martedì 31 maggio 2016

Lettera al presidente Mattarella per l'abolizione della parata militare del 2 giugno

Al Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella Palazzo del Quirinale - Roma 



Egregio Presidente Mattarella, in occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica, desideriamo sottoporLe una nostra proposta, comunicarLe un nostro apprezzamento, farLe alcune domande ed illustrarLe una nostra Campagna. La proposta Non capiamo, signor Presidente, perché il 2 giugno – data che celebra la nascita referendaria della nostra Repubblica – sia consegnato nei festeggiamenti ad una parata militare, ossia ad una esaltazione ed evocazione di quello spirito di guerra che – come Ella ha recentemente ricordato – non ha mai assicurato nè stabilità nè progresso, al contrario della pace. Anche alle luce delle sue recenti parole pronunciate ad Asiago, davvero non riusciamo a capire perché non siano chiamate a sfilare il 2 giugno le forze di pace, che difendono i diritti sanciti nei principi fondamentali della Costituzione che "ripudia la guerra", a cominciare dal diritto al lavoro. La presenza di una delegazione di Sindaci non modifica il carattere militare della sfilata e della parata. 

Per questo le chiediamo, signor Presidente, di abolire definitivamente questa anacronistica parata di armi e di armati e di fare della Festa della Repubblica una vera festa di popolo, una festa di pace, diffusa nel Paese ed anche animata significativamente dai giovani volontari in servizio civile. L'apprezzamento Abbiamo molto apprezzato il suo intervento ad Asiago, lo scorso 24 maggio, in occasione delle "celebrazioni" per il centenario della "grande guerra". Condividiamo la Sua condanna senza appello: "la guerra, ogni guerra, è un moltiplicatore di lutti e di sofferenze". Condividiamo le Sue analisi circa le ragioni che portarono a quella "guerra crudele e fratricida": "la volontà di potenza e gli egoismi nazionalisti spinsero gli Stati, lentamente ma inesorabilmente, come su un piano inclinato, verso il baratro del conflitto". 

Condividiamo, infine, le Sue considerazioni sulla costruzione della pace come unica possibilità di assicurare il benessere: "è stata la pace, non la guerra, ad assicurare stabilità e progresso. E' stato il dialogo, non lo scontro, a permettere le grandi conquiste civili, economiche e sociali di questi settanta anni. Sono state le intese, le alleanze non aggressive, le unioni a livello sovranazionale, e non le chiusure e le barriere, a garantire al nostro Paese, e agli altri, la libertà, la democrazia, il benessere, lo sviluppo". 

Le domande Ci permettiamo di rivolgerLe alcune domande, in merito al ruolo che il nostro Paese sta svolgendo all'interno di quella che papa Francesco definisce "la terza guerra mondiale diffusa". Ma non per questo meno crudele e fratricida. La prima domanda che Le rivolgiamo riguarda la preparazione della guerra: perché il nostro Paese consuma oltre 23 miliardi di euro del bilancio annuo dello Stato in spese militari – collocandosi così tra le prime dodici potenze militari al mondo - anziché in spese civili e sociali, nelle quali si colloca invece agli ultimi posti in Europa, come dicono gli indicatori internazionali? In questo modo anche il nostro Paese contribuisce considerevolmente a quella cifra complessiva – mai toccata prima - di 1.700 miliardi di dollari che nell'ultimo anno sono stati spesi nel mondo dalla "volontà di potenza" degli Stati. Contribuendo ad inclinare ancora il piano della guerra di tutti contro tutti. 

E' stato calcolato che con porzioni di questa cifra potrebbero essere raggiunti gli Obiettivi ONU del Millennio per sconfiggere fame, ignoranza e malattie e, contemporaneamente, debellare guerre e terrorismo. La seconda domanda riguarda la produzione e il commercio delle armi. Come Lei sa, Presidente, nonostante il nostro Paese si sia, da tempo, dotato di una legge restrittiva sul commercio delle armi (la 185/90), la recente relazione del Governo al Parlamento sul commercio internazionale delle armi mostra come l’export italiano sia praticamente triplicato nel 2015, con un incremento del 186% rispetto al 2014. Una esplosione senza precedenti, come senza precedenti è l’esplosione delle guerre sul pianeta, del terrorismo diffuso, della fuga dei profughi, della tragedia dei nuovi muri, che anche Ella, Presidente, ha stigmatizzato. 

Anche le armi italiane – che sparano in quasi tutti i conflitti armati del Pianeta – contribuiscono ad avvicinare questa "terza guerra mondiale". Allora, se non vogliamo essere ancora complici della immane tragedia in corso, è tempo di investire urgentemente nella riconversione civile dell'industria bellica. Sappiamo bene, signor Presidente, che queste decisioni non dipendono direttamente dalla Sua volontà, anche se il suo ruolo di "capo delle Forze Armate" e di "presidente del Consiglio supremo di difesa" renderebbe particolarmente autorevole un Suo autorevole pronunciamento su queste specifiche questioni, in sintonia con quanto sta facendo fin dall'inizio del pontificato papa Francesco. 

La Campagna E' anche in base a queste riflessioni che il Movimento Nonviolento – fondato da Aldo Capitini e Pietro Pinna – che ci onoriamo di rappresentare e che da oltre mezzo secolo si impegna a preparare la pace anzichè la guerra, oggi promuove e sostiene la Campagna "Un'altra difesa è possibile" per l'istituzione del "Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta", con pari dignità della difesa militare e armata, per la realizzazione piena degli articoli 11 e 52 della Costituzione italiana. La relativa proposta di legge, già depositata in Parlamento e sottoscritta da 74 deputati di vari gruppi politici, ha lo scopo di dotare il nostro Paese dei mezzi e degli strumenti idonei e alternativi alla guerra per promuovere "il dialogo, le intese e le alleanze" tra i popoli – come Ella giustamente ricorda - capaci di intervenire nei conflitti prima che essi degenerino in guerre con attività di prevenzione, durante con strumenti di mediazione e interposizione, e dopo con capacità di promuovere la riconciliazione. Per queste ragioni auspichiamo che – al più presto – la proposta di legge possa essere calendarizzata, votata in Parlamento e giungere sul Suo alto scranno per la firma definitiva. Voglia, signor Presidente, accogliere la nostra stima e i nostri auguri per la Festa della Repubblica che ripudia la guerra. 

Per il Movimento Nonviolento Pasquale Pugliese Segretario e Massimo Valpiana Presidente Movimento Nonviolento via Spagna, 8 - Verona 
Lì, 30 maggio 2016

lunedì 30 maggio 2016

Immigrazione coatta e mascherina dell'ossigeno



In aereo, tra le indicazioni di sicurezza, si avvisano i passeggeri che se succede qualcosa di grave è necessario infilare la mascherina dell'ossigeno, prima e sé e poi al vicino che eventualmente non vi fosse riuscito.
"Prima a sé stessi".
Perché ? 
Per egoismo ?
Niente affatto, la conduzione di un aereo deve essere razionale, non emotiva.
La spiegazione è facile: se non riesci a mettere la maschera a te men che meno riuscirai a metterla al tuo vicino, provocando così semplicemente un danno doppio.


Bene, ora ognuno può riflettere sulle folli politiche di "immigrazione", che vengono favorite verso dove NON c'è lavoro, e soprattutto NON c'è reddito (la quota salario neocapitalista continua a decrescere, e con il ricatto della concorrenza di nuova manodopera a basso costo calerà ancora).


Si deduce quindi facilmente verso dove stiamo andando, seguendo i sogni neoimperialisti europei, ispirati al vecchio piano Kalergi.


Eppure il vecchio Karl Marx, nel Capitale, aveva avvisato tutti riguardo l' esercito di forza lavoro di riserva della politica coloniale.


Si ricordi che il soccorso e l'asilo (due concetti distinti e diversi) sono ben normati dal diritto nazionale e internazionale (tra cui le Convenzioni di Ginevra), e sono naturalmente doveri entro i termini di tale diritto.


E' noto che lo stato italiano, assieme ad altri complici internazionali, ha bombardato, invaso ed occupato la Libia, devastandola e distruggendola.


Il che significa che quantomeno, dopo questa feroce violazione del diritto internazionale, avrebbe mezzi strumenti e modi per impedire la emigrazione/immigrazione illegale fin dall'origine delle coste africane.


Non lo fa, con evidente complicità ai programmi di ristrutturazione neonzazista europea, misure antipopolari ed antiproletarie, con grave danno di tutti.
Si invita a ripensare storicamente i precedenti episodi di Anschluss tedesco: quello d'Austria e quello di DDR.


Oggi il tentativo di Nuovo Anschluss è sull'Europa intera, come ai tempi del Terzo Reich.


E’ razzismo la colonizzazione, e lo è anche la importazione di mano d’opera a basso costo.


Anche ad Auschwitz si aprivano i cancelli: per far entrare gli schiavi.


Vincenzo Zamboni

domenica 29 maggio 2016

Intervista della Pravda a Fulvio Grimaldi, su Libia e paesi arabi




Primavere arabe:
un’intervista con Fulvio Grimaldi


Sono passati poco più di cinque anni dall’inizio delle “primavere arabe” e tutti i Paesi che le hanno sperimentate hanno subito sconvolgimenti che hanno cambiato drasticamente il loro volto.
La Tunisia è stata la più fortunata perché il cambio di regime, orchestrato abilmente dalle potenze Occidentali, ha portato con se un minimo spargimento di sangue mentre l’Egitto ha rimediato da poco allo sfacelo dei Fratelli Musulmani con una sorta di restaurazione militare ad opera del generale al-Sisi, il cui futuro però è ancora incerto.
Per converso, la Libia è stata interamente distrutta ed il suo leader, Gheddafi, ucciso barbaramente. La Siria è ancora in guerra contro milizie assassine iniettate dall’esterno, salvata solo dalla determinazione del suo popolo migliore e dall’intervento di alleati esterni.
Abbiamo cercato di fare il punto della situazione, ponendo alcune domande a Fulvio Grimaldi, giornalista italiano e corrispondente di guerra che ha trascorso molto tempo in Medio Oriente. In particolare, l’ultima riguarda la nostra Italia che ha partecipato e partecipa a tutte le recenti guerre coloniali americane. Infatti, come già scrisse Dante secoli fa “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero...” c’è da chiedersi cosa il destino riservi al nostro Paese.

1) Signor Grimaldi, vorrei iniziare l’intervista con questa domanda: come era la Libia prima dell’intervento Occidentale?
R) A vederla, a frequentarla era un paese sereno, pacifico, gentile, con una convivenza armoniosa tra tutte le componenti (tribù e settori sociali), con l’eccezione di uno sparuto grumo di irriducibili integralisti islamici, da sempre “curati” dai servizi occidentali nell’estremo oriente del paese. Particolarmente colpiva l’atteggiamento ospitale ed equo nei confronti degli immigrati dai paesi africani, 2,5 milioni di persone che godevano degli stessi diritti dei cittadini libici. Sul piano dei dati, bastano quelli dell’Indice di Sviluppo Umano dell’ONU che ponevano la Libia al primo posto nel Continente per distribuzione della ricchezza, servizi sociali, emancipazione delle donne, sanità, istruzione, lavoro, casa. Era un primo esempio di democrazia diretta. Intollerabile per l’imperialismo.

2) La NATO-democrazia è arrivata in Libia a suon di bombe. Ma che cosa è diventata adesso la ex Jamahiriya, a distanza di 5 anni dalla guerra?
R) E’ sotto gli occhi di tutti il “caos creativo” che l’Uccidente, la Nato, gli Usa, lasciano nei luoghi su cui non riescono ad esercitare un dominio coloniale diretto e assoluto. Resuscitando rivalità tribali secondo la regola del divide et impera, iniettando nel paese il mercenariato jihadista coltivato in Turchia e nel Golfo, hanno disgregato un’unità nazionale che Gheddafi e il gruppo dirigente libico erano riusciti a forgiare dalla macerie sociali ed economiche del colonialismo. Non solo, la formidabile volontà e capacità costruttrice del leader libico aveva anche gettato le basi per un’unità africana anticolonialista, fondata su una moneta comune, telecomunicazioni comuni, cooperazione economica su vasta scala. E’ stato forse questo, per l’Occidente, la sua colpa maggiore.

3) Che ne è stato del popolo libico?
R) E’ una tragedia immensa sul piano della coesione nazionale, della situazione sociale, della frammentazione operata dagli islamisti, usurpatori del potere a Tripoli e dagli jihadisti Isis importati. Personalmente, però, sono convinto che nel cuore del popolo libico, non manipolato e coinvolto negli scontri fratricidi, rimanga, insieme al rimpianto della Jamahiriya, la consapevolezza di essere una nazione.

4) Si parla di un governo di unità nazionale e di stivali (Occidentali) sul terreno, che ancora però non ci sono.  Secondo lei, quanto è lontana la pace in Libia?
R) Temo lontanissima. Gli avvoltoi dell’Occidente, una volta giustificato il proprio intervento diretto con l’alibi del jihadismo, riprenderanno il controllo di tutte le installazioni petrolifere e non le molleranno facilmente. Cercheranno di lasciare il resto del paese, impoverito e privato delle proprie risorse, in mano a predoni e ai Fratelli Musulmani, da sempre forze di complemento del colonialismo.

5) Cambiando Nazione ma non scenario, la Siria ha subito le stesse attenzioni NATO-democratiche della Libia, per il momento con risultati diversi. Per quali motivi?
R) La Siria ha da sempre vantato una fortissima coesione sociale, che abbracciava in un unico progetto nazionale e arabo tutte le componenti etniche, religiose, tribali. Questo le ha permesso di dotarsi di un forte e motivato esercito. In più l’impedimento alla No Fly Zone dovuto al veto di Russia e Cina ha impedito la libizzazione della Siria a suon di bombe. La fantastica resistenza di popolo, milizie e forze armate, ora al 6° anno, ha poi avuto un sostegno decisivo dall’intervento russo, il primo e unico che ha affiancato le truppe di Assad nei confronti dei mercenari Daish e al-Nusra.

6) L’intervento russo ha scompaginato la situazione sul campo portando anche alla liberazione di Palmira. La Russia ha dimostrato una civiltà superiore rispetto alle nazioni Occidentali?
R) Non so se si tratta di parlare di “civiltà”. Sicuramente, se civiltà è anche rispetto del diritto internazionale e difesa della sovranità e autodeterminazione dei popoli, la Russia si è dimostrata civilissima a fronte di autentici barbari che non si fanno scrupolo di utilizzare subumani tagliatori di teste e stupratori per conseguire i loro fini.

7) Sembra che i Russi siano prossimi a tornare. Secondo lei, quale potrebbe essere il futuro più probabile della Siria?
R) Difficile dirlo senza la classica sfera di cristallo. Se i russi si impegnano seriamente e fino in fondo accanto all’Esercito Arabo Siriano e a Hezbollah, non c’è chance per i devastatori della Siria. Ora gli aggressori stanno però giocando un’altra carta. Esaurito il compito dei jihadisti, la manovra di spartizione della Siria viene ora affidata a un’altra quinta colonna, i curdi. Sostenuti da finti patrioti siriani, e dall’aviazione e da forze speciali Usa, i curdi stanno allargando il proprio dominio a terre storicamente arabe e annunciano un’offensiva su Raqqa nel momento in cui le forze lealiste si apprestano alla conquista della capitale di Daish. E’ evidente lo scopo di promuovere la fratturazione dello stato unitario siriano.

8) Parliamo dell’Egitto. Ci sono forze che cercano di destabilizzarlo su vari fronti, ricorrendo ad omicidi mirati o a vili attentati aerei. Cui prodest?
R) L’Egitto e l’Algeria sono gli ultimi stati nazionali arabi non frantumati dall’imperialismo con l’uso dei jihadisti e dei Fratelli Musulmani loro padrini. In più sono Stati demograficamente forti e dotati di grandi ricchezze energetiche in posizioni geostrategiche importanti. Non possono essere tollerati dall’imperialismo e da Israele. L’attacco all’Egitto, che si è liberato dalla tirannia dei Fratelli Musulmani non con un colpo di Stato militare, ma con una insurrezione popolare di 33 milioni di egiziani, che poi ha permesso l’accesso al potere di un generale disponibile a rapporti anche con la Russia e con paesi europei, è iniziato. Si sta svolgendo con l’oscena operazione Regeni, un operativo dell’intelligence angloamericana (Oxford Analytica) da questi sacrificato, con l’abbattimento degli aerei russo ed egiziano, con il terrorismo dei Fratelli Musulmani su vasta scala. Per il cui prodest bisogna guardare agli Usa, ai britannici, all’Ue, a Israele.

9) Chi è il generale al-Sisi? Può essere davvero la risposta ai problemi attuali dell’Egitto?
 R) Il generale Abdel Fatah al-Sisi si è presentato come erede di Gamal Abdel Nasser, il liberatore dell’Egitto e il promotore della liberazione panaraba. Se lo sia lo si vedrà. Intanto ha risposto a un appello popolare vincendo largamente le elezioni e ha liberato il paese dalla morsa integralista della quinta colonna dei Fratelli Musulmani. Si sta adoperando per dare una soluzione nazionale e araba alla crisi libica, contro le interferenze colonialiste della Nato, si muove con indipendenza sullo scacchiere geopolitico, coltivando rapporti con chiunque. Pur di farlo fuori, cercheranno di distruggere l’Egitto, a partire da campagne di feroci diffamazioni, poi sanzioni e interventi. Successivamente toccherebbe all’Algeria.
10) Ho un’ultima domanda per lei. Non crede che la Storia presenterà il conto, prima o poi, anche a questa Italia che agisce con tanta leggerezza in politica estera?
R) Me lo auguro. Ma chi potrebbe presentarlo al posto nostro? E da noi si dorme. La Storia è fatta dagli uomini e qui siamo circondati e rappresentati da omuncoli.


Costantino Ceoldo – Pravda freelance

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sabato 28 maggio 2016

Traghettare la morte, conviene agli scafisti....


...appena partiti barconi e gommoni, gli scafisti  lanciano Sos programmati per avvisare le vedette della  "raccolta in mare". Chiaramente, una volta ammassati, gli occupanti diventano a rischio e capovolgono spesso le imbarcazioni per la troppa (giustificatissima) "ansia da recupero", dando vita alle "tragedie del mare".
E così, strizzati tra il dovere di "obbligo di salvataggio" degli equipaggi incaricati e la umana comprensione per quanto avviene, perdiamo la capacità di analizzare il perché non si sia in grado di controllare il "fenomeno migrazione". In Italia specialmente, visto che da noi arrivano tutti "via mare"...dalla Libia quasi sempre.
E qui inizia l'ipocrita gioco delle parti tra il nostro governo, l'Unione Europea, l'Onu,  la Nato e persino il jihadismo libico...tutto supportato da gran parte dei media.

Altrove, nell'Europa Centrale e dell'Est (ma pure a Calais), hanno innalzato muri di filo spinato ed usato le maniere forti per limitare l'afflusso incontrollato di profughi ed affini...in Italia non è possibile perché è il Mediterraneo il confine: l'acqua dove è obbligo morale ed internazionale salvare chi si trovi in difficoltà.


Già a suo tempo, non appena iniziati i viaggi, avevo indicato la soluzione più ovvia per fermare esodo e stragi di innocenti : bombardare e distruggere le imbarcazioni ed i depositi dei trafficanti "prima" dell'uso, agli attracchi od in spiaggia.


Io, come tanti altri, fummo ignorati dalle autorità e dai media generalisti e pure segnati come "guerrafondai ignoranti".


La Libia era nel caos e le leggi internazionali vietavano qualunque intervento militare. Supreme balle, per coloro (tantissimi) che non hanno l'anello al naso e seguono l'informazione libera...il caos lo avevamo creato noi occidentali aggredendo Gheddafi ed ammazzandolo brutalmente servendoci dei tagliagole di oggi.


In totale violazione delle leggi internazionali, peraltro.

Ma,  già da due mesi la Libia ha un "governo legittimo", imposto dall'Onu, dagli Usa, dalla UE e pure dall'Italia con la forza e senza alcuna "elezione democratica".

Al Sarraj, il presidente, tale è perché sostenuto con le armi da truppe americane, inglesi, francesi e (si dice) pure italiane.


Allora, come la mettiamo? 
Visto che ora siamo "alleati" perché non gli diamo una smossa?

Vincenzo Mannello 

venerdì 27 maggio 2016

Siamo giunti al bivio: di male in peggio - Quale strada prendere? Machiavelli docet!


Niccolò Machiavelli. Un genio tipicamente italico, il Niccolò: intelligente, acculturato, cinico e spregiudicato. E pure fine scrittore: il suo “Principe” dovrebbe essere un libro di testo nelle scuole superiori della Repubblica, ancorché delle banane. “Se hai un nemico, o lo uccidi, o ti ci allei”. Forse non letterale, ma sul senso ci metto la faccia.

Ora vediamo un po’.
Con l’islam i più liberi e virili concordano nel dire che siamo in guerra. Se proprio vogliamo essere pignoli, per me questa non è una guerra di religioni, ma di razze. Che le religioni siano il veicolo, il TIR che trasporta le polluzioni delle genti è pacifico. Ma le religioni sono  solo il più comodo, semplice, facile pretesto. Lo dico da lustri: giudaismo, cristianesimo, islam sono la stessa religione che si adatta alla etnia, alla cultura di chi la recepisce. 

Per forza si odiano: sono le razze che si scontrano, non l’essenza dei credo, a parole buone e caritatevoli. Tutte balle! Andatevi a leggere quei libri del terrore, quelle bufale che sono i cosiddetti “testi sacri”: ridondanti di sangue e macelleria sparsa. I film di Dario Argento al confronto sono documentari da asilo.

Quindi: con l’islam siamo in guerra.
O lo uccidiamo o ci alleiamo.

Ovviamente sono metafore. O lo mettiamo in condizioni di non nuocere, distruggendo la sua forza armata e terrorista, o lo aggreghiamo alla nostra storia. Anche un democratico radical chic può (con sforzo, lo ammetto) capire che entrambe le soluzioni son di difficilissima attuazione.

Gli islamici (non chiamateli maomettani: si offendono) hanno dalla loro soldi petroliferi, per lo più. Non distribuiti ma concentrati nelle mani di pochi. Con i petroldollari si comprano dall’odiato occidente e dalla sorniona Cina armi a quantità industriale. Sono peraltro ricchi di mano d’opera allo sbando, sbrindellata e affamata. Pronta a ricevere per sé e per eventuali eredi la certezza del pane. Del resto il lavoro non è una delle mete sognate. Non hanno tecnologia che non sia quella del loro corpo, gli islamici. Devono importare la tecnologia vera e moderna dagli odiati, infedeli e servi del grande satana. Hanno anche un fanatismo di origine razziale: una specie di assicurazione anche psicologica sull’aldilà. Contenti loro…  Invidia inconscia, forse, per il diffuso stato sociale europeo e nord americano. Lo bestemmiano, ma forse lo vorrebbero. 

Ed in più ci sono anni di sottomissione coloniale, economica, sociale. Del resto sono quattordici secoli che gli arabi sono in guerra con gli europei.

Ora all’Europa si presentano due strade.
O li uccidiamo o ci alleiamo con loro.

Le vie di mezzo, le furbate buoniste e democratiche ci hanno portato allo stato attuale. Non era difficile prevederlo. E non lo dico io, che non sono nessuno (ipocrita professione di umiltà, in verità). Lo disse il leader tunisino Ben Bellah: “Conquisteremo l’Europa: la vittoria ce la darà il ventre delle nostre donne”. Ed anche Craxy: “Quelli (i nord africani, n.d.r.) verranno anche a nuoto!” Erano gli anni ottanta del secolo scorso, per essere precisi.

Ora l’Europa, prima che sia  troppo tardi,  può o ucciderli o aggregarli al suo destino.

Ucciderli vuol dire far neri sul serio i cieli dei luoghi ove allignano i più scalmanati terroristi. Ed i loro finanziatori. Radere al suolo concentrazioni, pozzi, depositi, strade, porti….. Cinico e brutale, come atteggiamento. 

Le sette sorelle, la City londinese, la finanza ebraica arricciano il becco inorridite: e il petrolio? E la vendita di armi? E gli affari della finanza creativa che sguazza nei petroldollari?

La seconda strada è ancora di più difficile attuazione: creare una specie di Stati Uniti del Mediterraneo, come ho avuto già modo di proporre:  http://www.circolovegetarianocalcata.it/2016/05/20/fantapolitica-gli-stati-uniti-del-mediterraneo-ovvero-la-riedizione-riveduta-e-corretta-dellimpero-romano/

Aggregare a parità. Togliere dall’inconscio collettivo arabo la frustrazione e l’odio.  Facile a scriversi, quasi impossibile a mettersi in pratica: in entrambi i campi troppe polluzioni particolari, troppa diffidenza all’interno del proprio campo, troppa storia contrastata.

I mezzi vermi che guidano oggi lo scempio democratico europeo cercheranno invece di cincischiare, di barcamenarsi in quello che credono essere un “grande gioco” che non sanno governare. Né capire. Accelerano i tempi dell’armaggheddon, dello scontro finale, del macello che si avvicina e digrigna i denti in un sorriso laido e feroce.

Bella eredità lasciamo alle prossime generazioni



Stralcio di una lettera di Fabrizio Belloni




Mio commentino: A compendio di questa lettera "blasfema" ripropongo un mio articolo: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2016/04/09/soccombere-al-degrado-sociale-o-preparasi-ad-affrontarlo/  

giovedì 26 maggio 2016

Roma - La Rai ignora le "specchiate" notizie del partito astensionista



RadioTirananchio impazza  in vista delle prossime amministrative  di Roma e  di altre importanti città... ogni giorno ospiti "illustri" e meno lustri ci deliziano per due ore con approfondite analisi sui mali delle precedenti amministrazioni e sulle taumaturgiche ricette dei candidati (vecchi e nuovi) che rimetteranno tutto a posto.

Zanchini, fior di conduttore esperto in cabotaggio radiofonico, a tutti offre una ribalta per rispetto della "par condicio" partitica.... tranne che agli astensionisti !


Ignorando (come del resto tutti gli altri suoi colleghi di RadioTiranauno e pure televisivi) che almeno metà degli italiani non votiamo piú (a Bolzano ieri il 60% di astensionismo), si permette pure di dare lezioni di civismo democratico citando o dando la parola ad "illustri" personaggi che invitano "a votare in ogni caso".


Magari glissando sul fatto che, per gli astensionisti,quelli nominati siano feccia da cui stare lontano proprio perché esponenti della partitocrazia corrotta e corruttrice.


Resta il fatto,incontrovertibile,di come sia possibile che, in un "servizio pubblico", non si trovi un solo ospite che rappresenti il variegato mondo del "nonvoto"....


O meglio, la risposta è elementare :
RadioTiranauno è emittente del regime partitocratico, si pretende forse che dia spazio a quanti non ci credono più ?


Vincenzo Mannello




P.S. le testate che volessero ospitare questo "sfogo" probabilmente si ritroverebbero messe all'indice tra quelle che fomentano il "populismo astensionista" ...io invece le ringrazio anticipatamente perché, magari non condividendone il contenuto, darebbero una ulteriore prova che il pluralismo ancora esiste in Italia.
Escludendo, ovviamente, la Rai e tutte le emittenti generaliste...


................

Mia rispostina: 

"Ho dato spazio alla tirata di Vincenzo Mannello anche se non condivido il suo parere "astensionista", ritengo che l'astensione avvantaggi solo il potere costituito... Come avviene negli USA dove talvolta vota meno di un terzo degli aventi diritto, ma i governi si formano lo stesso con i voti di coloro che hanno votato. Questa è dittatura della minoranza ed il non voto l'alimenta. Bisogna votare per il "meno peggio" sempre! E soprattutto bisogna andare a votare al referendum che è l'unica forma di "democrazia diretta" ancora consentita...." 
(Paolo D'Arpini)

 

mercoledì 25 maggio 2016

Roma - Da Rutelli a Giacchetti... come prima, peggio di prima....




Il candidato sindaco del PDirenzi, Roberto Giacchetti, sponsorizzato da Verdini, pur essendo ora un seguace di Renzi non è certo un novello ‘rottamatore’, ma piuttosto un ‘abile navigatore-galleggiatore’ della politica; nasce sotto Pannella, poi passa con i Verdi e poi con Rutelli, di cui era diventato capo di Gabinetto, nella Margherita, approdando in ultima al PD ... diventando prima 'lettiano' poi 'renziano' .
1) Livia Turco.
Affidabilissima, andava premiata avendo già fedelmente servito la causa della banda Renzi, truffando voti e rimborsi ‘beggiando’ in Parlamento, per i ‘compagni ‘assenti .
2) Silvia Scozzese.
Anche lei, come lo stesso Giacchetti, già vice di Rutelli, è un ulteriore segnale di continuità con le precedenti amministrazioni PD, essendo stata Assessore con Marino.
3) Lorenza Baroncelli.
Sponsorizzata dal super renziano Sindaco di Firenze, Dario Nardella e dal suo consigliere culturale, Stefano Boeri, è pronta a venir meno all’impegno di fare l’Assessore a Mantova, assunto da meno di un anno, per arrivare a Roma.
4) Annaclaudia Servillo.
Avvocato, Dirigente Ministero Ambiente, gradita a tutti i Ministri di Centrodestra come di Centrosinistra, ‘usa ubbidir tacendo’… foto non trovata.
5) Carla Ciavarella.
Radicale. Ha molta esperienza nella gestione carceraria; forse hanno pensato che, qualora il PD e complici riuscissero a raccogliere tutti i ‘resistenti’ anti 5 stelle, da Assessore potrebbe più comodamente tenere ‘corsi preparatori’ per amministratori e dirigenti del PD di Renzi, Verdini, Bossi, in attesa di reclusione.
6) Stefania Di Serio.
Già Consigliera Comunale al 1° Municipio, con Sindaco Marino, esperta di Trasporti , consulente e dirigente ATC , certo non accusabile di essere lei la diretta responsabile del disastro ATC, ma nemmeno si può dire che abbia denunciato e/o combattuto sprechi, disservizi e dilagante malcostume.
7) Francesco Tagliente.
Sponsorizzato dalla potente Comunità Ebraica di Roma, è una garanzia di ‘Statu quo’ per i ‘giri’ PD della Capitale, visto che
“ Fu Questore, con Mafia Capitale, ma non si accorse di niente,
per scoprire il marcio si mossero i magistrati, i 5 stelle e la gente".
8) Marco Rossi Doria.
Politico navigato, fu sottosegretario con Monti e poi con Letta, Assessore del Sindaco Marino fino all’ 8 ottobre 2015, quando Renzi-Orfini diedero l'ordine di staccare la spina…
9) Marino Sinibaldi.
Della Comunità Ebraica Romana, già con Gad Lerner in Lotta Continua, dell’area veltroniana in Rai 3, nominato Presidente del Teatro di Roma dal sindaco Marino.
10) Alfonso Sabella .
Il candidato sindaco del PD , Roberto Giacchetti, sponsorizzato da Verdini, pur essendo ora un seguace di Renzi non è certo un novello ‘rottamatore’, ma piuttosto un ‘abile navigatore-galleggiatore’ della politica; nasce sotto Pannella, poi passa con i Verdi e poi con Rutelli, di cui era diventato capo di Gabinetto, nella Margherita, approdando in ultima al PD ... diventando prima 'lettiano' poi 'renziano' .uando lo fanno in genere non sono molto bravi a farlo, perché non è il loro mestiere».

Fernando Rossi