Questo blog nasce per l’esigenza di restituire identità al luogo ed a noi stessi.

Negli anni passati avevo coniato il motto “Una, cento, mille Calcata..” per significare come l’esperimento in corso nel vetusto borgo potesse essere esemplificativo di un nuovo modo di rapportarsi con la natura e con se stessi. Non è certo Calcata, in quanto comunità o località, che va riprodotta ma un modo di percepire la presenza umana nel luogo. Una presenza inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

Infatti - come disse Nisargadatta Maharaj - noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati.

Molto spesso però ho notato che l’uomo tende a dare maggiore importanza al contesto sociale in cui egli vive. E’ nella società umana, con le sue esigenze e movimenti, che si fa la storia e si sancisce la caratteristica di un posto, molto spesso dimenticando l’appartenenza al tutto, ignorando l’inscindibile co-presenza della natura e degli animali. Per tentare di riscoprire le nostre radici naturali, continuando a prendere ad esempio un cero modo di vivere il luogo e nel luogo, ho pensato di affidare le mie riflessioni a questo blog. In esso si parla di Calcata ma anche di tutto il mondo, ma potremmo dire che è un'altra Calcata ed un altro mondo.

Programmi, storie, descrizioni dell’ambiente (sia naturale che umano), poesie, riflessioni… è ciò che troverete in questo blog. Non sarà quindi un sito di servizi, per promuovere il turismo o la speculazione commerciale, ma un luogo di incontro e fusione delle anime.


mercoledì 1 ottobre 2014

L'altra soluzione al "mal comune mezzo gaudio" di Fabrizio Belloni



Ci sono vari modi di affrontare il problema esistenziale di questo squinternato Stivale.

Il mugugno al bar o nei salotti: scarica momentaneamente i nervi, ma è sterile come le dune del deserto. Tutti hanno in tasca la propria soluzione, che, a ben guardare, si risolve quasi sempre nella rivendicazione di interessi personali, senza una visione d’insieme e strategica. 

Legittima polluzione, che conta però come il due di picche.

Poi ci sono i cosiddetti “addetti ai lavori”: politici, imprenditori (?), giornalisti asserviti; pochi hanno la dignità ed il coraggio virile, di affrancare la propria umanità dal volere dell’editore.  La riprova? Gli arrugginiti talk show necessitano di auto pubblicità martellante perché la gente li diserta: sentire la Casta che si dice brava da sola annoia e non ci crede più nessuno.

Ci sono le elezioni, mi contesterà l’imbecille di turno, inconscio schiavo del consumismo. Già, le elezioni. Fasulle e teleguidate, fanno ugualmente paura, al punto che si studiano tutti i modi per evitarle. Fateci caso: tre presidenti del Consiglio consecutivi non eletti, ma nominati dall’uomo buono per tutte le stagioni, l’ex fascista (questa volta minuscolo), l’ex filo nazista, l’ex “carrista” (ai tempi della rivolta Ungherese), l’uomo dal visto permanente per gli SUA, anche ai tempi della guerra fredda, il sublime savojardo napoletano. .

Ora anche il Senato sta per diventare “cosa loro”. Esattamente come le ….. “abolite” Province, delle quali i cittadini non possono più dare indicazioni, se non per interposta Casta. Sulle Province nessuno fa chiarezza. 

Le Regioni potevano diventare troppo potenti e condizionanti: potevano essere mine vaganti nella costruzione di una Nazione e di uno Stato che in larga parte erano ancora quasi medievali. Quindi, forza alle Province, più piccole e meno ingombranti.

La creazione dei Parlamenti regionali fu una ghiotta occasione per la Casta di allungare tentacoli e per gonfiare il portafoglio. Il loro.

E le elezioni? Verificate: l’astensionismo cresce ad ogni tornata. Dovrebbe essere un segnale etico, morale, prima ancora che politico. Per chi vuol capire…..

Inoltre l’elettorato cerca ad ogni tornata il “nuovo”, quello che dice di voler buttare tutti gli stracci per aria. Si cominciò con l’Uomo Qualunque di Giannini, passando via via per Lega, Di Pietro, Bonino, Grillo….. (cito solo quelli più conosciuti). Meteore politiche, destinate al facile tramonto, per il semplice fatto che tutti “giocano nel sistema”, non “contro” il sistema.

Inoltre a chi (come amerei sognare, se fossi più giovane e pieno di illusioni) spera in un rivolgimento, ad uno sconquasso democratico, mi permetto di far notare come l’Italia sia un Paese di anziani, e l’anziano non ha molta voglia di fare rivoluzioni: se c’è da correre, vincono gli acciacchi e l’artrosi. Il fiatone poté più della fede……

Nel frattempo l’Europa, con fatica, cercando di mantenere un aspetto almeno formalmente, “politicamente corretto” (la più grossa ipocrisia del secolo!), va per la sua strada, cioè verso il rafforzamento dell’asse Berlino – Mosca, attorno al quale rinasce la dignità del Vecchio Continente, stuprata dai cow boys yankee, violentata dal consumismo gretto e usuraio, vera mela avvelenata che i sussulti del più egoistico liberal capitalismo hanno lasciato in eredità, vera freccia del Parto. 

A guardare con disincanto la Storia e la Situazione attuale dell’Europa non si può mentire a se stessi: il centro di tutto è ormai a Berlino, con Mosca in attesa di subentrare, nel prossimo giro. Né hanno senso le proclamate affermazioni di democrazia, di uguaglianza di diritti, di parità di funzioni. Sono tutte tavolette, fumo negli occhi. 

E’ sempre e solo la volontà di potenza, il bisogno insopprimibile dell’Uomo, della sua Tribù, della sua Gente, della sua Razza, del suo Stato quello di affermarsi e di dominare. Così è sempre stato e così sarà sempre, nonostante tutti i trucchi, i rossetti, i belletti che si impiastriccino sul viso della realtà contemporanea. Certo, i modi e le azioni sono diverse.

Ma o si capisce che non è quello che ci hanno fatto credere, il dio quattrino, a mandare avanti la storia, o si finisce nello scantinato della casa Europea, fra le cose inutili, vecchie e impolverate.

Ed in Italia?

Illudersi che un moto popolare possa cambiare la situazione, è poesia romantica e inutile.

E allora?

Forse basterebbero mille Carabinieri, magari supportati da Paracadutisti e da Lagunari, con la presenza degli Alpini, che vadano a Roma a far “baccano”. Tutto il castello di carta velina crollerebbe in mezza giornata. Io, che sono un "estremista", dico che forse basterebbe un nutrito reparto di Vigili del Fuoco, con le autopompe: quelli della Casta sarebbero spazzati via come lordura civile, morale, storica e sociale. Ma il mio è solo un sogno ad occhi aperti…. 

Unica soluzione? Se qualcuno ne ha di migliori….


Fabrizio Belloni

martedì 30 settembre 2014

Renzie: "...è iniziata la vendita promozionale di pentole..."


Come stanno andando le cose, soprattutto nel nostro Paese, ci sembra diverse dalle affermazioni trionfalistiche e ottimistiche di Renzi. Non crediamo più ai miracoli, visto che gli investimenti internazionali verso l’Italia non esistono più. Da questi investimenti esteri poteva venire la speranza di superare la crisi.

Su un noto giornale inglese giorni fa è apparso un articolo in cui si chiedeva alle grandi imprese se c’erano ancora spazi d’investimento in Europa. Questa la sintesi del servizio: “…si ci sono ancora possibilità d’investimento, in particolare nei Paesi dell’Est Europa, possibili investimenti anche nella Spagna che sta superando la crisi e, paradossalmente anche in Grecia, porta chiusa invece per l’Italia che con le sue leggi, la sua burocrazia e la sua corruzione si è già scavata la fossa….”

A questo punto cosa commentare di più? E’ inutile sparare slogan “ dai che cela facciamo!”…se poi la realtà è sotto gli occhi di tutti e i sogni, come si sa, muoiono all’alba e l’alba è ormai spuntata. Un dirigente del ministero dell’economia che chiede l'anonimato, avrebbe confidato ad un nostro associato: “… se non si trova un modo serio per uscire da questa crisi, tra non molto si dovranno mettere le mani sugli stipendi e sulle pensioni …. saremo costretti a ridurli come fu fatto in Grecia….”

Ma allora di cosa stiamo parlando? C’è ancora qualcuno che crede ai miracoli? Siamo realisti e cominciamo a pensare di salvare almeno il salvabile. Pensiamo ad un piano B (la sopravvivenza bruta). Purtroppo ci rendiamo conto che la gente ancora non si rende conto su quanto sta per capitarci addosso e questo è dimostrato dall’assurdo comportamento di migliaia e migliaia di persone che, per acquistare un prodotto volubile quanto inutile come l’iPhone6, giorni fa  a Roma si sono messi in coda in una fila di centinaia di metri per ore e ore in attesa che l’Apple Store aprisse.

Molti purtroppo ancora vivono nel mondo dei sogni...


(A.K.)

lunedì 29 settembre 2014

Una fortunata occasione per Luigi De Magistris. Saprà approfittarne?

Una fortunata occasione per De Magistris ed una lezione per Grillo e il M5S!

Facendo il “sindaco di strada” contro lo Stato della criminalità organizzata, del Vaticano e della NATO, Luigi De Magistris ha l’occasione di riscattare quello che non ha fatto nei tre anni e più passati a capo dell’Amministrazione Comunale di Napoli. Eletto nel 2011 sulla base della promessa di mettere l’Amministrazione Comunale al servizio della lotta contro le malefatte e i crimini della Repubblica Pontificia, finora ha tradito i suoi impegni sottomettendosi ai governi di Roma, subordinando alle imposizioni e compatibilità della Repubblica Pontificia e della NATO gli interessi delle masse popolari. Le vicende dell’Amministrazione Comunale di Napoli hanno dato un’ulteriore dimostrazione che la lunga marcia nelle istituzioni della Repubblica Pontificia logora i marciatori che non usano ruoli e risorse per promuovere mobilitazione e organizzazione delle masse popolari contro la Repubblica Pontificia. Ora i vertici della Repubblica Pontificia rigettano De Magistris. Non sono però in grado di annullare quanto resta del suo prestigio presso le masse popolari: questo solo lui può farlo. Sta a lui cogliere invece l’occasione e fare quello che non ha fatto finora.
Il Tribunale di Roma ha condannato De Magistris per le intercettazioni, disposte otto anni fa quando era magistrato a Catanzaro, sui telefoni di Prodi (allora sostituiva Berlusconi al governo), di Rutelli e di altri alti esponenti della RP. La Legge Severino fatta nel 2012 per coprire con un velo di moralismo il carattere criminale e antipopolare dei vertici della Repubblica Pontificia, permette al prefetto di Napoli di sospenderlo dalla carica di sindaco di Napoli (e di sindaco dal 12 ottobre della nascente metropoli napoletana): lo sospenderà se De Magistris non si dimette e se i vertici della RP così decideranno. Pietro Grasso, il capo dell’Antimafia nel periodo in cui la mafia e le altre organizzazioni criminali raggiunsero dimensioni mai prima raggiunte, gli ha consigliato di dimettersi. Napolitano, l’autore dell’accordo Vaticano-Mafia che all’inizio degli anni ’90 portò Berlusconi al governo, non si è ancora pronunciato pubblicamente.
Sarebbe solo una delle tante sordide guerre per bande che agitano i vertici della Repubblica Pontificia se non fosse che De Magistris nel 2011 con il movimento arancione che lo portò ai vertici dell’Amministrazione Comunale di Napoli contribuì alla contestazione della coalizione delle Larghe Intese (PD, FI e partiti satelliti) e della Lega Nord che da vent’anni in qua di quella coalizione è la stampella.
Le amministrazioni comunali nate contestando la coalizione delle Larghe Intese (oltre a Napoli, le altre maggiori sono Milano, Cagliari e con una storia un po’ diversa Parma del M5S) finora sono rimaste soffocate nel legalitarismo. Hanno scelto la sottomissione alle imposizioni del governo di Roma invece di sfidarlo, invece di usare i poteri, il ruolo e i mezzi dell’amministrazione comunale per promuovere la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari a rimediare almeno agli effetti più gravi della crisi sia pure con misure, rimedi e argini provvisori e precari che però rafforzano mobilitazione e organizzazione delle masse popolari, per promuovere iniziative tese ad assicurare un lavoro utile e dignitoso per tutti e l’uso del patrimonio immobiliare e del territorio al servizio delle masse popolari.
Le vicende delle amministrazioni arancione mostrano a Grillo, al M5S e ai riformisti ancora in grado di capire, dove si finisce quando ci si riduce alla lunga marcia attraverso le istituzione della RP anziché servirsi di queste per incoraggiare le masse popolari a mobilitarsi e organizzarsi e per sostenere chi si mobilita e si organizza.
De Magistris finora è stato un maestro negativo: ha mostrato dove si finisce, quali che siano le buone aspirazioni e i buoni propositi, se alla mobilitazione e organizzazione delle masse popolari si antepone l’obbedienza alle autorità e alle leggi della Repubblica Pontificia. Se l’iniziativa dei vertici della RP porterà De Magistris a onorare finalmente gli impegni che fin qui ha disatteso, noi comunisti approfitteremo delle sue attività, le sosterremo e inviteremo tutti gli elementi avanzati a sostenerle.
Contro il governo Renzi-Berlusconi non bastano denunce, rivendicazioni e proteste: occorre costruire l’alternativa, creare le condizioni per costituire il Governo di Blocco Popolare.
I capitalisti nostrani e di altri paesi, i loro portavoce, amministratori e servi si accapigliano tra loro ma non sono in grado di porre fine alla crisi generale del loro sistema. Devono spogliare gli operai, eliminare quello che resta dei diritti strappati durante la prima ondata della Repubblica Pontificia. Più spogliano ed eliminano, maggiori i profitti: in questo sono tutti d’accordo. Ma quanto tirare la corda senza che si spezzi? Per soddisfare il capitale finanziario mondiale (capitale che vuole crescere, una massa che ai prezzi correnti dei titoli dovrebbe essere dell’ordine di 10 milioni di miliardi di dollari, cento volte il PIL mondiale) non basta comunque spremere gli operai. Devono tagliare i redditi dei dipendenti pubblici. Devono eliminare quello che ancora resta delle conquiste di civiltà e di benessere strappate dalle masse popolari durante la prima ondata della rivoluzione proletaria. Devono succhiare i risparmi dovunque le masse popolari ne hanno ancora: che siano soldi, case o altre proprietà. Devono spogliare il ceto medio, spremere i lavoratori formalmente autonomi con imposte, tasse, tariffe, interessi, con affitti e altre rendite, con regolamenti e vincoli, con i prezzi di monopolio. Qui incominciano le divergenze, perché molti capitalisti devono pur vendere e le masse popolari per loro sono clienti: se non hanno soldi, se salari, pensioni, stipendi calano, come comprano? Ma dove i contrasti esplodono più diretti e diffusi è che i campi per fare buoni affari ogni capitalista li trova già occupati da altri capitalisti. Per fare affari li deve soppiantare. “Siamo in guerra”, riassume Marchionne.
Nel nostro paese e in tutto il mondo la crisi generale del capitalismo genera miseria, disoccupazione, abbrutimento e guerra, aggrava e accelera la devastazione dell’ambiente e del territorio. Rende difficile se non impossibile la vita a una parte crescente dell’umanità. Solo le masse popolari organizzate possono porre fine a questo corso delle cose.
Il primo passo per uscire dalla crisi generale del capitalismo è mobilitare gli operai a costituire Organizzazioni Operaie in ogni impresa capitalista, mobilitare i lavoratori delle aziende pubbliche, il lavoratori autonomi, i disoccupati, gli immigrati, le casalinghe, i pensionati e gli studenti a costituire Organizzazioni Popolari in ogni servizio pubblico, in ogni istituzione scolastica e universitaria e in ogni quartiere e paese.
Solo un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare, può attuare un programma che rompa con la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti che impone miseria, guerra e devastazione dell’ambiente. Tutti quelli che godono di qualche autorità presso i lavoratori e le masse popolari, le personalità democratiche della società civile, i dirigenti dei sindacati di base e alternativi e della sinistra dei sindacati di regime, gli esponenti della sinistra borghese non accecati dall’anticomunismo devono costituirsi in Comitati di Salvezza Nazionale che incitino le masse popolari a organizzarsi e sostengano quelli che si organizzano.
NPCI – nuovopci@autistici.org
…………………

domenica 28 settembre 2014

L'Altra Viterbo e l'Altra Santa Rosa... che non approverebbe mai!

FERMATEVI, carissimi consiglieri del Comune di Viterbo. FERMATEVI !


Santa Rosa sicuramente non approva!
E non approvano i viterbesi, quantomeno nella loro stragrande maggioranza.
E sicuramente non approverà la Curia Viterbese.
E sicuramente non approverebbe… Papa Francesco.
E sicuramente… sicuramente non approverebbe la Corte di Conti.

FERMATEVI, allora !
FERMATEVI, carissimi consiglieri comunali di Viterbo, di destra di centro e di sinistra.

Abbandonate, ammesso che realmente queste siano le intenzioni della giunta di Palazzo dei Priori, un’idea che non sta né in cielo né in terra.
Abbandonate quella che altro non è se non… se non una folle idea.

Epproprio: una… idea folle.

Cos’altro può essere, infatti, se non una ‘ folle idea ‘ quella di spendere circa un milione di euro per Santa Rosa ?
Epproprio: un milione di euro, carissimi consiglieri comunali di Viterbo, sempre che la notizia trapelata sulla stampa (e riportata l’altro giorno anche dall’ex amministratore viterbese Roberto Badini ), sempre che - dicevo – la notizia sia realmente fondata e non si tratti di una bufala.

Ma dubito, carissimi consiglieri del Comune di Viterbo, dubito che si tratti di una bufala.
Quando su determinate notizie scende il silenzio… quelle notizie non possono non puzzare.
Quando nessuno si sforza di smentirle o ha il coraggio di ammetterle, vuol ire che – sulla notizia – c’è l’ordine di fare scendere… il silenzio mafioso.

Fatto sta, carissimi consiglieri comunali di Viterbo, fatto sta che a tutt’oggi dalla Sala d’Ercole non s’è alzata nessuna voce.
Né a favore, né contraria.
E la stessa cosa vale per la stampa.

Epproprio: la stampa locale.
Eccerto: la stampa ‘ domestica ‘ come oramai l’ha (ri)battezzata il sottoscritto.
Tutti zitti.
Nessuno fiata.
Nessuno… ‘ riporta ‘ chi ancora ha onestà sufficiente per parlare.

Essì: due miliardi delle vecchie lire per la Macchina di Santa Rosa.
Eggià: due miliardi delle vecchio lire per la Macchina di Santa Rosa 2015- 2019 con l’alibi – ancora una volta - dell’Unesco.

Vuoi vedere che aveva ragione quel giornalista ( di stampa nazionale, ovviamente) che tempo fa ebbe a sottolineare come – di solito – la ‘ targhetta Unesco ‘ decreti la fine delle località definite ‘ patrimonio dell’umanità ‘ nella folle ricerca da parte degli uomini  di farle diventare le… uniche meraviglie del mondo, le uniche… macchinette per fare soldi ?

Epproprio: la Macchina di Santa Rosa… ottava meraviglia del mondo !
Eccerto: la Macchina di Santa Rosa… macchina stampa soldi !

E’ questo, carissimi consiglieri comunali di Viterbo, l’alibi dietro il quale intendereste giustificare questo spreco di denaro ?
Due miliardi delle vecchie lire quando – in vecchie lire – laMacchina di Santa Rosa costava, in realtà…quattrocento milioni ?
Quattrocento milioni, ossia… ossia… duecentomila euro ?
Come si fa ad arrivare, oggi, ad un milione di euro, due miliardi delle vecchie lire carissimi consiglieri comunali di Viterbo ?

FERMATEVI !

Se siete in buon fede… se siete in buona fede…FERMATEVI e riflettete: in questo modo ‘ uccidereste ‘ Santa Rosa.
Nemmeno San Gennaro costa, alla città di Napoli, quanto costerebbe ai viterbesi Santa Rosa.
In questo modo ‘ uccidereste’  la Macchina di Santa Rosa .
Nessuna delle altre ‘ Macchine a spalla ‘ recentemente elevate a patrimonio intangibile dell’Umanità dall’Unesco, nessuna delle altre Macchine – dicevo – ha simili costi a carico della comunità.
L’Unesco potrebbe intervenire e ‘ revocare ‘ la concessione.

FERMATEVI, dunque.

In questo modo ‘ uccidereste ‘ la stessa tradizione ‘ di fede ‘ rappresentata dalla sera del 3 settembre di ogni anno da secoli e secoli e secoli e secoli, da centinaia e centinaia di secoli a questa parte.
‘ La fede ‘ , infatti, non costa in termini di denaro, carissimi consiglieri comunali di Viterbo.
In questo modo ‘ distruggereste ‘ lo stesso Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa.
I Facchini di Santa Rosa, infatti, non sono diventati i protagonisti indiscussi della sera del 3 settembre per portare sulle loro spalle ,gratis, quello che per altri diventerebbe invece un sin troppo evidente… un sin troppo ‘ sfacciato ‘ business.

Epproprio, carissimi consiglieri comunali di Viterbo.
FERMATEVI.
FERMATELI !

 FERMATE chi vuole trasformare Santa Rosa in un business dato che… dato che dove c’è business alla fine non può non esserci… MAFIA.

E un milione di euro per Santa Rosa è… business.
Altro che… business !
Due miliardi di vecchie lire per Santa Rosa sono…business.
Altro che… business.

Evitiamo, allora che Santa Rosa diventi l’ennesimo business italiano a disposizione… delle mafie locali, nazionali e internazionali.

Sissignori, evitiamolo.

Santa Rosa è e deve rimanere la ‘ santa bambina ‘ che lotta contro tutto ciò che è ingiusto.
Ed il business è tra le cose più ingiuste che possano esistere dato che per diventare tale non può rispettare le regole.
Nossignori, carissimi consiglieri comunali di Viterbo.
FERMATE IL SINDACO MICHELINI nel caso in cui dovesse essere lui a volere questa pazzia.
E se non dovesse essere lui, fermate chiunque altro.

Epproprio: una pazzia.

Una pazzia mentre c’è chi a Viterbo ‘ litiga ‘ sulla TASI; se sia troppo pesante per i viterbesi o se più leggera sarebbe stata insopportabile (come peso) per il Comune di Viterbo.
Una pazzia mentre i viterbesi si lamentano perché la città è sporca.
Una pazzia mentre i viterbesi si lamentano per le strade groviera al centro ed in periferia.
Una pazzia mentre la città si lamenta perché non decolla il turismo.
Una pazzia mentre l’Associazionismo fa presente di essere arrivato al limite delle sue possibilità di dare.
Una pazzia mentre il volontariato fa presente di non potersi più sostituire alle istituzioni.

Eccerto: mentre Viterbo piange, insomma, SANTA ROSA… SE LA RIDEREBBE ?

Essì.
EggIà.
Epproprio.

Un milione di euro per Santa Rosa… essivoglia a ridere !
Due miliardi di vecchie lire per la Macchina di Santa Rosa… essivoglia a ridere ( chi ci metterà le mani ).

FERMATEVI, allora.
FERMATE il concorso di idee.

Quale ‘ tradizione ‘ viterbese potrebbe essere in grado di recepire il miglior cervello di questo mondo che però… che però non vivesse e non sentisse la tradizione, che non sentisse e non vivesse quella fede in Santa Rosa che è alla base della tradizione stessa ?
Anche il ‘ concorso di idee ‘ potrebbe dunque rischiare di diventare… strumento di business, con tutte le conseguenze del caso, carissimi consiglieri comunali di Viterbo.

La Macchina di Santa Rosa è ‘proprietà tangibile   ‘ del Comune di Viterbo e ‘ patrimonio tangibile ‘ di tutti noi viterbesi.
Non permettiamo, non permette dunque alle ‘ mafie ‘ di… farci un pensierino.
Santa Rosa è ‘ patrimonio intangibile ‘ di tutti noi viterbesi, che c’azzeccherebbe il grande architetto che magari viene da chissà dove?!

Se si vogliono cambiare le regole, anche guardando alle necessità ‘ tangibili ‘ della città di Viterbo e dei viterbesi in questo momento così difficile di crisi per la maggior parte delle famiglie, se si vogliono cambiare le regole – dicevo – si può fare.

Fate la FONDAZIONE, unico strumento per impedire  eventuali  business ed inevitabili interessi di … imprecisata natura.

Mettete un premio di 100.000 euro per il bozzetto vincente e per il resto… per il resto se ne occuperebbe il Comune, a cominciare dalla realizzazione materiale del progetto vincente.
A costi reali, non… a costi da business !

Tanto Santa Rosa… tanto Santa Rosa…  sino a quando sarà ‘ relegata ‘  alla sola serata del 3 settembre, al solo trasporto della Macchina di Santa Rosa, non sarà mai… non potrà essere mai occasione di legittimo business religioso per la città di Viterbo, per tutti noi viterbesi.

Nossignore.

Al massimo… al massimo potrà diventare business per qualcuno in particolare.
Ed allora… allora Santa Rosa sarà… Santa Rosa diventerà…
essì…
eggia…
epproprio…
Santa Rosa… Santa Rosa diventerà tutt’altra cosa.

Santa Rosa… Santa Rosa delle mafie !


O no ?


Senatore Michele Bonatesta

sabato 27 settembre 2014

Vita da montanari e Fiori di settembre – Prose poetiche di Stefano Andreoli e Teodoro Margarita

vita in montagna

Vita in montagna, che noia…
Qui in montagna la vita è dura. Durissima. E’ il sole a tirarti giù dal letto e sempre lui a rimboccarti le lenzuola a fine giornata. Qua si accende il camino ad agosto e la terra è così dura che piega la zappa e ti rosicchia la schiena. Dopo una settimana vengono dei calli alle mani su cui puoi spegnerti le sigarette. Qui i marmocchi nascono già con due dita di pelo sulla pancia. Non c’è nessuno che può portarti la pizza a casa, non ci sono McDonald’s in cui ammazzare qualche anno di vita, non ci sono quei supermercati così grandi in cui ci metti mezzora per scegliere un dentifricio del cazzo. E la gente… uh, i montanari sono degli avvinazzati cronici che tra bestemmie e scatarrate, ti parlerebbero tutto il santo giorno rigorosamente in un dialetto strettissimo, di trattori, di legna, di clima, di funghi e di un bel paio di tette. Al posto dei santini nel portafoglio hanno le carte da briscola. Qui ci si nutre solo di tigelle, gnocco fritto e ciccioli. Trovi lo strutto anche nella verdura oramai. Nonostante la giornata più nera, tutto si puo’ risolvere in una serata all’unica osteria del paese. Ovvio che da qui non si vede l’ora di scappare appena finita la scuola.
Però basta aprire la finestra e trovare un’alba che fa sanguinare le cime dei monti e che ti ricorda quanto sia importante la libertà. Si acquistano solo prodotti locali da vecchie massaie perfezioniste o da panzoni dall’aria bonaria, facendo a gara per trovare il formaggio più gustoso, la farina più buona, la gamba di porco più saporita. Sopravvive chi riesce ad autoprodursi di più, il resto è solidarietà tra vicini e rinunce. Perchè la montagna screma il superfluo. Quello che non serve, resta in città. Le persone sono grossolanamente genuine e cristalline come innocenti bambini rinchiusi nei loro box, saggi amareggiati dal tempo in grado di parlare solo con le mani e con lo sguardo. Basta uscire di casa e scoprire sentieri lunghi come autostrade pronti a portarti più vicino a te stesso. Di notte c’è un silenzio divinamente spaventoso, interrotto solo dai grilli e dal luccichio delle stelle che ritornano a mostrarsi dopo tanto tempo che erano rimaste nascoste. Qui bisogna cavarsela, bisogna inventarsi… questa austerità obbliga a ripiegarsi in se stessi fino a ritrovare quell’umanità che il chiasso delle città aveva fatto smarrire. Qui si vive grazie alla nostalgia. Nella penuria, nella fatica e nella solitudine, il cibo e la vita a volte riacquistano il loro sacro valore.
Stefano Andreoli
……………….

Fiori settembrini
Fiori di settembre
Sono abbondanti, piccoli e lilla, sono i settembrini, sono piccoli astri, non profumano tanto ma sono infiniti. Le api accorrono in tante a suggere il miele ed io sono felice di averli riprodotti un po’ dappertutto qui a Cranno. Se ne volete ve ne dono volentieri. Basta prelevare un ciuffo con le radici e spostarli dove volete, attecchiscono facilmente e diventano infestanti. Utilmente infestanti, se disponete di una scarpata da coprire e non volete più perdere tempo a decespugliare, i settembrini con la loro massa vi risparmiano il lavoro ed accolgono, cosa utilissima, moltitudini di api da poter nutrire, e farfalle a frotte, questi umili fiorellini si prestano a risolvere tante cose. E poi, avete visto nel mio album fotografico, grazie alla paziente Loredana che ha fotografato tutto, seguendomi passo passo, amorevolmente, documentato tutto, come son belli. Sono fiori di settembre, accanto, quelli che a me piacciono di più, anemoni, cosmos, cosmee, le superbe tithonie, i tagete dai colori caldi, fioriscono altri ma sono i settembrini i più numerosi.
Segno di queste settimane di luce, un settembre mite che ci ha donato giornate di sole. Un settembre che si farà ricordare, questo del 2014, a me ha recato l’amore, a voi? E settembre mi ha recato questa messe di fiori. fiori che sono disposto a condividere. Semi, per quelli annuali e biennali, direttamente dei cespi, per i settembrini, se venite a trovarmi. Buona fine mese, grazie ai molti che hanno espresso il loro gradimento e non solamente in queste pagine. A presto, con le mele di ottobre.
Teodoro Margarita

venerdì 26 settembre 2014

Informazione - L'altra campana.. e la voce del padrone



Dare una occhiata ai titoli dei quotidiani, specialmente alle pagine politiche ed economiche, è come camminare in una piazza popolata da borsaioli, ladri, truffatori e giocatori dei tre bussolotti: se li conosci li eviti.

Se invece credi a quello che dicono, l'inganno fraudolento è pressoché garantito, una trappola pronta a chiudersi appena ci entri.

Questo probabilmente a causa del fatto che non esistono più giornalisti: esistono i comunicati di agenzia dei padroni, ed educati impiegati di ufficio che per vivere li traducono in qualche modo in articoletti-fotocopia (non ce l'ho con i giornalisti: conoscendone alcuni, ho raccolto varie miserevoli storie sulla loro attuale condizione sotto ricatto, e non li invidio..).

"La voce del padrone" non stampa più musica, come ai bei tempi della splendida etichetta discografica col cane che ascolta il grammofono: stampa informazione. E, come il cane, il pubblico, chissà perché, la segue, scambiandola per vera.
Una vita da cani, insomma, meglio cambiare abitudini.
Chi proprio non può disintossicarsi dal consumo, può sempre impiegare un utile semplice antidoto: leggi qualcosa sui giornali ? Deducine che è vero il contrario. Ti sbaglierai pochissime volte (per esempio, le pagine dei morti di solito sono credibili, è abbastanza raro che sia annunciato defunto un vivo, casomai capita il contrario, che uno spacciato per vivente sia in realtà un defunto zombie, e per esempio stia al governo, un posto adatto). 

Un esempio di "altra campana"....

"Gli americani hanno sempre bisogno di ‘punire’ qualcuno, si tratti di Iran, di Milosevic, di Talebani, di Saddam, di Gheddafi. Sta nella loro cultura protestante. Un tempo, non tanto lontano, i bambini e le bambine riottosi venivano fustigati davanti a tutta la famiglia, a culo nudo per umiliarli (nelle scuole inglesi è esistita per tutto l’Ottocento e oltre, la pratica del ‘flogging’: frustare lo studente o la studentessa indisciplinati davanti a tutta la classe, con le vesti rialzate o i calzoni abbassati -Abu Ghraib si spiega anche così). Sono sempre lì a segnare ‘linee rosse’ invalicabili, ‘diritti umani’ inviolabili in nome di una morale (Saint-Just avrebbe detto una ‘virtù’) superiore, la loro. Io non riconosco agli americani alcuna superiorità morale. Hanno cominciato con un genocidio infame e vile (winchester contro frecce), usando anche le ‘armi chimiche’ del tempo (whisky) per distruggere un popolo spirituale come i pellerossa (e adesso si scandalizzano per gli iazidi).

Durante la seconda guerra mondiale bombardarono Dresda, Lipsia, Berlino uccidendo volutamente milioni di civili col preciso scopo, dichiarato dai loro comandi politici e militari, di «fiaccare il morale del popolo tedesco». 

Sono gli unici ad aver usato l’Atomica, e Nagasaki venne tre giorni dopo Hiroshima quando si conoscevano i suoi spaventosi effetti. Sono l’unico Paese occidentale ad aver praticato la schiavitù in epoca moderna, scomparsa in Europa dalla fine dell’Impero romano. Hanno avuto l’apartheid fino al 1960, salvo scagliarsi subito dopo contro quella sudafricana che qualche ragione in più ce l’aveva.  Io non sto con l’Isis. Ma l’ipocrisia americana mi fa più ribrezzo dei tagliatori di teste islamici".
Massimo Fini. (Fonte: Il Fatto Quotidiano).
Già, le cose stanno proprio così.

Anche perché, oltretutto, è inutile credere che il problema dei "tagliatori di teste" possa positivamente occuparsene chi taglia industrialmente teste, pance, gambe, braccia, piedi, in continuazione, come gli statunitensi con il loro eserciti terroristici e i loro bombardamenti sugli abitati civili in ogni angolo del mondo.

Chi volesse davvero affrontare il problema del "terrorismo" dovrebbe cominciare eliminando governo ed esercito degli Usa, di Israele, e dei loro alleati.
Poi, casomai, si potrebbe anche discutere del resto, naturalmente.
Ma le priorità vanno rispettate, bisogna cominciare dalla radice del problema.
Quanto meno, per la parte che ci riguarda, come cittadini europei, membri di nazioni alleate con i due governi più terroristi del pianeta.

Vincenzo Zamboni

giovedì 25 settembre 2014

Eunucazione democratica: "Il rottamatore colpisce ancora!" - E quel che c'è da sapere sull'Art. 18

Eunucazione. Annunciazione. 




Ci annunciarono l'arrivo del ''rottamatore'' di persone, di quelle persone che occupano le sedie nel suo partito.  
resto sbigottito e prendo atto che esistono ancora persone capaci di ''rottamare altre persone''. 
Il soggetto ''rottamatore'' - che ha già visitato la villa del bunga - ''prima colpisce nel suo partito, ma chi non lo era ....'' .
e prendo atto che la società imbocca la solita via delle chiacchiere invece di innalzare la bandiera del valore della dignità, invece di considerare che ''il riconoscimento della dignità inerenti a tutti i membri della famiglia umana costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo'' - è l'apertura della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.   
Quel rottamatore  ''poi colpisce l'art. 18, ma .......''
l'art. 18 ha - fin'ora - impedito la ''rottamazione'' di persone ''lavoratori-dipendenti'', ed è sopravvissuto ai feroci e potenti attacchi per farlo scomparire. 
più precisamente, l'art. 18 ha - fin'ora - impedito la ''pratica'' del disconoscimento della citata dignità umana, quella che viene proclamata ''intoccabile'' dalla legge fondamentale tedesca, tedesca.
Senza alcun motivo viene licenziata una persona umana ......... attenzione a quel licenziatario, attenzione alla sua resistibile ascesa.
Allo stato bisogna erigere le barricate, altro che difesa dell'art. 18 a parole.  

Vito de Russis   



Note integrative: 

L’art. 18 è uno degli ultimi baluardi giuridici che rimangono per rendere effettivo l’articolo 1 della costituzione. Quello che manca come elemento di analisi in tutti i dibattiti ed in tutta la propaganda di regime è che l’articolo 18 non limita in alcun modo la libertà imprenditoriale del datore di lavoro, ma tutela contro i LICENZIAMENTI ILLEGITTIMI, ovvero quelli senza giusta causa e senza giustificato motivo.
la libertà di licenziare è sempre esistita. Da avvocato del lavoro, sono anni che faccio cause per impugnare licenziamenti, alcune si vincono ed alcune si perdono.
Esistono i licenziamenti DISCIPLINARI, PER GIUSTIFICATO MOTIVO (CRISI E RISTRUTTURAZIONI AZIENDALI) GIUSTIFICATO MOTIVO SOGGETTIVO (SOPRAVVENUTA INIDONEITà DEL LAVORTORE, ECCESSIVA MORBILITA’), COLLETTIVI (CRISI AZIENDALI).
Una azienda seria che rispetta le regole non si troverà mai ad avere a che fare con l’articolo 18.
I licenziamenti illegittimi perchè privi di giusta causa e giustificato motivo mascherano licenziamenti discriminatori impossibili da dimostrare o che non possono essere considerati tali in base alla definizione legislativa (che prevede motivi razziali, religiosi, di sesso etc).
Ho assistito a licenziamenti collettivi intimati a tutti gli iscritti al sindacato più combattivo (e solo a quelli), licenziamenti individuali disciplinari e non, intimati a lavoratori che pretendevano il rispetto dell’orario di lavoro, delle ferie, il pagamento delle retribuzioni.
L’articolo 18 rende (o meglio rendeva prima della legge Fornero) antieconomico l’esercizio arbitrario del potere di licenziare da parte del datore di lavoro, prevedendo pesanti sanzioni economiche in caso di impugnazione del licenziamento e suo annullamento in tribunale.
La cancellazione dell’art. 18 renderà conveniente licenziare, il gioco varrà la candela.
Tutti i diritti dei lavoratori saranno sottoposti al ricatto del posto del posto di lavoro e diventerà un rischio fare qualsiasi rivendicazione.
Già oggi con la liberalizzazione dei contratti a termine i lavoratori mi chiamano e poi mi dicono “aspettiamo a vedere se mi rinnovano il contratto, poi semmai gli scriviamo una lettera”.
Questo è il risultato, stanno reintroducendo la schiavitù.
Ciao, Dario

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Niente livore, ma una ragionevole e ragionata analisi dei fatti, al di fuori del mio caso personale.
Stanno preparando una modifica delle pensioni, che forse attenua la Fornero, proposta Damiano e Baretta, ma che rischia di penalizzare di nuovo i Quota96, oltre chequelli nati negli anni successivi prevedendo delle penalizzazioni se si va in pensione prima dei 66 anni! Io mi sono arrabbiato sulla questione dei poteri dei DS e sulla "riforma " della scuola, che è la stessa che ha presentato la Gelmini, insieme all'Aprea, la hanno presa da loro, hanno cambiato i nomi dei presentatori e la hanno riciclata, senza vergogna, dopo che per anni è stata combattuta anche da parte del loro elettorato. Francesco