Questo blog nasce per l’esigenza di restituire identità al luogo ed a noi stessi.

Negli anni passati avevo coniato il motto “Una, cento, mille Calcata..” per significare come l’esperimento in corso nel vetusto borgo potesse essere esemplificativo di un nuovo modo di rapportarsi con la natura e con se stessi. Non è certo Calcata, in quanto comunità o località, che va riprodotta ma un modo di percepire la presenza umana nel luogo. Una presenza inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

Infatti - come disse Nisargadatta Maharaj - noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati.

Molto spesso però ho notato che l’uomo tende a dare maggiore importanza al contesto sociale in cui egli vive. E’ nella società umana, con le sue esigenze e movimenti, che si fa la storia e si sancisce la caratteristica di un posto, molto spesso dimenticando l’appartenenza al tutto, ignorando l’inscindibile co-presenza della natura e degli animali. Per tentare di riscoprire le nostre radici naturali, continuando a prendere ad esempio un cero modo di vivere il luogo e nel luogo, ho pensato di affidare le mie riflessioni a questo blog. In esso si parla di Calcata ma anche di tutto il mondo, ma potremmo dire che è un'altra Calcata ed un altro mondo.

Programmi, storie, descrizioni dell’ambiente (sia naturale che umano), poesie, riflessioni… è ciò che troverete in questo blog. Non sarà quindi un sito di servizi, per promuovere il turismo o la speculazione commerciale, ma un luogo di incontro e fusione delle anime.


martedì 16 settembre 2014

Dichiarazione d'intenti - Lista Civica Italiana scrive a Movimento 5 Stelle


 
Lista Civica Italiana scrive al Movimento 5 Stelle

Lista Civica italiana ha inviato una lettera aperta al Movimento 5 Stelle per chiedere a Beppe Grillo di chiarire quale é il vero obiettivo del suo movimento. Alcune scelte fanno infatti pensare che, a parte l'aspetto battagliero, si voglia evitare di adottare strategie veramente efficaci  per cambiare la società italiana. La lettera deve aver colpito nel segno visto che comincia a far breccia nel M5S e a generare interessanti reazioni da parte degli attivisti.


La prima scelta poco comprensibile é quella di non fare alleanze con nessuno: nemmeno a livello comunale, provinciale e regionale, come è successo in molti territori. Ovviamente non si pensa ad alleanze con i partiti tradizionali, responsabili della disastrosa situazione dell'Italia, ma con le forze presenti nei territori che si battono per il bene comune. Ciò ha portato a perdere moltissime occasioni elettorali. 

Sul serio pensate – si legge nella lettera aperta - di essere gli “unici validi”, di poter fare tutto da soli? Sul serio il M5S pensa di diventare il partito del 51% e di ottenere ampi consensi comportandosi in modo autoreferenziale? Perché il M5S non abbandona il criterio sino ad ora adottato del “o con noi o non esistete” ?

La seconda scelta é relativa alla gestione della Rete territoriale che non prevede occasioni per connettere tra loro in maniera organizzata i meetup. Questa gestione dall'alto non favorisce la formazione degli attivisti e la discussione interna. Perché il M5S non organizza un congresso nazionale?
LCI individua poi altri punti critici nella paura di diventare un partito, nel “non-statuto” e nelle procedure di garanzia del tutto carenti. L'art 49 della nostra Costituzione dice che quando i cittadini si organizzano per fare un programma e si candidano alle elezioni si chiamano “partito”. Perché demonizzare questa parola e non ridare invece dignità a questa forma di partecipazione?

Né nel “Non statuto” né nello Statuto depositato nel 2013– continua LCI - c'é traccia di una procedura di garanzia per chi viene espulso: una mancanza che non giova ad un sereno e democratico dibattito interno.
LCI invita infine a rivedere le politiche relative all'uso del finanziamento pubblico: il finanziamento pubblico potrebbe essere usato in modo inattaccabile e trasparente per progetti utili ai cittadini italiani e per portare avanti battaglie importanti come il blocco dell'Italicum o la riforma fiscale sulla base dell'art.53 della Costituzione. Perché lasciare soldi ad una classe politica inaffidabile?

La versione integrale della lettera aperta é qui allegata

Per info Roberto Brambilla 338 88 03 715  - Italo Campagnoli  335 160 742 7
Testo integrale della lettera aperta
Quale é il vero obiettivo del Movimento 5 Stelle?

La risposta dovrebbe essere scontata ed é: “togliere l'Italia dalla scivolosa e pericolosissima china in cui si trova ridando fiducia nelle istituzioni democratiche agli italiani e applicando finalmente la nostra Costituzione”. Se però dovessi giudicare dai fatti e da come vi comportate mi viene il dubbio che quello non sia il vero obiettivo.

Dico questo per i seguenti motivi.
1) Finanziamento pubblico. Vi siete fatti una gran pubblicità per la restituzione del finanziamento elettorale.

Io e tanti come me, vi abbiamo votato alle politiche del 2013 per avere risultati politici concreti.
Per ottenerli il M5S é chiamato a fronteggiare spregiudicati gruppi di potere che hanno strumenti efficacissimi come l'informazione (TV e giornali) e soldi.
Il M5S deve quindi sfruttare ogni opportunità, ogni risorsa a sua disposizione per essere efficace.

La battaglia di febbraio 2014 sul decreto IMU-Banca d'Italia (e svendita del patrimonio pubblico immobiliare) che come Lista civica italiana ho seguito da vicino, é un esempio di quello che intendo dire. Ci siamo dannati, noi come Lista civica italiana (un microbo in confronto al M5S) e voi in Parlamento per fermare quel decreto peraltro illegale e non ci siamo riusciti.

Con i soldi del finanziamento pubblico il M5S avrebbe potuto comprare pagine di giornali o pagare spot radiofonici o volantinaggi per informare gli italiani. Sarebbe stato un uso assolutamente degno, intelligente e incontestabile.

Inoltre che senso ha restituire dei soldi di cittadini (anche i miei!) ad uno Stato che li spreca per fare studi sul ponte di Messina? Visto che il M5S ha avuto la fortuna e il merito di avere quei milioni di euro li avrebbe dovuti restituire ai cittadini selezionando e finanziando i progetti più meritevoli proposti dalla società civile per risolvere problemi concreti in campi di diretto interesse dei cittadini (Sanità, scuola, filiere corte, ecc.). Per la selezione si sarebbe potuta creare una commissione di persone indipendenti e credibili.

Con questi soldi il M5S potrebbe anche pagare campagne per far crescere la cultura civica degli italiani. Ritengo ad esempio che ci sia un grande bisogno di far conoscere la nostra Costituzione agli italiani: cittadini/e che si fanno abbindolare da Renzi con 80 euro, (e da B. con l'abolizione dell'ICI) sono persone che non conoscono, tanto per fare un esempio, l'art. 53 della Costituzione che sancisce il principio della fiscalità progressiva e basata sulla capacità contributiva. Informiamoli e gli rideranno in faccia.

Aggiungo un pensiero perfido: un movimento “povero” é più facilmente dominabile e meno efficace...
2)Uso e coordinamento della rete territoriale. Il M5S ha una invidiabile rete di attivisti sul territorio in grado di parlare direttamente alla gente. Per quanto ne so, tranne occasioni speciali, la rete di attivisti non viene formata e coordinata per fare campagne mirate (vedi ad esempio l'informazione-educazione degli italiani su temi fondamentali quali la Costituzione, la democrazia diretta, le conseguenze del fiscal compact).
Perché inoltre i vari meet up sono scollegati tra loro? Perché non esiste un sistema per farli parlare tra loro, per metterli in rete? Il M5S ha paura di creare in tal modo delle dinamiche incontrollabili?

Certo una rete coordinata implica anche condivisione di obiettivi, implica incontri per condividere una linea, implica preassemblee, delegati. Richiede un congresso... Le linee fondamentali di un Movimento o di un partito devono essere discusse in riunioni in cui ci si parla di persona.

Sono occasioni di notevole crescita degli attivisti e di rafforzamento della capacità di lavorare insieme che permettono inoltre di gestire meglio gli “iscritti dell'ultima ora”, che si attaccano al carro per opportunismo o, peggio, per distruggere.
Pensare di risolvere la gestione di un gruppo politico nazionale con richieste saltuarie fatte tramite il blog o con la costruzione di documenti via internet è un po' ingenuo e mistificatorio.
Inoltre tutta la gente interessata al M5S che non ha internet che fa? Conta zero?
3) Alleanze con gruppi della società civile o nuovi gruppi politici.
Trovo sbagliata la scelta del M5S di non fare alleanze con nessuno: nemmeno a livello comunale, provinciale e regionale, come è successo in tanti territori.Sul serio pensate di essere gli “unici validi”, di poter fare tutto da soli? Sul serio il M5S pensa di diventare il partito del 51% e di ottenere ampi consensi comportandosi in modo autoreferenziale? Una cosa del genere sarebbe auspicabile per la democrazia italiana?

A mio avviso in Italia – tanto per fare un esempio - una parte dell'elettorato se non trova la parola “sinistra” nel logo del partito non lo vota, un'altra non ama lo stile del Movimento 5 Stelle e non lo voterà mai; un'altra ancora non vuol più sentir parlare di diatribe ideologiche e spesso strumentali tra destra e sinistra. Beppe Grillo non può ispirare fiducia a tutti!

Per vincere occorre perseguire una strategia a più voci che comprenda soggetti politici affini in grado di rivolgersi a bacini elettorali diversi e di lavorare insieme su punti concreti quali: la difesa e applicazione della Costituzione, la riforma fiscale a partire dall'art.53 della Costituzione; la tutela dei beni comuni; il debito pubblico e gli effetti del fiscal compact; le leggi per dare agli italiani gli strumenti della democrazia diretta e partecipata per integrare la democrazia rappresentativa; lo sviluppo di un'economia sostenibile con la relativa creazione di posti di lavoro; la legalità e la lotta alla corruzione; la lotta alla speculazione finanziaria.

Mi pare che in questo momento, considerata la composizione dell'elettorato italiano, i soggetti politici affini potrebbero provenire dall'area del M5S, dall'area del civismo, da un'area “progressista” tutta da creare.

Tutti questi nuovi soggetti dovrebbero pensare al bene comune e non all'autoconservazione. Dovrebbero inoltre dotarsi di regole per evitare le degenerazioni partitiche che ben conosciamo. Quindi stop ai privilegi, riduzione degli emolumenti, numero di mandati limitato, scelta di candidati competenti e credibili con procedure democratiche a partire dai territori.

Le cause che infatti hanno provocato il fallimento di esperimenti interessanti anche recenti sono state sempre le stesse: presenza “ingombrante” di forze politiche che devono autoconservarsi, personalismi sfrenati, caccia alla poltrona ben retribuita, ignoranza di problematiche fondamentali, non considerazione e valorizzazione dell'immenso patrimonio di esperienze locali, presenza di “soliti noti” che dietro le quinte decidono tutto.

E allora perché il M5S non collabora con tutte quelle formazioni affini, movimenti, associazioni, comitati locali con cui per molto tempo si sono portate avanti iniziative condivise nei territori e da cui, improvvisamente, sono state prese le distanze secondo la logica “o con noi o non esistete” ?Perché il M5S non aiuta alcune formazioni politiche promettenti a svilupparsi per poi fare insieme la battaglia in parlamento? Una strategia lungimirante e intelligente potrebbe prevederlo!

Mentre tergiversate su queste importanti strategie, le forze che combattiamo stanno smantellando l'Italia e tornare indietro sarà sempre più difficile.
E anche qui il dubbio che non vogliate essere realmente efficaci purtroppo si riaffaccia. Quanto meno vi siete “ingabbiati” con le vostre stesse mani.
4)Paura di diventare un partito, il non-statuto, le procedure di garanzia. La nostra Costituzione (art.49) dice che quando i cittadini si uniscono con una visione condivisa circa la gestione dello Stato, fanno un programma e si candidano si chiamano “partito”. Perché demonizzare questa parola? Solo perché delle persone in malafede l'hanno usata per scopi che sono la negazione del bene comune?
Mia nonna diceva “male non fare, paura non avere”. Se si fanno le cose per il bene comune e onestamente, non si deve aver paura delle parole.
Un altro vostro aspetto che mi lascia alquanto perplesso é la paura della “struttura”, dell' “organizzazione”.

E' vero, una struttura richiede personale, il personale costa e quindi c'é un elevato rischio che poi la struttura lavori non più per gli ideali ma permantenere se stessa. Purtroppo i tempi della politica sono molto impegnativi e quindi non si può pensare di cambiare l'Italia solo con il volontariato che resta comunque una componente vitale, basilare e indispensabile per mantenere gli ideali intatti nel tempo.
E' quindi importante fare in modo che nei regolamenti del Movimento ci sia un saggio bilanciamento tra staff e volontariato che permetta alla “base” o quanto meno agli attivisti di poter intervenire rispetto alle possibili degenerazioni dello staff e alla gestione del Movimento.

Infine né nel “Non statuto” che nello Statuto depositato nel 2013 c'é traccia di una procedura di garanzia per chi viene espulso.
Mi pare un questione di tipo puramente “umano”: come fai a trattare i tuoi collaboratori in questo modo? Come puoi pretendere che ci sia un ambiente sereno di discussione per gli attivisti se chi avanza una critica può trovarsi espulso dall'oggi al domani senza un organismo indipendente (es. un comitato di garanti scelto dall'assemblea) che lo tuteli da eventuali eccessi o fraintendimenti del “capo”?
5) Ti/vi voglio fare infine un'ultima domanda.
Perché il Movimento 5 Stelle non ha collaborato in occasione di due iniziative che sono la campagna “Ferma la banca” e il Progetto di legge di iniziativa popolare “Quorumzeropiudemocrazia.it”

La prima campagna serviva per far recedere Banca Intesa dal finanziamento delle grandi opere (EXPO 2015 compreso!) e ne ho parlato personalmente con Beppe in occasione della sua venuta a Milano alla Feltrinelli per parlare del libro “Siamo in guerra”: il mezzo da usare era quello di invitare i correntisti a chiedere un cambiamento di rotta alla banca e poi a spostare eventualmente per protesta il conto su banche più “etiche”. Beppe mi aveva promesso una intervista da mettere sul sito al nostro esperto di finanza e grandi opere... mai concluso nulla!

La seconda aveva l'obiettivo di raccogliere 50.000 firme per il progetto di legge per portare la democrazia diretta in Italia. I referenti di alcuni gruppi italiani che si occupavano dell'iniziativa e di democrazia diretta hanno scritto a Beppe per chiedere l'aiuto del M5S a un mese dalla scadenza della raccolta firme: diversi gruppi locali hanno dato e già davano una grossa mano ma la “testa” del M5S non ha fatto nulla per muovere tutto il M5S.

Tra l'altro ricordo ancora bene l'intervista di due pagine su “Il Fatto Quotidiano” del 13 giugno 2012 in cui Beppe diceva che avrebbe portato la democrazia diretta in Italia...
Conclusione

Il M5S se continua a non risolvere i punti qui elencati fa veramente pensare di voler tenere “congelata” una parte di società vispa e combattiva. Gli attivisti del M5S infatti potrebbero, se ben organizzati nelle piazze e con internet, contribuire notevolmente a frenare le manovre che la finanza internazionale sta facendo allo scopo di depredarci dei nostri beni (immobili, aziende, paesaggio, servizi fondamentali come l'acqua pubblica, la sanità, i trasporti ecc.) e trasformare così in beni reali gli ingenti capitali virtuali accumulati in anni di speculazione e di deregolamentazione.

Prodi, Berlusconi, Monti, Letta e Renzi hanno fatto e fanno il lavoro di spianamento della strada: magari a un pezzo alla volta, ma l'importante é raggiungere l'obiettivo generale.

La “testa” del M5S con regole assurde e privandosi con le sue mani delle risorse economiche tiene al palo il Movimento che avrebbe la possibilità di ostacolare questo processo...

Volete discuterne? Vogliamo discuterne?
Sono stato troppo “cattivo”? Sta a voi dimostrare che non è così.

Spero in ogni caso che dal mio scritto traspaia il desiderio di essere costruttivo anche se “indigesto”. Se pensate che sia utile sono disponibile a incontrarvi.  
Un abbraccio a tutti!
Roberto Brambilla 

Membro del coordinamento nazionale di Lista civica italiana www.listacivicaitaliana.org

lunedì 15 settembre 2014

L'altra storia... quella dei bombardamenti "incivili" nella II guerra mondiale



"Gli Stati Uniti d’America sono l’unico Paese occidentale ad essere passato da uno stato di barbarie ad uno di decadenza senza essersi fermato neanche per un giorno in quello della civiltà."(G. Bernard Shaw)

Venerdì 12 settembre 2014, nei programmi televisivi RAI/STORIA, ma dal sottoscritto definita RAI/BUFALA, ha mandato in onda un programma sui bombardamenti tedeschi su Londra, lasciando intendere e avvalorando la favola secondo la quale sarebbe stato Hitler a scatenare il terrore sulle città inglesi. La verità è completamente diversa. A prescindere da quanto ha scritto lo storico americano George N. Crocker (Lo Stalinista Roosevelt, pag. 210): "Lo stesso Hitler aveva fatto sinceramente di tutto onde raggiungere con l’Inghilterra un accordo per limitare l’offesa aerea alle zone di operazione".

Già nel 1993 ebbi uno scambio epistolare con Indro Montanelli che sosteneva che fu Hitler a scatenare i propri bombardieri su Londra e che gli inglesi nel periodo bellico e pre-bellico “non avevano neanche gli occhi per piangere”. Scrissi ricordando al grande giornalista che 45 milioni di inglesi che stavano governando su 600 milioni di sudditi, un popolo che da almeno mille anni non ha lasciato una sola propria generazione senza lanciarla in imprese di dominazione e sfruttamento, rimasti solo con le lacrime? Accennai ai mostri volanti ideati per trasportare tonnellate di bombe: i Lancaster e Halifax, erano apparecchi che potevano raggiungere il cuore dell’Europa e la progettazione e messa in opera richiedevano anni di lavoro. I tedeschi, di contro, disponevano di piccoli bombardieri concepiti come apparecchi di appoggio in campo di battaglia.  E vediamo ora il “non avere neanche le lacrime”. Lo stesso Churchill nella sua Storia della 2° G:M:, 1 Volume, pag 515: "Se l’industria aeronautica, come è organizzata al presente, con il lavoro di 360mila uomini può produrre quasi 1000 apparecchi a mese, mi sembra strano che…". 1.000 apparecchi al mese ed eravamo solo al 18 settembre 1939… Altro che lacrime amare, quelle erano lacrime armate.

Prima di entrare direttamente nell’argomento bombardamento di obiettivi civili, voglio ricordare che all’entrata in guerra dell’Italia, Mussolini dette l’ordine di non gettare alcuna bomba sulla Francia e che gli anglo-francesi (due dei tre della triade) per primi bombardarono, due o tre giorni dopo l’entrata in guerra, Genova, Milano e Torino, causando solo in quest’ultima città 14 morti e 39 feriti, tutti scrupolosamente civili.

A testimonianza che Churchill inviò bombardieri della Raf con l’ordine di colpire centri abitati in Germania, allo scopo di provocare la reazione tedesca e colpire a loro volta Oxford, Coventry, Canterbury e questo per smuovere l’opinione pubblica americana così da coinvolgere gli Usa nel conflitto. 

Dato che inizialmente i tedeschi non reagirono, a conferma di quanto scritto, propongo La testimonianza di Charles De Gaulle il quale in quei momenti era ospite dello statista britannico, ebbene, De Gaulle nelle sue Memoires descrive così lo stato d’animo di Churchill: "Mi par ancora di vederlo, al Chequers, un giorno d’agosto: alzava i pugni verso il cielo e sibilava: “Non vengono quei maledetti!” Ma ha tanta fretta – gli chiesi – di vedere le sue città ridotte in macerie? “Vede – mi spiegò – “se bombardassero Oxford, Coventry e Canterbury, una tale ondata di indignazione si solleverebbe negli Stati Uniti, che l’America entrerebbe in guerra!". 

E ancora George N. Crocker, opera sopra citata a pag. 209: "…fu soltanto la decisione presa a freddo dal ministro dell’aviazione britannica l’11 maggio 1940, non la crudeltà di Hitler, a scatenare la cosiddetta guerra totale". Ecco alcuni bollettini di guerra tedeschi, i quali con un certo imbarazzo dovevano ammettere: 24 maggio 1940: "…anche la notte scorsa il nemico ha rinnovato (!) i bombardamenti a caso su obiettivi non militari nella Germania dell’Ovest e del Sud-Ovest". 22 giugno: "Aeroplani nemici che hanno compiuto incursioni aeree sulla Germania settentrionale e occidentale attaccando per la prima volta i dintorni di Berlino.." . Così il 29 giugno e di seguito. Ho vissuto e lavorato per molti anni in Oceania e proprio in quei Paesi ho avuto modo di conoscere il carattere inglese. E almeno in quegli anni ho conosciuto lo sciovinismo sfrenato, si inventavano fatti che si tramandavano tante volte che alla fine credevano che fossero realmente avvenuti. Il brutto è che li hanno fatti credere anche a noi!

E veniamo alla storia (le bufale) raccontate dalla Rai (e noi paghiamo il canone!). Nella citata trasmissione perché gli storici (così sono chiamati i competenti organizzatori delle trasmissioni) non hanno citato cosa era la teoria del moral bomber, o cosa intendeva esattamente scrivere W. Churchill nel libro The last Lion, pag 313: "…è chiaro che l’obiettivo sarà il centro residenziale".. Oppure perché il maresciallo in capo bombardieri sir Athur Harris veniva nominato dai suoi subalterni The Butcher (Il macellaio); forse perché la sua teoria guerriera prevedeva che gli obiettivi preminenti erano le popolazioni civili, anziché quelli militari; cosicché "con massicci bombardamenti al cuore del territorio nemico avrebbero ridotto in rovina le città, la sua gente alla disperazione e il Governo alla capitolazione"? E non è quello che realmente è accaduto? E non è ancora oggi la stessa strategia della triade infame?

Dobbiamo dare atto che essi sono stati abilissimi nell’imbonire l’opinione pubblica mondiale, trasformando le loro azioni di predoni in azioni tese a portare pace, benessere e libertà, nascondendo con stupefacente destrezza i reali motivi delle loro cento e cento guerre di aggressioni.

Indro Montanelli – e ne debbo dar atto – pubblicò per intero il mio intervento. Per la verità alla fine mi rimproverò per la lunghezza della lettera terminando con queste parole: "Io capisco benissimo che si possa non amare gli inglesi, ma non capisco come si possa non ammirarli..". Purtroppo non posso più attendere una risposta dal grande giornalista, vorrei, infatti scrivergli che gli inglesi li ammiro per il carattere da loro dimostrato e proprio per questa loro caratteristica non comprendo che rapporto ci possa essere con l’amare la libertà.

Per finire: i liberatori erano tanto liberatori che liberarono anche i morti dalle loro tombe; quel 19 luglio 1943, quando i liberatori bombardarono Roma riuscirono anche a far cadere delle bombe, chiamate intelligenti, colpendo il cimitero Verano. Una di queste bombe, sempre intelligente, ma da me ritenuta geniale, centrò la mia tomba di famiglia gettando fuori, quindi liberandoli tutti i morti lì rinchiusi.

In conclusione: è mio giudizio che la Storia del XX Secolo non sia da RI-SCRIVERE, ma da SCRIVERE, perché quella propinata da 80 anni è una fucina di falsità. Ne è prova RAI/BUFALA.


Il perché di tante falsità è intuibile...

Filippo Giannini

domenica 14 settembre 2014

Isil... una buona scusa per bombardare l'Iraq la Siria... e presto anche l'Iran

Notizie da Radiazione sugli eventi bellici in corso in Iraq ed in Siria e presto in Iran



All’interno della rassegna stampa  nella rubrica internazionale con un compagno del collettivo Tazebao, diamo alcuni aggiornamenti  sull’evolversi della guerra in Siria, a partire dalla notizia dell’attacco da parte dei cosiddetti “ribelli” contro i caschi blu filippini sulle alture del Golan. Ricordiamo che nella zona si trovano circa 1200 caschi blu di Fiji, India, Irlanda, Nepal, Paesi Bassi e Filippine. Inoltre, in un corollario mediatico in cui si continua a parlare di “peacekeeping”, torniamo a fare alcune riflessioni sul termine “ribelli”, ancora in buona parte utilizzato dai media mainstream, e in parte oggi sostituito da “terroristi”: 
http://www.radiazione.info/2014/09/sulla-guerra-in-siria-e-sui-cosiddetti-ribelli/


Data la grande velocità con cui gli avvenimenti si susseguono e vista la grande confusione creata ad arte dai media mainstream, tentiamo, nel nostro piccolo, assieme a un compagno del collettivo Tazebao, di cercare di fornire qualche strumento interpretativo per comprendere la guerra in corso in Iraq.
Il regime di Al Maliki, con l’oppressione contro le masse arabo sunnite del centro nord del paese, ha determinato le condizioni affinché buona parte del popolo di queste zone appoggiasse i fautori del califfato come liberatori. Oggi, per i regimi sunniti, l’avanzata jihadista è un’occasione per destabilizzare e limitare l’influenza iraniana a Baghdad e, nel contempo, un’occasione per gli Usa per tornare a bombardare.
Tentiamo però di avere uno sguardo complessivo, a partire da una dichiarazione datata ma esemplificativa di Wesley Clark, generale statunitense ed esponente del Partito Democratico che, nel novembre 2001, mentre gli Usa conquistavano Kabul, dichiarò: “Attaccheremo sette paesi in cinque anni. Inizieremo con l’Iraq. Poi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan; ci riprenderemo l’Iran in cinque anni”.
-Rispetto a queste “tappe”, possiamo dire che siano state rispettate dagli imperialisti?
-Un piccolo focus sulle società petrolifere presenti in Iraq, con tanto di contractors privati: Exxon e Chevron le maggiori. L’elenco del Washington’s Blog: 11 compagnie americane, 6 canadesi, 3 turche, tre britanniche più una anglo-francese, 2 degli Emirati e 2 della Russia (una è Gazprom), una francese (Total), una per Austria, Spagna, Ungheria, Norvegia e una per la Cina e per l’India (Sinopec e Reliance) e persino per Sud Corea e Nuova Guinea. (La “nostrana” Eni è in prima linea nello sfruttamento di persone e risorse nel campo di Zubair nel sud Iraq, vicino a Bassora).

-Come leggiamo i rifornimenti di armi ai combattenti curdi contro l’Isis, rispetto anche alla questione petrolifera? E soprattutto chi sono precisamente i curdi che vengono armati? Affrontiamo questi punti anche per fare chiarezza rispetto ad alcuni termini utilizzati nella malainformazione voluta e condotta dai media mainstream.: 



Articolo collegato: http://ilmanifesto.info/chi-ha-fatto-salire-lasino-sul-minareto-lo-faccia-scendere/

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Articolo integrativo

Correva l'anno 2001 quando il piano "Grande Medio Oriente" venne definito dall'amministrazione Bush quale progetto di suddivisione dell'Iraq in tre stati più piccoli, come se toccasse alla Casa Bianca metter naso nella vita altrui e definire i confini degli stati (mania paranoica ossessiva statunitense di controllo su mondo). L'operazione non riuscì all'esercito invasore nel 2003, tuttavia il piano venne approvato ed adottato dal congresso nel 2007. Per la realizzazione del piano gli Usa hanno costituito, finanziato ed armato gruppi politici e militari locali, come l'Isis, realizzato sotto la direzione del dipartimento di stato di John McCain, già criminale di guerra internazionale in Vietnam. UN articolo di Claudio Fracassi su Popoff mostra anche le fotografie del senatore McCain a congresso con i leaders locali di Isis. Una della attività principali del gruppo militare, che occupa la zona nordoccidentale dell'Irak e parte della zona siriana confinante, è stata la vendita del petrolio locale; con l'aiuto dei tecnici israeliani ha tagliato le forniture alla Siria, e permesso la vendita del petrolio di Karkhouk, principalmente all'Arabia Sauditae ad israele, per la rivendita tramite la società Aramco. Fa osservare Thierry Meyssan, su Voltaire Network (23.06.14) che da quando il governo irakeno di Al Maliki ha emesso una denuncia del furto, le principali società che operano nella zona (Chevron, Hess, Total) non hanno più voluto comperare il petrolio venduto dall'Isis, per non rimanere implicate come complici, e la politica di rivendita del petrolio rubato ha dovuto riadattarsi a nuovi scenari. Tant'è vero che secondo James Phyllips, analista del medioriente per la Heritage Fundation, ora Isis vende il petrolio di Karkhouk alla Siria, nonostante la situazione di conflitto tra i due soggetti relativamente alla zona di confine (ma anche Esso e Standard Oil vendettero carburante al governo nazista durante la guerra tra Germania ed Usa...). 
Questo è un cambiamento politico che può essere al'origine dell'insistenza con cui il governo Usa vorrebbe intervenire miltarmente in Siria, a questo punto sia contro il governo che contro gli stessi gruppi armati che ha costituito ma sono sfuggiti al controllo americano, come ha ammesso Hillary Clinton, altra criminale internazionale di guerra. Esattamente come i tempi di Al Quaeda, costituita dalla Cia in Afghanistan come alleato antisovietico, e poi sfuggita in parte dal controllo quando il principe Osama Bin Laden si rivoltò contro i protettori statunitensi per vendicare l'occupazione del suolo arabo. Ancora una lite in famiglia, dunque, tra protettore capobastone mafioso di Washington e picciotti regionali asiatici.
La Casa Bianca prospetta bombardamenti, che l'anno scorso furono vietati dall'opposizione di Russia e Cina (oltre che dal loro pattugliamento militare navale delle coste locali), ed anche quest'anno abbiamo visto l'intervento politico del presidente Putin, il quale ha osservato che un intervento senza il mandato Onu sarebbe palesemente illegale, con tutte le conseguenze del caso, ed è ovvio che con Russia e Cina membri del Consiglio di Sicurezza ad una eventuale risoluzione di intervento subentrerebbe il veto.
Ma dal momento che il sedicente presidente Usa promette bombardamenti sul suolo siriano con la scusa dell'Isis, egli si rende ancora una volta colpevole di progettare terrorismo (azione militare contro civili non combattenti, gli abitanti delle città che verrebbero colpite dai bombardamenti), sicchè deve venire arrestato e processato per istigazione a delinquere ed associazione a banda armata terroristica internazionale. Tutto ciò vada dunque recepito come ordine di cattura internazionale esecutivo nei confronti dell'abbronzatissimo Oblabla-ma Bin Barak, sedicente presidente degli stati uniti, da catturare vivo o morto, nell'abito della lotta internazionale per la liberazione del pianeta dai suoi più sanguinari delinquenti organizzati, che utilizzano numerose bande armate di sicari terroristi, tra le quali l'esercito degli Usa, i suoi contractors privati, e lo stuolo delle bande armate alleate Nato, insostenibile gravame per l'umanità e per la sua giusta propensione ad un mondo di pace, coesistenza e cooperazione tra gli individui e tra i popoli.
A tal fine, i paesi aderenti all'Onu ed alle Convenzioni di Ginevra hanno l'obbligo di contribuire a disarticolare ed annientare tali bande armate di stato e i loro vertici operativi, che debbono essere fermati, posti in condizioni di non nuocere, e processati per i loro delitti.
A cominciare dai 500.000 morti provocati dal blocco commerciale contro l'Irak negli anni '90, seguiti dalla immensa inutile strage genocida realizzata con l'invasione delle bande armate Usa ed alleate.


Vincenzo Zamboni

sabato 13 settembre 2014

Viterbo - Non fiori ma opere di bene! Piangendo al cimitero di San Lazzaro (per i morti e per le zanzare....)


Viterbo - Visita al Cimitero di San Lazzaro 

Non  si narra  della famosa fiera di San Lazzaro, della quale Guccini cantava, e non si tratta dello scambio di piccioni, bensì  qui si parla del cimitero di San Lazzaro e delle zanzare, ben più piccole dei piccioni ma pure più fastidiose.... Ecco qui la lettera di alcune ragazze Grilline di Viterbo che denunciano un fatto increscioso da loro testimoniato (P.D'A.)



La mattina del 11.09.14, intorno alle 10:30, sotto una pioggia battente, ci siamo recate presso il Cimitero di San Lazzaro. I grigi cancelli erano chiusi, con un avviso affisso sugli stessi in data 10.09.14 (e cioè appena il giorno prima, come risulta dal timbro di protocollo).

Sull'avviso del Comune- Settore VIII - Servizi Cimiteriali leggiamo che il cimitero il giorno 11.09.2014 resta chiuso al pubblico dalla mattina sino alle h.13:30 per disinfestazione. Chiediamo quindi qualche informazione ad una delle persone che gestiscono le varie bancarelle di fiori che si trovano appena fuori il cimitero. 

Una signora, tra l'amareggiato e il rabbioso, ci dice che sono circa 3 o 4 anni che deve essere fatta una disinfestazione. Pare che all'inizio dell'estate ci si sia lamentati della presenza eccessiva di zanzare (del resto, è un luogo per piangere i propri cari, non per patire le sofferenze dovute a punture di insetti). 

Invero, si è lasciata trascorrere praticamente tutta l'estate (anomala, ma pur sempre estate) e si è dato corso all'intervento soltanto adesso (intervento che -tra l'altro- non si sa se sia effettivamente stato concluso oppure semplicemente interrotto a causa della pioggia).

La cosa ancora più grave -ci spiega sempre la signora della bancarella dei fiori- è che non si è tenuto assolutamente conto delle esigenze dei visitatori che vogliono andare a trovare i propri cari defunti né dei rivenditori di fiori e articoli cimiteriali che si trovano fuori il cimitero, con danno economico per questi ultimi.


Infatti, ci viene riferito che è proprio durante la mattina che è maggiore il flusso dei visitatori e che, pertanto, maggiori sono anche le entrate economiche dei rivenditori. Perchè non si è tenuto conto di tali esigenze e non si è svolto l'intervento la mattina prima della apertura (alle 5 del mattino, come faceva la precedente ditta) o, al limite, durante il pomeriggio quando il flusso dei visitatori è molto minore?

Ragazze Grilline di Viterbo - grilliviterbesi@gmail.com

venerdì 12 settembre 2014

Roma - Aumento del costo della ZTL... a chi conviene?

Mie osservazioni in tema di aumento del costo della ZTL



Premesso che credo che l'aumento del costo della dell'accesso alla
ZTL sia dovuto più a esigenze di riuscire della banda di ladri che ci
governa a rimediare soldi in tutti i modi possibili, tuttavia, in una
visione di buona fede, mi sembra un provvedimento condivisibile e che
si inserisca all' interno di una strategia finalizzata a invertire la
tendenza che ha caratterizzato addirittura lo sviluppo dell' Italia
dal dopoguerra in poi, favorendo in tutti i modi gli interessi della
famiglia Agnelli e dei costruttori, immobiliari, questi ultimi i veri
padroni di Roma.

L'aumento del costo suddetto deve essere affiancato a provvedimenti
minimi che tentino di ricondurre in parte Roma a livelli di standard
europei.

Questo vuol dire nell’immediato favorire in tutti i modi possibili il
trasporto pubblico, con la predisposizione di corsie preferenziali da
capolinea a capolinea che rendano veritiero l’orario di passaggio dei
mezzi.

Come secondo provvedimento, ugualmente di costo minimo, occorre creare
anche a Roma un bike sharing che sia meritevole di questo nome e che
non sia la buffonata attuale.

Terzo provvedimento: occorre differenziare la tariffazione dei
parcheggi in funzione di dove questi siano collocati arrivando, per
l’effetto, a far pagare anche, non so? € 10 l’ora, per ipotesi, nel
caso questi siano collocati affianco a uffici pubblici e dove la sosta
sia di pochi minuti.

Occorre inoltre eliminare lo scandalo dei parcheggi riservati agli
impiegati i quali sono i primi che si possono recare al lavoro la
mattina presto prendendo i mezzi pubblici e così facendo lasciando i
preziosi parcheggi oggi occupati da loro, all’utenza. Per i rimanenti
parcheggi, occorre ugualmente differenziare la tariffa a seconda di
dove questi siano collocati e dell’appetibilità degli stessi.

Quarto provvedimento, anche se, in questo caso, già il mercato si sta
muovendo autonomamente, nonostante gli ostacoli della pubblica
amministrazione e della politica, occorre incrementare al massimo
figure di trasporto quali il Car2go e similari, che rendono il
possesso di una macchina privata di fatto inutile.

Legalizzare figure altrettanto innovative quali Uber, legalizzare le
tariffe dei taxi e aumentare il numero delle licenze facendo sì che,
in questa maniera, a Roma il taxi divenga un mezzo di trasporto
ordinario e non un privilegio per ricchi e politici.

Pensando, invece, a provvedimenti necessitanti di maggiori
investimenti economici, bisogna tornare al passato e, come dice il
proverbio, sarà un progresso. Conseguentemente occorre puntare tutto
sul tram e abbandonare le grandi opere faraoniche, ossia le
metropolitane, che in Italia costano 10 volte di più rispetto al resto
d’Europa in quanto sono banchetti nuziali ai quali rubare a man bassa.
Basta fare un confronto col costo delle metropolitane nel resto
d’Europa.

Col mio amico cristiano Onofrio a suo tempo abbiamo predisposto dei
punti tre quali, per esempio, il recupero dell’onda verde e la
predisposizione dei semafori pedonali solo a chiamata tali da rendere
edotto l’automobilista del fatto che in quel preciso momento sta
attraversando la strada un pedone e non è l’automatismo del semaforo.

Vittorio Marinelli - European Consumers

giovedì 11 settembre 2014

Capodimonte - Francesco Moschini versus Luciano Cimarello: "Io non sarò mai come te"


Visualizzazione di F. Moschini.jpg

Mi chiamo Francesco Moschini,sono di Capodimonte,ho 36 anni e due figlie.

Sono di Capodimonte da generazioni conosco tutti e mi conoscono tutti, sento l'erba che cresce e sono felice quando un 'capodimontano' vince o emerge in ogni aspetto della vita, lavorativo ,sportivo,creativo,musicale e personale.

Questo mi fa pensare che un paese di 1600 abitanti alla fine e' una grande famiglia,fatta di persone diverse che si uniscono nei momenti cruciali, che litigano ,che non si parlano per periodi e che si salutano a volte "a mezza bocca",pero' mi ha sempre colpito il fatto che se incontro un 'capodimontano' lontano dal paese, in un posto o citta' grande, il saluto diventa affettuoso e pieno di gratitudine, come se in quel saluto c'e' tutta la nostra storia condivisa, nel bello e nel brutto.

Mi dispiace quando vedo giovani che devono andare via per lavorare, talenti che potrebbero cambiare le cose, quando vedo giovani che seduti sul muro non hanno nulla da dire o che aspettano il sabato per anestetizzare tutta la settimana fatta di tante cose che sentono e vivono senza poter far nulla per cambiarle.

Il Comune di Capodimonte potrebbe dar lavoro ed attività a tanti giovani non solo nel suo paese ma di paesi vicini, attraverso il turismo, l'agricoltura e l'artigianato, però sembra che tutto peggiori.

Il turismo cala sempre di più e non si vedono idee e progetti concreti per poter cambiare rotta.

Per salvare una barca bucata che rema verso un isola chiusa.

Mi domando perché il tecnico comunale di Capodimonte come Luciano Cimarello sia contemporaneamente anche sindaco di Montefiascone, come fa a gestire i due impegni così importanti,a trovare il tempo,la disponibilità,la pazienza,le idee per sostenere i giovani, le persone dei due paesi.

Domando a lui, chi gestisce l'unica area camper di Capodimonte, l'unico campeggio?

Se sono suoi parenti? Se ci lavora sua figlia,se ci lavora anche lui?

Che differenza c'è tra lui e Berlusconi visto ch'è del Pd?

Ogni volta che vado al Comune di Capodimonte non lo trovo quasi mai e, quell'unica volta che riesco a parlarci, gli squillano sempre i telefoni e il tavolo è pieno di carte, non mi guarda negli occhi e porta avanti più cose, dialoghi e questioni.

Ci sono persone che grazie alla sua disponibilità e prontezza potrebbero cambiare la vita, migliorarla e migliorare il paese.

Chi fa tante cose le fa veramente bene? E perché fa tante cose? E' una persona profondamente insicura ed ha bisogno di sentirsi grande monopolizzando il mercato,le attività,le cariche istituzionali?

Creare una rete dove tutte le persone sono legate ad una sola e dipendono esclusivamente ad essa non e' come la dittatura?

E' difficile curare un male se non si conosce la causa del male, cosi' e' difficile curare un paese ed una nazione se non si percepisce la natura della mente di chi comanda,gestisce,prende decisioni.

I giovani in questa epoca devono essere ascoltati e sostenuti, gli adulti dovrebbero fare da argini non da dighe per canalizzare il flusso del cambiamento.

E' l'acqua che sgretola le rocce formate da anni di errate convinzioni,luoghi comuni ed i giovani sono l'acqua che cambia la storia.

Vorrei incoraggiare tutti i giovani a non mollare, quando trovano persone arroganti, megalomani, manipolatori.

Vorrei dirgli: “non vi preoccupate anche se non riuscite a dire la vostra in quel momento e magari la rabbia vi chiude,anche se abbassate lo sguardo, fate una promessa solenne nella vostra vita,una dichiarazione"

"Io non sarò mai come te"

 Francesco Moschini  - moschini.fra@gmail.com

mercoledì 10 settembre 2014

Altra italia... gli italiani emigrano, in sostituzione arrivano gli immigranti

Gli italiani se ne vanno....



Ormai oltre un quarto della popolazione svizzera è composta da stranieri residenti, di questi il 60 per cento sono italiani. COME MAI? Che siano tutti evasori fiscali come certa propaganda ideologica vorrebbe farci credere?

Vi racconto il caso più recente di cui sono venuto a conoscenza nella mia cerchia di conoscenze.

Una signora del cosiddetto ceto medio, ormai in via di estinzione o quanto meno di emigrazione, possedeva un appartamento di medie dimensioni e di buona qualità, ma non certo di lusso.

Un giorno le pervenne una raccomandata dall’Agenzia delle Entrante con la quale le contestavano che il suo appartamento era di lusso e doveva essere accatastato come tale e doveva pagare tasse arretrate per 88 mila euro. Una bazzecola! La signora ormai piuttosto anziana seppur non certo indigente rimase alquanto turbata e si rivolse a tutti i professionisti che è necessario coinvolgere in un simile caso tra cui: geometra, notaio, commercialista ed avvocato, per le contestazioni pertinenti e l’inevitabile ricorso, che fu vinto, in quanto l’appartamento non era qualificabile come di lusso e lo si sapeva.

Il disturbo per la signora è stato di alcune migliaia di euro di parcelle da pagare ai professionisti, che se fossimo stati in uno stato civilmente serio non sarebbe neppure avvenuta la contestazione, ma in ogni caso la parte in causa perdente avrebbe dovuto pagare ogni spesa, trattandosi oltretutto in questo caso di lite temeraria, se fosse avvenuta tra soggetti privati, ma questa non è una democrazia e meno che mai un paese civile e pertanto lo stato autoritario ha sempre ragione, imponendosi con la forza.

Avendo speso tutti quei soldi, giustamente la signora tramite i suoi tecnici ha fatto chiedere al direttore dell’Agenzia delle Entrate, che era presente durante lo svolgimento dibattimentale del ricorso, per quale motivo avessero mosso quelle contestazioni assurde che un semplice sopralluogo avrebbe facilmente smentito, la risposta del dirigente pubblico stupì per la sua franchezza: “Ci abbiamo provato!”. Esattamente quello che ho sempre pensato, ci provano. E non solo il settore pubblico statale, ormai ci provano anche gli oligopoli delle forniture di servizi, come il gas, l’energia, la telefonia, ecc.. Ci provano ad estorcere denaro all’utenza, quella più debole, ricorrendo a sotterfugi, intimidazioni, vessazioni, trucchi, truffe legalizzate, azzardi, ecc., il peggio del repertorio burocratico e dell’impunità garantita dalla complicità politica.

Il risultato finale fu che la signora in questione, schifata di questo paese, ha venduto il suo alloggio (anzi, sarebbe meglio dire “svenduto”) e si è trasferita nella vicina Svizzera italiana (Canton Ticino), vicina geograficamente ma distante anni luce come civiltà ed organizzazione pubblica. Ne ebbe conferma fin dai primi giorni, in quanto fermata dalla polizia cantonale per un controllo le riferirono che la sua patente non era valida in Svizzera e doveva regolarizzarla. La signora abituata all’Italia si aspettava una sanzione, mentre invece gentilmente i poliziotti la rassicurarono e la istruirono su dove recarsi.

Un venerdì pomeriggio si recò agli uffici della motorizzazione, cosa che in Italia non sarebbe stato possibile perché gli orari sono molto più ridotti ed il venerdì pomeriggio non lavora più nessuno nel settore pubblico, e dopo pochi minuti le dissero che poteva andare che la pratica era impostata e per lei non c’erano ulteriori incopmbenze. La signora stupefatta e preoccupata chiese perché non le dessero qualche foglio timbrato, qualche ricevuta, qualche pezzo di carta. L’impiegata con tatto e determinazione la rassicurò dicendo che non si trovava in Italia ma in Svizzera, che la pratica era informatizzata, se la polizia l’avesse fermata con terminale di bordo avrebbero controllato che la patente giaceva presso la motorizzazione e comunque lunedì mattina gliel’avrebbero consegnata direttamente al suo indirizzo. Le sembrava di vivere in un sogno, un paese magico, invece era solo un paese normale. È l’Italia a non esserlo, ad essere una società malata, marcia, corrotta, immorale, indecente, degradata, e chi più ne ha più ne metta.

E c’è ancora qualcuno che guarda i talk show con i politici come ospiti, che si chiedono come mai si emigra dall’Italia, cercando di convincere che è solo perché non si trova lavoro …

Cav. Dott. Claudio S. Martinotti Doria   www.cavalieredimonferrato.it    claudio@gc-colibri.com