collega (entrambi medici hameriani) intanto il dolore era tale che si era instaurata la dipendenza da antidolorifici. Un giorno il sig G, prima di affidarsi al chirurgo mi chiese una anamnesi igienista personalizzata nella quale raccolsi tutte le informazioni sullo stile di vita a tutti i livelli. Così scoprii una lista di errori palesi per i quali era ovvio prevedere un indebolimento della salute, ma nessuno dei luminari consultati in precedenza si era interessato seriamente dello stile di vita del soggetto e degli elementi sulla quale la salute si fonda. G. è deceduto.

Caso 2 - I genitori di D. nel tentativo di evitare di somministrare i farmaci chimici al loro figlio si avvalsero dell’omeopatia, ma vi riuscirono solo in parte in quanto gli antibiotici furono anch’essi utilizzati, ma la cosa più seria è che D. diventato giovanotto, manifestò un danno grave presso un organo vitale che i naturopati e gli omeopati consultati non seppero salvare. Una attenta anamnesi igienista evidenziò abitudini malsane di cui i vari professionisti della salute, non si erano occupati. Ho incontrato centinaia di persone che hanno tentato con l’omeopatia, con la macrobiotica, con l’ayurveda e con tanti altri sistemi, di fronteggiare i disturbi ed evitare farmaci e chirurgia senza riuscirci. Alcuni ci riescono per diversi anni fin che, se non comprendono e rimuovono le vere cause, incontrano uno zoccolo più duro e riconoscono che devono cambiare metodo….spesso tornando a farmaci e chirurgia.

Caso 3 – La Sig.ra D. è proprietaria di un negozio bio e la sua bimba si nutre esclusivamente con questi alimenti. Affezioni respiratorie e febbre hanno messo molta preoccupazione a questo genitore che è ricorso più volte al ricovero d’urgenza al pronto-soccorso. Un giorno mi confidò che il naturopata le consigliava di dare solo riso alla bimba quando stava male (l’influenza della macrobiotica…), che però la bimba rifiutava istintivamente. Noi igienisti sappiamo che ai bimbi cosi piccoli (bimba di 15 mesi) la natura ha previsto solo latte umano quando è possibile, mentre certi tipi di frutta sono i compromessi più tollerati. Il cucciolo d’uomo non è attrezzato per gestire gli amidi per cui suggerii di eliminare i cereali per un periodo e darle solo succo d’arancia. La febbre scese senza bisogno né di ricoveri né di farmaci. Si dà ancora poca importanza al fatto che il cibo deve essere fisiologicamente adatto a noi….

Caso 4 – La Sig.ra L. consumava solo alimenti bio, amava la fitoterapia, e la idrofangoterapia. Fu costretta a sottoporsi ad un intervento chirurgico per correre ai ripari da un’ infezione procurata da un sistema anticoncezionale invasivo e pericoloso di cui ella non conosceva i rischi (un altro caso di mancanza di conoscenza delle cause).

Caso 5 – La Sig.ra M. si sentì dire da un sostenitore della dieta in base al gruppo sanguigno, che se avesse seguito le sue istruzioni, lei si sarebbe liberata della sua asma già dal giorno dopo. Diligentemente M. seguì la dieta prescrittale, inclusi i rimedi fitoterapici per 4 mesi, ma poi abbandonò tutto perché si accorse che il suo stato era peggiorato e che doveva ricorrere ancora più spesso ai cortisonici.

Caso 6 – G. si convinse della teoria della dieta del gruppo sanguigno e cercò di fronteggiare la sua ipertensione. Nonostante il suo entusiasmo il Sig. G continua ad assumere farmaci anti-ipertensivi chimici.

Caso 7- E. una ragazzina di 11 anni fu portata da una pediatra ayurvedica perché gli attacchi di asma notturni avevano oramai una connotazione troppo preocupante e la madre non rassegnata all’idea di accettare interventi allopatici, si rivolse ad un medico alternativo con la speranza di evitare la chimica.
Dopo aver auscultato i polmoni della piccola, il medico, con tono terroristico sentenziò che lo stadio della malattia era troppo avanzato per essere trattato con i rimedi naturali e che se non assumeva subitissimo i farmaci avrebbe rischiato di finire sotto la tenda dell’ossigeno prima di sera. Quella madre, senti il parere di un igienista che le suggerì poche semplici misure igieniche sul piano nutrizionale, sul riposo emozionale e famigliare. I farmaci non servirono e pochi giorni dopo, partirono assieme per le vacanze. Non ci risulta abbiano avuto ricadute a quasi 10 anni di distanza.

Caso 8 – La Sig. M. era una persona molto in gamba, e molto competente nel suo campo. Fu per anni presidente di una associazione per l’abrogazione dell’obbligo vaccinale, era molto vicina alla naturopatia ed avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di non usare farmaci chimici.
Un giorno mi confidò di aver notato un piccolo nodulo nel collo e che aveva iniziato ad occuparsene con l’omeopatia, la pranoterapia ecc…Come oramai faccio sempre in questi casi, cercai di metterla in guardia dicendogli che se si affidava a metodi che non si occupano approfonditamente delle cause, si rischiava di perdere tempo molto prezioso. Purtroppo, vide quella pallina dura aumentare progressivamente, mentre nell’arco di 18 mesi utilizzò medicine ayurvediche, aloe vera, medicina di Hamer, siero di Bonifacio, cartilagine di squalo, psicomagia, ecc. e si fece visitare da un medico di Di Bella, ma alla fine, per non soffocare, dovette accettare la chemioterapia e poi il cortisone. Verso la fine del suo calvario, ella, mi diede la possibilità di indagare sulle cause e fu oltremodo evidente che le cose che avrebbe dovuto cambiare già dai primi sintomi erano tante, ma non gli fu data questa possibilità, altrimenti, io sono convinto, ella sarebbe ancora qui tra noi. I numerosi naturopati e omeopati che l’ebbero in cura non si occuparono di cause ma le proposero solamente di “aggiungere prodotti e cure”.

Il terapeuta che propone terapie, senza impostare un discorso di primo piano sull’importanza della rimozione delle vere cause, si prende una grande responsabilità, che prima o poi diventerà evidente e nota.
“Non si può immaginare che una ferita da colpo di martello si rimargini con prodotti terapeutici, senza, prima di tutto, preoccuparci di evitare altre martellate su quella ferita”.


Se vogliamo dare una valutazione seria ad un metodo dobbiamo:
valutare i risultati percentuali sui grandi numeri (potremmo forse concludere che il tabagismo è innocuo solo perché abbiamo conosciuto qualche nonnino che fuma e sta ancora bene)? Ad es.: quanti soggetti su 100 casi affetti dallo stesso disturbo ottengono risultati apprezzabili?

Bisogna tenere conto di quanto tempo passa senza avere ricadute o dall’insorgere di nuovi disturbi, specie se peggiori di quelli fronteggiati.

Una scienza di salute concreta deve fornire gli strumenti “le conoscenze” per prevenire i disturbi invece di crearne di nuovi.
E’ necessario fare attenzione alle eventuali reazioni avverse alle terapie adottate.
È necessario saper valutare se si tratti di vera guarigione (salute recuperata) o mera soppressione dei sintomi. Quando, per effetto di una qualunque terapia (se non ha operato la rimozione delle cause) otteniamo una regressione dei sintomi e un tangibile sollievo, siamo in realtà vittime di un inganno (falsa guarigione), perché per l’illusione di essere guariti, non saremo stimolati ad approfondire il discorso delle vere cause, che così continueremo tranquillamente a perpetuare indebolendoci maggiormente, con immaginabili conseguenze, che prima o poi verranno ad evidenziarsi sotto forme sempre più complesse.

Comprendere l’implicazione dell’effetto placebo, e delle eventuali circostanze contingenti nell’operare un beneficio, indipendentemente dalle terapie adottate (la natura cura e il guaritore di turno se ne assume i meriti).

L’importanza di capire il perché abbiamo avuto benefici, ad es: dei consigli e delle strategie adottate contemporaneamente, siamo in grado di comprendere quali siano quelle che hanno effettivamente aiutato, quelle che sono state ininfluenti, quelle che hanno rallentato il recupero e quelle che lo hanno addirittura ostacolato? Essendo le circostanze mai identiche, la prossima volta che avremo problemi, potremmo non avere gli stessi benefici se non comprendiamo alcune dinamiche.
E’ utile fare ancora l’esempio della dieta del gruppo sanguigno. Non ci stupisce che quando le persone riducono o sospendono il consumo di latticini e cereali, come spesso suggerisce questa dieta, ottengono risultati positivi, ma il pubblico dovrebbe sapere, che non è una intuizione recente, inventata dai fautori della teoria del gruppo sanguigno e che i testi igienisti dei secoli scorsi erano ben documentati a riguardo. Sono principi igienisti. A bene vedere, alcuni testi taoisti scritti 5000 anni or sono già prendevano le distanze dai cereali. Intanto, intervenire sull’ uso di latticini e cereali procura giovamento indipendentemente dal gruppo sanguigno in quanto trattasi di alimenti non propriamente adatti all’uomo e al massimo alimenti di compromesso. Il pubblico dovrebbe sapere che dalla paleontobotanica, dallo studio degli istinti, dall’anatomia e fisiologia comparate, si deduce che l’uomo è frugivoro raccoglitore (non onnivoro), come si deduce che il cavallo è erbivoro e il leone carnivoro. Non è questione di gruppo sanguigno e non vi è essere umano che non trae vantaggio da una (se corretta) dieta vegetariana e non vi è uomo che non tragga danno dall’uso di carne, zucchero bianco, caffè ecc.., ma poi, i risultati sarebbero decisamente più consistenti e diffusi se oltre al miglioramento della nutrizione affiancassimo misure quali quelli riguardanti i problemi emozionali, il riposo, l’esercizio fisico, l’aria, la luce, il calore, il sole, lo strumento del digiuno, la teoria della tossiemia in anteposizione a quella dei virus, il ripristino del ritmo sonno/veglia, un’attenzione all’inquinamento domestico, una maggiore consapevolezza riguardo al parto non-violento e all’insidia dell’uso di farmaci e vaccini ecc., insomma, una visione più globale della vita.

Ci dispiace vedere che molte volte le persone si rivolgono ai centri igienisti come “ultima spiaggia”, dopo aver provato di tutto, arrivando quando lo stadio è a volte troppo avanzato. Ed è un peccato perché l’igienismo è l’abc della salute, la base, che si dovrebbe adottare per prevenire i disturbi o fronteggiarli già dai primi sintomi, senza aspettare che la cosa diventi più complessa… Per questi motivi sarebbe doveroso che la cultura igienista naturale fosse a disposizione di tutti, e non è un metodo che si impara dall’oggi al domani, per cui avverto sempre che decidere di informarsi all’ultimo momento, spesso non garantisce ottimi risultati.
“Il marinaio non opera la manutenzione della propria barca in mare aperto durante la tempesta, ma sulla spiaggia a ciel sereno”.

E’ d’uopo riflettere su quale filosofia di salute ci rende più liberi e autosufficienti, a differenza delle vie che ci mantengono legati all’atto di delega agli addetti ai lavori, con conseguente dipendenza da estranei, professionisti, analisi, ricette e prodotti curativi commerciali in un susseguirsi di “prova questo e prova quello” che rallenta la conoscenza di noi stessi, mentre dovremmo riappropriarci del nostro “libretto delle istruzioni”. Bisogna studiare e con mente aperta sperimentare. L’igienismo non è perfetto e dovrà ancora crescere, tuttavia, non conosciamo metodo di salute che sia in grado di dare maggiore capacità di autogestione della salute senza farmaci.

I fatti che ho potuto osservare mi permettono di formulare questo semplice assunto: tanto maggiore sarà la conoscenza delle leggi di natura divulgate dagli igienisti, tanto maggiore sarà la capacità del soggetto di autogestire la salute senza farmaci. Per contro, tanto minore sarà la sua conoscenza delle suddette leggi, tanto maggiore sarà la sua vulnerabilità e fragilità.

Daniele Bricchi T. 0523/913142
http://igienismo-igienenaturale.blogspot.com

lunedì 21 marzo 2011

Calcata è sempre Calcata... ed il Teatro Cinabro lo conferma!



Calcata è sempre Calcata...

Son contento di aver ricevuto questo bell'articolo in cui si parla in termini amorevoli della mia bella Calcata.. Sì è vero, l'ho abbandonata, e senza rimpianto, ma come si dice “ogni amore nella nostra vita è sempre unico... anche se trascorso”, così è per me Calcata. In fondo ho contribuito anch'io a renderla quella che è oggi e se c'è qualcuno, come Benito Lorenzi, che sa apprezzarne la magia... meglio ancora!
Inoltre, sono doppiamente contento poiché sono un “vecchio teatrante” e la menzione al Teatro Cinabro, che contribuii a fondare e nel quale ho recitato piacevolmente, doppiamente mi giova e mi rallegra....

Benito Lorenzi, ha scritto su Melting Pot: " Calcata è sempre Calcata. Non per quell'aria pseudo hippy che qualcuno crede ancora di poter trovare. Nemmeno per i romani che nel fine settimana l'affollano. Calcata, più che altro, è uno stato dell'anima (e poi se magna bene) " E’ uno stato dell'Anima. Cosa lo rende tale? Gli "pseudo hippy"? Dove si prende la patente da vero hippy? Dovrei saper definire cos'è un hippy per rispondermi, forse non sono solo i capelloni della pubblicità di una nota bevanda nata nella patria che meglio s’identifica con la libertà. I "romani"? Qualcuno alla ricerca del Gange vicino casa... viene sulle sponde del Treja, a volte con comportamenti "liberatori" diversi da quelli interpretati nel resto della settimana. Sul se magna bene...gusti... Di cosa è fatta un Anima se non di tutto ciò di cui la stessa si nutre: perciò del sottofondo dello scorrere del Treja, della luce del sole che si riflette sul tufo e che al tramonto brilla tra cartacce e bottiglie vuote, dalle attrazioni circensi e dall’odore d’aglio soffritto emanato dai circoli culturali, dai "romani" e dagli "indigeni della riserva" e…. Girando tra le viuzze oggi sono entrato direttamente nell'Anima o se preferite nell'inconscio di questo circo. Dietro una porticina minuscola che non sai cosa nasconda, ho trovato quello che io volevo da Calcata, qualcosa che altrove da Calcata non c’è e che v’invito domenica prossima a viverlo. Un teatro di dodici metri quadri; il teatro del Cinabro, tre attori in tre atti unici di Anton Cechov, "l’amore è cieco" www.teatrocinabrocalcata.blogspot.com/
Al termine dello spettacolo, lasciato un contributo, sono andato via da Calcata. Calcata dreaming. Importante interpretare i sogni ma non tentiamo di materializzarli.



Nella foto soprastante una scena di Agenzia Fregoli di Totò e Bel Ami, nell'arrangiamento libero del Teatro Cinabro, che mi ha visto nella parte femminile della chanteuse Lulù Fleurette, al mio fianco a sinistra Giovanni Paiola, nella parte del gigolò.
Paolo D'Arpini

Altri articoli sul Teatro Cinabro:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=teatro+cinabro

domenica 20 marzo 2011

Danilo D'Antonio: "Eureka... democratizzazione della Funzione Pubblica!"


"Finalmente una schiarita..."

Da tempo desideravamo cambiare il sistema. Ma non potevamo, perché eravamo prigionieri della sterile contrapposizione tra destra e sinistra. Politicanti, baroni della cultura e media parastatali, pagati col denaro della collettività: tutti costoro ci hanno mantenuto impotenti per decenni, lanciandoci contro l'uno o l'altro dei due schieramenti politici. I quali erano però e sono le due facce di una stessa turpe medaglia.

Oggi, ponendoci come osservatori esterni a tutto questo, grazie alla grande rete indipendente di Internet, possiamo infine guadagnare la visione complessiva del sistema che ci tiene prigionieri, vedendolo per la prima volta nella sua intera estensione. Esso è principalmente costituito, con pari responsabilità, da politici, statali e privati parastatali, con questa definizione intendendo coloro che fanno affari basandosi su leggi stilate da politici loro collusi e fatte rispettare dai fedelissimi servi del potere: gli statali.

Tutte e tre insieme queste categorie hanno fornito pari apporto al degrado culturale, umano, economico, politico, sociale e naturale cui ormai nessuno sfugge più. Ma è proprio ora, che vediamo le cose nella loro interezza, che dobbiamo insieme ragionare per trovare la strategia giusta, rigorosamente pacifica, legale e civile, per uscire fuori subito, non domani ma oggi stesso, da questa gigantesca trappola.

Consideriamo una ad una le succitate tre categorie. Contro i politici non possiamo far nulla. Essi sono regolarmente eletti e d'altronde, siamo sinceri, chiunque andrebbe al Governo non potrebbe manco lontanamente sperare di sanare da solo una società così malridotta. Anche il settore economico privato è inattaccabile, in quanto anch'esso è più o meno regolarmente costruito dalla legge. E siccome non vi è la minima convenienza ad infrangere quest'ultima e più che distruggere vogliamo costruire, aneliamo edificare un nuovo sistema che stavolta sia ben fatto, dobbiamo anche qui passare oltre.

Ma è a questo punto, appena dirigiamo lo sguardo verso la terza categoria, che subito il vasto oceano dell'ignoto ci si apre davanti mostrandoci la via giusta da seguire in tutta la sua affascinante, meravigliosa, sensuale bellezza. Gli statali non hanno alcun diritto di occupare a vita un ruolo, di detenere un potere, di godere di un reddito, che appartiene all'intera collettività! La tetra figura dello statale, concepita in epoca pre-democratica per scopi anti-democratici, è infatti sopravvissuta fino ai nostri giorni solo per via di politici così orribilmente disonesti da barattare impieghi pubblici a vita con preferenze elettorali!

In vero in una Democrazia il popolo sovrano ha pieno diritto di avvicendarsi nella sua Res Publica. Così come i ruoli di governo vengono restituiti al popolo dopo pochi anni, anche i poteri della Funzione Pubblica, ed ogni ruolo in essa ha un pur minimo potere, anche quello di bidello o d'infermiera, di gran lunga superiore al nulla civico che altrimenti rimane nelle mani dei cittadini depauperati ed esclusi, vanno a questi ultimi legittimamente ricondotti.

EUREKA! EUREKA!! EUREKA!!!

Abbiamo finalmente trovato il valico segreto che ci porterà oltre il bruto scenario attuale. Alternandoci nei pubblici ruoli, noi, semplici cittadini, sì, ma sempre ben preparati in ciò che andremo a fare, potremo acquisire una conoscenza profonda della società, rivolgere occhi ed orecchie dappertutto, scoprire tutto ciò che non va e cambiarlo in men che non si dica. Non saremo dei ligi e mogi statali nelle mani del potere. Saremo vivi e vitali cittadini che, curando gli interessi della collettività, vedranno curati gli stessi loro. Dopo tanto tempo, fatta l'Italia, si realizzeranno anche gli italiani.

Non avendo più intorno gli statali, gli attuali politicanti si daranno letteralmente alla fuga, senza manco attendere le successive elezioni. Al contrario cominceranno a farsi avanti coloro i quali non hanno mai accettato di partecipare al sacco dell'Italia o del mondo. A sua volta l'economia privata non potrà più spadroneggiare e prendersi lo spazio che s'è preso oggi. Troverà invece un suo genuino e sano modo d'essere, anche perché la Funzione Pubblica non condurrà più una semplice amministrazione ma avrà ruolo produttivo di utili beni e servizi.

A volte gli statali sembrano di destra. Quando la destra è al potere.
Altre volte sembrano di sinistra. Quando al potere vi è quest'ultima.

In verità gli statali hanno una loro propria immutabile politica: quella di stare sempre con il potere, quale che sia e qualsiasi cosa ordini loro di fare. Cascasse il mondo, ed infatti sta precipitando, gli statali rimangono col potere, per mantenere il privilegio di quel ruolo, potere e reddito che appartiene invece a tutti.

E' questa acritica fedeltà al potere che, lasciato a briglia sciolta, lo fa scadere verso la corruzione.

Un tempo si diceva che gli occhi del padrone ingrassano il cavallo.
Ebbene: il popolo è sovrano. Ingrassi dunque il suo cavallo tenendogli gli occhi sempre ben puntati addosso.

Realizziamo allora tutti insieme questo prodigio politico reclamando ognuno a gran voce, oggi stesso, sempre pacificamente, legalmente, civilmente, la democratizzazione della Funzione Pubblica:

FUORI GLI STATALI,
DENTRO A ROTAZIONE
CITTADINI PREPARATI.

Saluti ed abbracci,

Danilo D'Antonio

.........

Notizie di cronaca correlate e poesia:

Repubblica Genova
Fumogeni e petardi contro Equitalia
Sede assediata, chiesta una moratoria per i pignoramenti alle fasce più deboli
MICHELA BOMPANI
http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/03/18/foto/equitalia-13766013/1/

###

Casa pignorata a malato per 60 euro, Equitalia nei guai
http://www.noiconsumatori.org/articoli/articolo.asp?ID=9747
###

Come facciamo a passare,
da una situazione simile,
al mondo in cui abbiamo
sempre sognato di vivere?

Abbiate pazienza,
siate gentili e fiduciosi,
leggete di seguito e ce la faremo,
oh, se ce la faremo! :)

Sant'Innovazio da Internet
http://www.hyperlinker.com/ars/sant_innovazio.htm

sabato 19 marzo 2011

Carmelo R. Viola: "La scomparsa di mia figlia..."



Con la scomparsa della mia Angioletta, scopro che tutta la vita è una tragedia e metto in dubbio quanto io stesso ho scritto tempo fa: che il valore della vita sia sempre più grande della pena di viverla. C.R.V.


Una storia di normale disumanità

Angela VIOLA

Aveva solo 50 anni ed era carica dei sogni e dei progetti della seconda gioventù come una fanciulla da sposa. Era minuta e gentile come un fiore delicato. Amava la vita, le piccole frivolezze, le piccole civetterie, le piccole vanità, che insaporiscono il quotidiano e dànno un contenuto alla gioia di vivere. Aveva ancora il rosso sulle unghia. Era rimasta una bambina dolce, timida ed amabile. Era ancora la creatura, che avevo visto sgusciare dal grembo materno come un miracolo dell’amore e della natura. Con colei, che mi è compagna di vita da 60 anni, l’avevo cresciuta come una principessa pur nella povertà e nella modestia.

Aveva solo 50 anni, gli anni della seconda gioventù ed era ancora (per me) la bambina che amava essere portata dalle mie braccia quando la domenica ci recavamo a un cinema o ad un teatro-tenda o soltanto ad un giardino pubblico, unico diporto dopo una lunga settimana di lavoro e di niente.

Bambina della prima elementare, bella come una rosa di maggio, se ne stava tranquilla sul piccolo banco di scuola a condizione di credere che la mamma l’aspettasse fuori, magari seduta sull’orlo di un marciapiede come una zingara, pronta a ricomparire all’ora del rientro a casa. Aveva un grande bisogno di essere rassicurata ed amata in cambio di una tenerezza che invaghiva, che la giovane maestra sottolineerà in una nota memorabile.

Aveva solo 50 anni ed era ancora (per me) la fanciulla esile e sensibile, che si era innamorata della musica e del canto, tanto da dedicarvi lunghi anni di studio con successo fino al conseguimento di un diploma di piano e di canto lirico e ad insegnarli a sua volta ad uno stuolo di discenti, di pochi o di parecchi anni, che avevano allietato i pomeriggi della sua condizione di sposa in simbiosi con un giovane sposo, Lucio, certamente più impegnato di lei con l’arte musicale e canora.

Era ancora la giovanissima artista che, nel 1985, mano nella mano del brillante compagno professionale, ambedue alzate in segno di trionfo, era stata coperta dagli applausi di un folto pubblico di amatori e di intenditori dopo un riuscito concerto, non facile, anche a quattro mani. Era stata davvero un’apoteosi per la giovanissima coppia di affetto e di talento. La foto, che ritrae quella scena, venne pubblicata dal periodico “reportage” di Lamezia Terme, di cui ero collaboratore fisso. Lei, soprano leggero e già madre di un bellissimo bimbo, aveva ragione di accarezzare sogni di insospettabile gloria.

Non aveva fatto i conti con un destino amaro, che l’attendeva al varco. Fallito il matrimonio per una strana ragione, indipendente da ambedue, era precipitata dall’altare dei sogni fino alla soglia della disperazione. Costretta a limitarsi al solo insegnamento elementare, per cui era diplomata, per un po’ era sembrata riprendersi con il sospiro di chi ha còrso il rischio di annegare e vede le facce rassicurate e rassicuranti dei soccorritori.

Aveva iniziato la carriera di precaria, normale disumanità nell’àmbito di una società caina. Per parecchi anni era stata sfruttata “cristianamente” da un sedicente istituto religioso, che esigeva lavoro in nero: al resto ci aveva pensato lo Stato asociale, anche con un provvedimento legale quanto criminoso, non meglio definito che “riforma Gelmini”, che gli aveva dato – e non è un’esagerazione – tutti i caratteri della barbarie del principato medioevale dove la fetta più sostanziosa della predazione era divisa fra il “primo” (principe per l’appunto) e i suoi cortigiani. Questo Stato, che Stato non è, non può che abbandonare le nuove generazioni – e non solo queste – a sé stesse. Come dire alla povertà, alla delinquenza e alla mafia.

Così, questa donna di soli 50 anni, pur dotata di tutti i numeri per avere un lavoro dignitoso e a tempo indeterminato, aveva dovuto seguire la militanza delle supplenze e degli incarichi come giocatori che attendono una buona vincita da una tombola, o come soldati, che attendono gli ordini dei superiori per provvedere con mezzi propri a raggiungere di volta in volta, una destinazione sempre nuova, vicina o lontana, salubre o acquitrinosa e malarica, in una data ora di un dato giorno, e senza alcun ausilio o rimborso di locomozione e di alloggio e ciò in vista del bene della patria e in attesa di una tregua (magari una pensione da fame) per maturati meriti di servizio (paramilitare).

Questa donna s’era vista strapparle l’inserimento in ruolo – come fine della sola precarietà – alle porte proprio dei 50 anni, quando l’aveva già, finalmente paga, in pugno, per effetto della suddetta riforma, che ha il valore di una macabra barzelletta. A questo punto aveva vista ripetersi la disumanità a carico del figlio, già ventenne, già accompagnato, già in attesa di una creatura – come vuole la specie che non muore - e puntualmente disoccupato a tempo indeterminato, ovvero abbandonato a sé stesso da uno Stato, dedito alla barbarie del liberismo.

Ai sogni di gloria, già lontani, era successa altra sofferenza per una madre sollecita e trepidante. Il canto, che ricordava con struggente nostalgia, l’aveva praticato in occasione di feste o serate particolari per il piacere di gruppi di parenti e/o di amici. E di amicizie, questa donna dolce e materna ne aveva proprio tantissime e non solo in àmbito scolastico. Bastava conoscerla per volerle del bene. Ha cantato ancora il 10 settembre 2010 in occasione di una festicciola numerosa organizzata per il proprio 50mo compleanno. Ed era stato il canto del cigno, che così facendo, annuncia la propria morte. Quella sera, felice anche per la presenza dell’ex marito, tornato ed accolto come il figliol prodigo della Bibbia, era stato l’addio al mondo. Le sue giornate erano diventate meno solitarie e tutto aveva lasciato pensare per lo meno al recupero della convivenza. Ma la sorte bieca era rimasta a sogghignare da dietro un angolo e aveva provveduto a portarle via il ritrovato compagno di vita – che nel frattempo era diventato anche un apprezzato concertista e professore di musica – a soli 48 anni.

I sogni hanno il potere di riprodursi come creatori di valori, i soli capaci di dare un contenuto ed una ragion d’essere all’esistenza altrimenti insignificante. Così, finito di piangere sull’ennesimo fallimento, aveva votato le sue maggior attenzioni al figlio Alberto. Ma la sorte bieca era ancora presente e non rimaneva che distruggere lei, la protagonista. Infatti, non è tutto. Tre anni prima, questa donna era stata colpita da un dardo maligno di un Giova capriccioso e crudele, geloso della felicità altrui. Operata a un seno, aveva creduto di potere guarire – come tante altre. Senonché la congiura natura/potere politico non sarebbe stata perfetta.

A questa donna, già provata e perseguitata, la medicina ufficiale – sì, quella dei protocolli ministeriali - non l’aveva messa in condizione di scegliere, d’accordo con un medico di fiducia, tra le tante terapie esistenti. Al contrario, sotto l’incalzare del male terribile, l’aveva invitata a sottoporsi all’unica (intendo alla famigerata chemio), forse la più redditizia per la più grande mafia multinazionale, intesa come lobby farmaceutica, che conosce solo i profitti e le leggi del mercato nell’ignoranza assoluta della bioetica. Ma lo stesso Stato-teatrino per tonti vanta ogni giorno dei successi contro varie mafie concorrenziali e non autorizzate!

Mi ero dato alla ricerca delle orme dei Bonifacio e dei Di Bella, già sbeffeggiati e ridotti al silenzio da un governo-cane di guardia della suddetta lobby, e non solo. Avevo chiesto all’amico Giovanni Marra, direttore di “Cronache Italiane” di Salerno se, abitando nei pressi dei Bonifacio, avesse notizia di eventuali eredi professionali di quello e l’amico Giovanni mi dirà di non avere dormito la notte prima di recarsi di persona nel luogo giusto e di avere scoperto solo un erede impegnato in ben diversa attività. Quando si dice conoscere i veri amici nel bisogno!

Non ricordo come mi ero imbattuto in un tale Giuseppe Zora, anche questo perseguitato dallo Stato per “eresia terapeutica” a proposito di neoplasie. L’Inquisizione esiste ancora! Ma c’è chi non la teme. M’era parso il momento di riprendere l’offensiva di anni prima ed avevo mandato una lettera al Ministero della Salute – pubblicata sul quotidiano Rinascita di Roma -, che era una vera e propria dichiarazione di guerra contro la negata facoltà del cittadino paziente a scegliersi una terapia a proprio rischio e responsabilità. Nient’altro che l’esercizio di un diritto naturale, che precede, appunto perché naturale, il potere, a cui compete solo l’obbligo di renderlo attivo (positivo). Avevo richiamato il caso Zora e mi ero aspettato da questi un grazie ed un assenso per il comune sèguito dell’offensiva. Ma il dr. Zora s’era solo risentito e comunque dichiarato non disposto a sfidare l’ira del potere come un cane bastonato, che ritrae la coda davanti ad un padrone violento. E’ così che la debolezza dei giusti fa la forza dei cattivi. Né, dal canto suo, il Ministero (in) competente aveva provveduto a rispondermi secondo norme elementari di civiltà.

Per amore di questa donna, affidandola fiducioso alle cure dello Zora, avevo promesso di non coinvolgerlo, convinto comunque che, come erede spirituale di Bonifacio e di Di Bella, avesse preso il meglio dell’una e dell’altra parte per sintetizzare una propria terapia alternativa. Non debitamente informato (e di questo non gliene sono grato), avevo scoperto che l’amico Giuseppe praticava solo una terapia generica e preventiva per il solo rafforzo del potere immunitario. Mi aveva consolidato la convinzione il fatto che il farmaco da lui prescritto veniva da due farmacie della Repubblica di S. Marino, perché vietate a casa nostra.

Nel frattempo questa donna aveva praticato la terapia di Stato e quando alfine avevo scoperto, fra le pieghe di una semiclandestinità, come ai tempi della carboneria, il cosiddetto metodo Di Bella, era troppo tardi. Questa donna, con il rosso allegro sulle unghia, per somma ironia della sorte, aveva già la morte addosso. Ci eravamo affrettati a richiedere i farmaci specifici ad enti distanti o a comprarne di molto care, sperando nella retrocessione di un male, che aveva già distrutto il fegato, con quel quadro clinico, che non sto a descrivere. Non so se, trattata in tempo, sarebbe guarita ma so per certo che la chemio uccide e che questa donna è stata un assassinio potenziale del mercato, non libero (il che sarebbe un male minore) ma liberista, il che significa gestito dai più forti.

Ho assistito questa donna – in compagnia di mia moglie e di braccia amiche, durante il suo ultimo mese di vera via crucis, cioè dal momento in cui ha sentito il bisogno di stare a letto (come diceva: fino a pochi giorni prima sembrava il ritratto della salute!) e l’ho vista spegnersi giorno dopo giorno, momento dopo momento, come una candela che si scioglie. L’ho vista sprofondare nel nulla come uno che affoga, con tutti i suoi sogni, in un pozzo di sabbie mobili e tu non puoi fare nulla non avendo a portata di mano nemmeno un lungo ramo da tendere alle mani del naufrago, che implora aiuto mentre il fango sale inesorabilmente verso la bocca e la morte.

Aveva solo 50 anni questa donna, che aveva nascosta la realtà ai genitori vecchi per non tenerli in allarme mentre sentiva mancarsi le forze, mentre rivedeva le centinaia di cose, anche piccole e insignificanti, che costituivano il suo mondo e che ora riordinava con la stanchezza di chi sente di essere prossima a dire addio a tutto: all’alba come agli affetti, al tepore di un letto come alla luce del sole. Amante degli animali, aveva appena arricchito la propria casa di alcune coppie di graziosi e intelligenti pappagalli, di quelli che imparano a ripetere perfino motivetti e si abituano a convivere con l’uomo fuori della gabbia. Uno, in particolare, le saltava addosso e faceva una piccola-grande felicità di questa donna, che fino alla fine, il corpo tumefatto per l’ascite e la ritenzione dei liquidi e il viso verdognolo per l’itterizia, sapeva distribuire sorrisi a quanti le volevano bene. E quando non poté più sorridere, riuscirà a far parlare gli occhi per il proprio figlio.

A nulla è valsa una doppia gita a Cuba per prelevare un farmaco sperimentale, che quello Stato socialista, stremato da un embargo imposto dagli USA, distribuisce gratis a tutto il mondo. La prima era stata fatta da mia moglie, 83 anni compiuti, con una determinazione per un’avventura così lontana, da poterla definire madre-coraggio. La seconda era stata fatta da un familiare per la prosecuzione del trattamento.

Quella donna, dolce, materna, gentile e amabile, si chiamava Angela, era un angelo ed era mia figlia. Se n’è andata nel nulla con il rosso sulle unghie, mentre la rivedevo bambina tendermi le piccole braccia. Non ditemi di comprendere il mio dolore. Infatti, non ho più parole ma solo lagrime. Tuttavia, disturbato da quanti mi parlano di un padreterno onnipotente e misericordioso, che non evita le infinite sofferenze, che gli uomini si sarebbero procurate da sé con il peccato di Adamo, ripeto le parole dei grande Arthur Schopenhauer: “Se un Dio ha creato questo mondo, non vorrei essere io perché le miserie umane mi spezzerebbero il cuore”. Vi invito a meditare su questi versi del Carducci:”…cos’è mai la vita? E’ l’ombra di un sogno fuggente/ la favola breve è finita/ il vero immortale è l’amor”.



Carmelo R. Viola

.............

Commenti ricevuti:

LA REDAZIONE DI " EMOZIONI " E' VICINA AL NOSTRO CARO AMICO E COMPAGNO DI LOTTA CARMELO R. VIOLA E ALLA SUA FAMIGLIA PER LA SCOMPARSA DELLA FIGLIA

A N G I O L E T T A

e si unisce al piu' vivo cordoglio.

Acireale( Catania) , 18/ 3/ 2011

...........

Carissimo Carmelo, non ti dirò, coem vuoi tu, che comprendo il tuo dolore. E' troppo forte per essere compreso da altri. Ma ti confermo invece, come sai da molto tempo fin dai tempi della comune amicizia con Salvatore Porcu, che la penso esattamente con quanto tu esprimi in questa tua lettera. E' esattamente vero quanto tu dici in relazione al rapporto terapia/potere culturale/potere economico. D'altronde la nostra lotta per svincolare la società umana non è nata ieri. Dicono "nostra" non solo perchè riguarda tu ed io, ma perchè noi ci sentiamo, SIAMO gli eredi di quel numero infinito di persone che si sono battute ( non credo invano), contro il POTERE disumanizzante e soprattutto menzognero. Aggiungo un'ultima cosa: la malattia di tua figlia, che è seguita alla morte prematura del marito ritrovato, dimostra senza ombra di dubbio quella interconnessione, ampiamente provata e sperimentata fino ad oggi (ultimo in ordine di tempo Hammer) tra aspetto spirituale/ morale e fisiologico che i cultori del divisionismo (per ragioni di "dominio") si ostinano a negare.
Il superamento del dolore e dlla separazione consiste nel continuare a lottare.
Giorgio Vitali

.............

La redazione di "Altra Calcata.. altro mondo" porge ad dr. Viola le più sentite condoglianze ed un forte incoraggiamento a non soccombere al dolore... (P.D'A.)

........

Articoli di e su Carmelo Viola:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=carmelo+viola

giovedì 17 marzo 2011

Glyphosate: "La morte arancio dell'erba... e quella di cancro degli esseri umani avvelenati"



Prestando un po' di attenzione al pezzetto di mondo che ci circonda avrete notato l'erba fattasi gialla nei campi, lungo strade, ferrovie, canali e persino nei giardini pubblici ed aiuole frequentate dai nostri bambini e dai cani che portiamo a fare pipì. Per non parlare delle cosiddette "aree protette"!

Si tratta dei diserbanti a base di Glyphosate prodotti dalla più grande multinazionale del settore e pubblicizzati come "innocui". Di qui l'"effetto annuncio" per privati e pubbliche amministrazioni: sono "innocui" e fanno risparmiare soldi per tagliare l'erba, usiamone quanti più possibile!

Ne stanno versando milioni di litri ovunque, spesso direttamente nei canali dove poi vanno ad inquinare le falde e uccidere la vita acquatica! Le api che bevono queste acque (e gli altri organismi) muoiono presto! Dicono che si degradano presto e "non lasciano tracce" ma la realtà è diversa e le ultime ricerche parlano di grossi rischi per la salute, le acque e la biodiversità. Immaginate poi l'effetto sinergico di queste molecole con le altre presenti nell'ambiente e derivanti da insetticidi, gas di scarico e quant'altro!

Stiamo avvelenando il nostro ambiente e ci stupiamo dell'aumento esponenziale dei tumori, compresi quelli infantili!

Questo perchè preferiamo vedere i marciapiedi "puliti" senza qualche fiore selvatico o i bordi strada senza ciuffi d'erba?

Raccogliere nocciole con le turboaspiranti che hanno bisogno di terreni "pelati", risparmiare un pò di raccolto rispetto alle "infestanti"?

L'uso di queste sostanze non aiuta nemmeno nella prevenzione degli incendi!

Aiuta solo le finanze delle multinazionali e aggrava la spesa sanitaria!

Ribelliamoci alla morte dell'erba!

Difendiamo l'acqua pubblica anche dall'inquinamento!

Documentiamoci!

Difendiamo i prodotti bio anche evitando che diventi impossibile coltivarli in ecosistemi agrari sempre più tossici!
Diciamo no all'uso di diserbanti per tenere puliti i campi fotovoltaici!

Chiediamo alle amministrazioni di non usarli!

Francesco Mantero

...................................

Diffida ai sindaci che consentono l'uso di diserbarti venefici e portatori di malattie.

I sindaci, una volta a conoscenza dei pericoli dei disseccanti, sono tenuti ad applicare gli arti 9, 32 e 41 della Costituzione Italiana, vietandone l'impiego per i rischi alla salute e per l'ambiente e per contrastare le attività economiche che si svolgano in contrasto con tali diritti inviolabili (Art. 41).

Il divieto di impiego dei prodotti chimici di sintesi (Pesticidi) dovrebbe estendersi anche all'agricoltura dei territori, dal momento che oggi non è necessario usarli in quanto le tecniche biologiche sono sufficienti a garantire raccolti abbondanti, rispettando salute ed ambiente e le minori rese vengono compensate dai Pagamenti Agroambientali europei attraverso i Piani di Sviluppo Rurale delle Regioni (Misure Agroambientali, 214), nel rispetto dell'Art. 44 della Costituzione (Progresso dell'Agricoltura).

Si impone pertanto l'ordinanza di divieto dei pesticidi da parte dei Sindaci, che vanno diffidati da parte dei cittadini al rispetto del ruolo di tutore in primis della salute del territorio comunale.

Se le Regioni non erogano correttamente i Pagamenti Agroambientali agli agricoltori Biologici o, peggio, regalano questi fondi a chi acquista abbondanti pesticidi, chiamandola Agricoltura Integrata, i Sindaci possono denunciare le regioni stesse agli organi competenti, oltre ad attivarsi in concertazione per adeguare il recepimento regionale delle norme agroambientali ai regolamenti europei

Giuseppe Altieri