giovedì 29 ottobre 2009

Storia della città di Gabii... e di Giunone Gabina

L'emozione che ti ha sorriso in modo tanto vitale, mi ha
incuriosita....

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/10/25/ottobrata-a-gabii-xiv-edizione-con-edoardo-torricella-ed-il-suo-gruppo-teatrale-narrazione-di-un-evento-spirituale-vissuto%e2%80%a6-con-emozione-e-gioia/

non conoscevo la storia di Gabii, anzi, diciamo che le
tue considerazioni tanto piacevoli, mi hanno lasciata piuttosto
"perplessa". Così, per soddisfare la mia innata curiosità.. ho
spulciato qualche pagina di internet e le informazioni "pescate",
rendono ora le tue emozioni più comprensibili...pur nella loro
meravigliosa ed esclusiva soggettività! Mi permetti vero di "girarti"
queste informazioni?
Sono felice quando riesci ad esprimermi tanto amore e tanta
bellezza.. credimi, il cuore diventa un "gigante di luce".
Serena notte Paolo e grazie ancora per ogni tuo pensiero...
Antonella


GABII

L'antica città latina di Gabii è localizzata sul ciglio meridionale
del cratere di Castiglione, a 20 chilometri circa da Roma, lungo il
tracciato della Via Prenestina, (in origine denominata Via Gabina). La
città si sviluppò probabilmente secondo un processo evolutivo analogo
a quello di numerosi altri centri laziali, ovvero dall'organizzazione
secondo uno schema "urbano" di più nuclei abitati, dislocati nel
settore sud-orientale del Cratere di Castiglione.

In età arcaica Gabii raggiunse il massimo splendore, a sostanziale
conferma di queste fonti si sono recentemente effettuati importanti
rinvenimenti archeologici: i resti della cinta muraria in opera
quadrata di blocchi di tufo dell'Aniene, un Santuario extra urbano
nella valle del Fosso di San Giuliano, altre aree sacre interne
all'antica città.

In questo periodo Gabii, racchiusa entro una cinta fortificata - il
cui andamento è perfettamente ricostruibile in base alla traccia
rilevabile nelle fotografie aeree ed ai rinvenimenti effettuati nel
corso dei lavori agricoli - ed estesa per circa 300 ettari, raggiunse
una potenza ed uno splendore non più eguagliati, come si ricava dalla
circostanza che in questo momento fu sancito con Roma il "foedus
gabinus", uno dei più antichi esempi di trattati di alleanza della
storia romana, scritto su di uno scudo di pelle bovina, conservato nel
tempio di Semo Sanco sul Quirinale.

I rapporti fra Gabii e Roma vissero fasi alterne, sicuramente lo
sviluppo e l'accresciuta importanza di quest'ultima determinarono
momenti di crisi e di guerra aperta. Nel VI sec. a.C. comunque è da
considerare Gabii soggetta all'egemonia di Roma. Con il periodo
medio-repubblicano inizia una crisi inarrestabile del centro di Gabii,
fenomeno che successivamente avrà un andamento ancor più accentuato.
Nel corso del III sec. a.C. l'agro gabino, forse la città stessa,
furono devastate dal passaggio di Annibale, proveniente da Tuscolo e
diretto verso Roma.

Sempre in questo secolo è forse da collocare l'inizio dello
sfruttamento sistematico delle cave di "lapis gabinus", una sorta di
peperino utilizzata in larga scala in numerosi edifici pubblici e
privati.

Dal punto di vista urbanistico, nel corso dell'età repubblicana, due
sembrano i fatti di maggior rilevanza: la nuova sistemazione che venne
data, ancora nel III sec. a.C., all'intero tracciato della Via
Prenestina e la completa ristrutturazione del Santuario di Giunone
Gabina, ricostruito intorno alla metà del II sec. a.C. in forme
monumentali e secondo schemi propri dell'architettura di apparato più
complessa e sontuosa dell'epoca. Le fonti classiche presentano la città di Gabii, nei primi anni dell'età imperiale, alla stregua di un villaggio pressoché abbandonato, una sorta di semplice stazione lungo il tracciato della Via Prenestina.

Degne di interesse a tal proposito sembrano essere le fonti che si
riferiscono alla presenza in Gabii di importanti acque salutari, cui
fece ricorso lo stesso Augusto ed in relazione alle quali si deve
presupporre l'esistenza di complessi termali abbastanza frequentati.

Ad età Adrianea è possibile far risalire una serie di importanti
interventi a carattere urbanistico nell'area della città: la
sistemazione di una grande piazza porticata, su cui si aprivano una
serie di edifici pubblici, prospiciente la Via Prenestina, riportata
in luce nel 1792, nel corso degli scavi condotti dal Visconti per
conto del Principe Borghese e di Sir Gavin Hamilton. Sempre ad Adriano
è da attribuire la costruzione di un acquedotto destinato ad
alimentare la città.

La prosecuzione della vita nell'antico centro è testimoniata
dall'esistenza della Diocesi Gabina, la quale presupponeva un nucleo
abitato necessariamente di una certa entità. Alla Diocesi è forse da
ricollegare la Chiesa di San Primo (detto anche Primitivo), edificata
su resti di costruzioni romane, e dedicata al martire che la tradizione
agiografica vuole ucciso presso il Ponte di Nona e gettato nel "lacus
Buranus", ovvero il lago di Castiglione (detto anche di Gabii).
Le favorevoli condizioni antropiche del luogo,
determinarono lo sviluppo, anche in età medioevale, di un centro
abitato, un "castrum" che, secondo schemi consueti si arroccò
sull'altura più eminente del Cratere di Castiglione, dotandosi di una
cinta fortificata e di una torre di avvistamento e di segnalazione,
ancor oggi visibile.

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