Questo blog nasce per l’esigenza di restituire identità al luogo ed a noi stessi.

Negli anni passati avevo coniato il motto “Una, cento, mille Calcata..” per significare come l’esperimento in corso nel vetusto borgo potesse essere esemplificativo di un nuovo modo di rapportarsi con la natura e con se stessi. Non è certo Calcata, in quanto comunità o località, che va riprodotta ma un modo di percepire la presenza umana nel luogo. Una presenza inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

Infatti - come disse Nisargadatta Maharaj - noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati.

Molto spesso però ho notato che l’uomo tende a dare maggiore importanza al contesto sociale in cui egli vive. E’ nella società umana, con le sue esigenze e movimenti, che si fa la storia e si sancisce la caratteristica di un posto, molto spesso dimenticando l’appartenenza al tutto, ignorando l’inscindibile co-presenza della natura e degli animali. Per tentare di riscoprire le nostre radici naturali, continuando a prendere ad esempio un cero modo di vivere il luogo e nel luogo, ho pensato di affidare le mie riflessioni a questo blog. In esso si parla di Calcata ma anche di tutto il mondo, ma potremmo dire che è un'altra Calcata ed un altro mondo.

Programmi, storie, descrizioni dell’ambiente (sia naturale che umano), poesie, riflessioni… è ciò che troverete in questo blog. Non sarà quindi un sito di servizi, per promuovere il turismo o la speculazione commerciale, ma un luogo di incontro e fusione delle anime.


giovedì 21 agosto 2014

Lago di Vico, dal 19 al 21 settembre 2014 - Raduno nazionale di guardie ambientali



Provenienti da tutt'Italia tra il 19 e il 21 di settembre 2014 presso il camping natura del lago di Vico, si incontreranno decine e decine di guardie ambientali, pubblici ufficiali a tutti gli effetti, per affrontare e combattere i nuovi reati ambientali, tra i quali l'avvelenamento di terreni e acque a causa dell'abuso di fitofarmaci in agricoltura. Saranno presenti anche gli osservatori ambientali, non guardie, ma semplici cittadini amanti della natura, abilitati da Accademia Kronos a segnalare e denunciare alle autorità casi di abusi ambientali e attentati alla salute pubblica. Il magistrato Maurizio Santoloci, autore di molte pubblicazione sul diritto ambientale, sarà presente e terrà una conferenza sulle nuove disposizioni giuridiche in difesa dell'ambiente. L'avvocato penalista Ottavio Capparella e i suoi collaboratori, presenteranno un progetto di legge che prevede di unificare le operazioni anti crimini ambientali in maniera più uniforme ed efficiente. Al momento, infatti, le guardie ambientali di varie associazioni ecologiste, operano sul territorio nazionale in maniera profondamente diversa da provincia a provincia. Questa proposta di legge invece cerca di unificare le varie operazioni di controllo sul territorio e, nel contempo, offrire alle stesse guardie una sorte di tutela giuridica per la loro attività.

La novità in questo raduno è rappresentata dalla presenza di esperti del clima, come lo scienziato Vincenzo Ferrara, che illustreranno ai presenti i rischi che gli attuali cambiamenti climatici stanno portando all'incolumità delle persone, alle economie locale e agli stessi ambienti naturali. Altri dirigenti di Accademia Kronos in quella sede forniranno istruzioni per organizzare in ogni città, dove sono presenti sia le guardie che gli osservatori ambientali, la "giornata del clima", un'iniziativa capace di sensibilizzare e preparare i giovani al futuro "climatico" che li aspetta.

E' stato invitato anche il Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti a dare un suo contributo alla manifestazione di settembre. Stessa cosa per l'assessore all'ambiente della Regione Lazio.

Vista l'importanza di questa iniziativa Accademia Kronos invita tutti gli amanti e professionisti dell'ambiente a partecipare ad uno o più incontri e conferenze che si terranno al lago di Vico all'interno del camping Natura dal 19 al 21 di settembre prossimo.

Il programma può essere richiesto direttamente ad Accademia Kronos: ak@accademiakronos.it - o telefonando: 0761.093080 - 338.8513915


Filippo Mariani

mercoledì 20 agosto 2014

Iraq disintegrato per favorire israele



Mai come in questo momento sembra che la richiesta della formazione di uno stato autonomo sarà ascoltata. Con il sostegno di Israele.

I kurdi ira­cheni gua­da­gnano posi­zioni, gra­zie ai raid Usa e all’appoggio dell’esercito rego­lare ira­cheno. Non solo, da una parte, incas­sano la deci­sione dell’Unione euro­pea di for­nire armi ai com­bat­tenti kurdi pesh­merga. Dall’altra, seb­bene il Par­tito dei lavo­ra­tori del Kur­di­stan (Pkk) stia for­nendo sup­porto logi­stico alla guer­ri­glia kurda, il lea­der sto­rico del Pkk, Adul­lah Oca­lan, dopo la let­tera del 2013 in cui chie­deva la fine della lotta armata, ha riba­dito, in un docu­mento dal car­cere di Imrali (Mar di Mar­mara), la richie­sta di chiu­dere il con­flitto con le auto­rità tur­che. Oca­lan ha ricor­dato che il Par­tito demo­cra­tico popo­lare (Hdp) ha otte­nuto il 9,8% dei voti alle ele­zioni di ago­sto, con­fer­man­dosi il mag­gior movi­mento di oppo­si­zione all’invincibile Akp del pre­si­dente Recep Tayyp Erdogan.

Nono­stante per dieci anni, il governo cen­trale sciita abbia mar­gi­na­liz­zato i kurdi ira­cheni, l’accordo stru­men­tale tra Bagh­dad e il governo auto­nomo kurdo di Mas­sud Bar­zani sem­bra ora l’unica chiave per con­te­nere l’avanzata dei jiha­di­sti dell’Isil (Stato isla­mico dell’Iraq e del Levante), appog­giati da ele­menti del vec­chio regime di Sad­dam Hus­sein. E così, mai come in que­sto momento sem­bra che la richie­sta della for­ma­zione di uno stato auto­nomo kurdo sarà ascol­tata. Que­sta eve­nienza, da una parte, trova il soste­gno israe­liano, dall’altra, con­fligge con gli inte­ressi turco e ira­niano che temono la riat­ti­va­zione dei movi­menti indi­pen­den­ti­sti kurdi, pre­senti nei due paesi.

Israele ha appog­giato per anni la guer­ri­glia kurda nelle pro­vince di Ker­man­shah e Sanan­daj con­tro Teh­ran. In que­sti giorni, esperti israe­liani appa­iono con­ti­nua­mente in tra­smis­sioni tele­vi­sive kurde per spie­gare gli eventi sul campo. Gli israe­liani si feli­ci­te­reb­bero così della nascita di uno stato kurdo per­ché i kurdi sono di etnia ariana, quindi non araba. Que­sto a loro avviso, potrebbe ridi­se­gnare la mappa del Medio oriente a favore dello stato di Israele. Molti dimen­ti­cano però che i kurdi sono in molti casi comu­ni­sti e in Iraq con­trol­lano una parte impor­tante del mer­cato petrolifero.

In par­ti­co­lare, i kurdi ira­cheni sono stati essen­ziali per il pro­cesso di costru­zione nazio­nale. Che agli inte­ressi della nascita di uno stato kurdo si frap­ponga il nazio­na­li­smo arabo non è una novità. Sin dalla for­ma­zione dell’Iraq moderno, le mino­ranze sono state con­si­de­rate come dei nemici, vicini ai colo­niz­za­tori, per enfa­tiz­zare le qua­lità del nazio­na­li­smo arabo. La que­stione delle mino­ranze è stata affron­tata in Iraq pro­prio per le sol­le­ci­ta­zioni che nel 1930 veni­vano dalla Lega delle Nazioni per una sal­va­guar­dia dei loro diritti. Ma assunse una rile­vanza cru­ciale già dal 1921. Sin da allora le mino­ranze (assiri, kurdi, tur­co­manni e yazidi) ven­nero pro­gres­si­va­mente escluse dal pro­cesso poli­tico di for­ma­zione dello stato.

Non stu­pi­sce quindi che il nazio­na­li­smo arabo pun­tasse sulla riva­lità verso i kurdi, ariani e legati alla Per­sia, per cemen­tare l’ideologia del nuovo stato. I kurdi sfi­da­vano la nozione di inte­grità ter­ri­to­riale del paese. In par­ti­co­lare, il movi­mento sepa­ra­ti­sta dei kurdi di Mosul fomentò la con­trap­po­si­zione ideo­lo­gica del nazio­na­li­smo ira­cheno che voleva evi­tare a tutti i costi l’indipendenza kurda. Que­sta eve­nienza avrebbe impe­dito ai sun­niti di con­ti­nuare a tenere le redini dello stato, in paral­lelo con il con­ti­nuo aumento della popo­la­zione sciita.

Il nazio­na­li­smo ira­cheno è nato così non solo sul risen­ti­mento verso le auto­rità colo­niali bri­tan­ni­che, per­ce­pite come un impe­di­mento all’autodeterminazione ira­chena. Ma anche in oppo­si­zione al soste­gno bri­tan­nico per le mino­ranze e la pro­mo­zione dei loro diritti, per­ce­pito come parte di un divide et impera che impe­diva lo svi­luppo di uno stato ira­cheno auto­nomo. Come pre­con­di­zione per l’indipendenza infatti, l’Iraq dovette dimo­strare alla Lega delle Nazioni di stare sal­va­guar­dando le mino­ranze. I nazio­na­li­sti videro in que­sta richie­sta un’interferenza bella e buona alla sovra­nità nazio­nale raf­for­zando l’idea che la Gran Bre­ta­gna stesse soste­nendo le mino­ranze kurde per inde­bo­lire il governo di Baghdad.

E così i kurdi ven­nero esclusi dall’ideologia nazio­nale (per esem­pio, il kurdo non veniva inse­gnato nelle scuole) men­tre nelle cam­pa­gne glisheikh tri­bali kurdi (agha) veni­vano «com­prati» dalle auto­rità di Bagh­dad con mec­ca­ni­smi di inclu­sione clien­te­lare. Non solo, l’indipendentismo kurdo rese neces­sa­rio il raf­for­za­mento dell’esercito cen­trale per garan­tire la sicu­rezza dello stato. All’interno dell’esercito, com­po­sto da coscritti, ven­nero incluse anche le mino­ranze. Armando i kurdi, ancora una volta, la comu­nità inter­na­zio­nale punta su una mino­ranza per rico­struire l’identità nazio­nale ira­chena. Ma que­sta volta i kurdi ira­cheni sem­brano pronti ad andare fino in fondo per con­qui­stare la loro indi­pen­denza. Anche se que­sto potrebbe disin­te­grare l’Iraq che fin qui conosciamo.

Giuseppe Acconcia

martedì 19 agosto 2014

Bombaroli al governo... comodamente seduti



 
Bombarolo al governo

Alessandro Di Battista ha detto in pubblico l'ovvio evidente.
I bombaroli governativi di sanguinario regime fantoccio Nato e i loro lacché si sono agitati proprio per questo: pensavano che nessuno lo dicesse, e che si potesse in eterno fare finta di niente, bombardando il mondo gratis.


A differenza dei tempi di Ordine Nuovo ed Ordine Nero, i bombaroli li abbiamo comodamente seduti al governo, da dove massacrano liberamente, senza freni nel mondo, pure vigliaccamente a spese nostre: ecco perché Ordine Nuovo ed ordine Nero sono stati chiusi, erano diventati obsoleti, di fronte alla nuova era si stragi di stato pubbliche, sui confortevoli ben pagati banchi del governo.


I tribunali del popolo devono arrestare, porre in condizioni di non nuocere e processare i bombaroli di regime governativo fantoccio italiano responsabili già di 23 anni di stragi terroristiche impunite in Irak, Somalia, Jugoslavia, Afghanistan, Libia, esercitandole oltretutto a spese del popolo, sicché devono essere processati anche per furto continuativo a danno del cittadino, assieme ai loro complici.


La guerra è un evidente sanguinario crimine di classe della elite borghese monopolista contro i popoli. Le multinazionali di guerra ancora una volta guadagnano profitti giganteschi devastando, uccidendo, rubando e rapinando.


I serial killer della Casa Bianca (bianca di nome ma rossa di sangue) e i loro complici devono essere fermati, incarcerati e processati, arrestando i loro crimini altrimenti senza fine, poiché con la guerra la borghesia toglie la propria maschera perbenista e mostra il suo autentico volto schiavista di morte. Solo il popolo sovrano può farlo, solo il popolo sovrano cosciente, autonomo ed auto-organizzato può fermare i massacratori di regime barbarodemocratico.


Nato agli arresti, processo internazionale, in ogni sede disponibile a giudicarne i colpevoli efferati crimini.

Vincenzo Zamboni

lunedì 18 agosto 2014

Campanari vari e machiavellici: "Requiscat in pace" - Campanacci, campane, campanelli di allarme (ed a morto!)



Dal suono delle campane e campanelli di allarme si rilevano i costumi di una civiltà e le sorti di un popolo, sino agli ultimi tocchi che annunciano la separazione finale della Ganga inutilizzabile delle canaglie associate alla Politica. don….. don….. don….. 

Requiestat in Pace.
Circa sessanta milioni di Italiani, ognuno dei quali sbatte violentemente il cursore della propria campana, creando un intenso fracasso per denunciare al mondo la propria sofferenza causata dalle tasse ingiuste, diritti soffocati, ingiustizie, la mancanza di lavoro, la corruzione, gli indegni privilegiati, migliaia di suicidi, mentre il Paese è fermo per lutto totale della Politica.

Aveva ragione Niccolò Machiavelli (1469/1527) nel sostenere che ogni Paese ha i campanari che si merita, alludendo al nostro sistema Politico che non tende al cambiamento, con un futuro sempre più agonizzante.

I maestri campanari hanno in ostaggio l’intero stivale, assistendo indifferenti  all’assordante vociare con richiesta di Indipendenza dei cittadini contro gli orchi che Governano, con uno spaventoso eco ripetitivo che proviene da ogni angolo del Paese, mentre i maestri campanari continuano incoscienti a suonare le loro campane privilegiate con tale maestria, da coprire momentaneamente tutte le assordanti lamentele di sofferenza e di morte della Nazione.

I mali dell’Italia come per tradizione provengono da molto lontano nel tempo, generati da una Borghesia malata e nel contempo privilegiata, la quale già da quell’epoca con oltre mille anni di esperienze negative alle spalle, continuano a causare penose sofferenze Politiche e Amministrative all’intero Paese.

Un umile genio Fiorentino nel 1498, di nome Niccolò Machiavelli (storico , scrittore , drammaturgo , politico e filosofo) elaborò un Trattato di lealtà ed efficienza Politica in 26 capitoli per lo sviluppo del Paese, (nel tentativo di risolvere la stagnante crisi Politica di vecchia data, imposta al nostro Paese da esseri dove l’evoluzione della specie non ha completato il cambiamento, mantenendo le abitudini primitive degli arrampicatori), dove il Machiavelli si guadagnò il titolo ben meritato di Principe dei Principi Italiani  per la sua saggezza in un ambiente Nazionale di orchi per discendenza, dediti esclusivamente ai personali interessi , a pari meriti con le ideologie religiose che guidano l’uomo alla sopportazione e alla preghiera, in appoggio alla Divinità Politica in cambio di concessioni economiche e libertine.
Il Machiavelli non nasconde il suo maggiore apprezzamento per la religione Pagana, molto più di quella Cristiana. A suo giudizio, il Cristianesimo  appare come una religione fondata su teorie strampalate create per favorire gli interessi terreni dominanti, guidando il pensiero dell’uomo di Fede sui benefici nell’aldilà, poco disposta a sacrificare per il bene della patria e della qualità della vita dell’uomo.
Inoltre, mentre il Paganesimo era accettato da tutti come saggia ragion di vita, il Cristianesimo agisce sulle menti malate, con inspiegabili misteri ideologici, servendosi dei credenti e dello Stato per i propri fini, con Santi e Miracoli provocati dalla Natura e attribuiti esclusivamente alla Religione Cristiana.

Sempre secondo il Machiavelli, i popoli più soggetti all'influenza della Chiesa sono i meno religiosi, con la differenza fra l’essere Cristiani di nome ma non di fatto, inosservanti  nel professare la Fede come descritta nel nuovo Testamento, dove la Chiesa non è mai stata tanto potente né tanto virtuosa, con tantissimi crimini impuniti, e pur di conservare il proprio potere temporale è  disposta ad allearsi anche con il nemico.

Il Machiavelli, malgrado i suoi saggi principi su come Governare un popolo in modo leale e rispettoso per ottenere maggiori risultati, purtroppo non ebbe i giusti meriti, per contrasti dichiarati verso il Papato e la Chiesa, e per questo fatto il suo nome non ottenne i dovuti allori al merito.

In Italia abbiamo un altro grande Principe contemporaneo di saggezza, dal nome Paolo D’Arpini, Fondatore, Redattore e Amministratore del Giornaletto di Saul, per diffondere la conoscenza del sapere sulle diete vegetariane e tante altre verità nascoste relative alla Spiritualità Laica, barba bianca e tanta esperienza di mondo, rispettoso anche verso i randagi come si denota nei grandi uomini, nel tentativo di umanizzare l’umanità, soprattutto i Catto credenti, astuti o addormentati, invitandoli alla conoscenza del sapere e della verità senza ipocrisie.

Da una analisi del sistema di comportamento dell’uomo nel mondo contemporaneo, è doloroso constatare che l’uomo non riesce a maturare e vive in uno stato di confusione mentale, privilegiando i bastardi del savoir faire con la faccia di tolla in cerca di gloria, i quali dopo eletti, sottomettono popoli e nazioni allo schiavismo.
Nel trattato del Machiavelli, vi sono alcuni punti importanti di cui è necessario ricordare:
·        La pace è fondata sulla giustizia: sociale, civile e penale, esattamente come l'amicizia è fondata sull'uguaglianza, quindi in ambito nazionale e internazionale, in mancanza di una Organizzazione funzionale sui diritti dell’uomo, l'unica uguaglianza possibile è l'uguale potenza bellica fra gli Stati e l’uguale potere dei Cittadini versus i Governi.

Opposizioni, Sindacati, Organizzazioni di controllo della Giustizia, Associazioni in difesa dei diritti umani, Tribunali Internazionali, Banche, Istituzioni Ideologiche, ecc., tutta ciurma creata per distorcere la realtà ricavando maggiori profitti dai lavoratori.
Non sono Niccolò Machiavelli e neanche Paolo D’Arpini , però ho sempre sostenuto il concetto se ogni uomo avesse a portata di mano il grilletto di un’arma Nucleare, la Giustizia funzionerebbe a dovere, i Politici striscerebbero al servizio della Comunità,  e per il rispetto alla professione si toglierebbero un testicolo, due per la Presidenza.

**       Il Macchiavelli aveva gettato l’ancora per una nuova Italia impostata sulla Politica Laika Repubblicana di concezione Democratica Referendaria, dove gli eletti amministrano  con lealtà i voleri e le aspirazioni del Popolo.

Esattamente il contrario di ciò che avviene in Italia con l’imposizione di un reuccio non eletto dal popolo, il quale nomina i suoi scugnizzi su basi annue sino alla morte della Nazione.

Una signora che durante le vacanze è andata a visitare la Normandia e la Bretagna, si lamentava che in un Bar del Monte San Michel Francia, ha dovuto pagare sei euro per mezza bottiglia di acqua minerale.

Le dissi che siamo ancora fortunati di avere l’Euro come divisa Nazionale, perché se avesse dovuto pagare in Lire Italiane non bastavano 34 mila lire per quella mezza bottiglia di acqua, sempre se avessero accettato il pagamento in Lire.

Da questa realtà, parte ogni considerazione per quelle campane stonate che eleggono incapaci nelle posizioni di comando e poi auspicano un ritorno alla Lira Italiana, riversando gli errori tradizionali della nostra Politica, incolpando i marziani, la Merkel, Obama, gli Ebrei, la Palestina, i Clandestini, ecc., mentre la realtà si innesca con l’apertura dei Manicomi da dove provengono gli arrampicatori delle Poltrone privilegiate.

Anthony Ceresa

domenica 17 agosto 2014

Una cricca di pazzi guerrafondai domina il mondo (conosciuto)



Craig Roberts: vogliono la guerra, è un’élite di pazzi
La propaganda straordinaria condotta contro la Russia dai governi statunitense e britannico e dai ministeri della propaganda noti come “media occidentali” ha lo scopo di portare il mondo ad una guerra che nessuno potrà vincere. I governi europei devono scuotersi dalla noncuranza, perché l’Europa sarà la prima ad essere vaporizzata a causa delle basi missilistiche statunitensi che ospita per garantire la sua “sicurezza”. Come riportato da Tyler Durden di “Zero Hedge”, la risposta russa alla sentenza extragiudiziale di un corrotto tribunale olandese, che non aveva alcuna giurisdizione sul caso che ha arbitrato, sentenza che ordina al governo russo di pagare 50 miliardi di dollari agli azionisti della Yukos (un’entità corrotta che stava saccheggiando la Russia ed evadendo le tasse), è molto significativa. Quando gli è stato chiesto come la Russia si comporterà riguardo la sentenza, un consigliere del presidente Putin ha risposto: «C’è una guerra che sta arrivando in Europa. Crede davvero che questa sentenza abbia importanza?».
L’Occidente si è coalizzato contro la Russia perché è totalmente corrotto. La ricchezza delle élite è ottenuta non solo depredando i paesi più deboli, i cui leader possono essere comprati (per istruirvi su come funziona il saccheggio leggete “Confessions of an Economic Hit Man” di John Perkins), ma anche derubando i loro stessi cittadini. Le élite americane eccellono nel saccheggio dei loro connazionali e hanno spazzato via gran parte della classe media statunitense nel nuovo 21° secolo. Al contrario, la Russia è emersa dalla tirannia e da un governo basato sulle menzogne, mentre gli Usa e il Regno Unito sono sommersi da una tirannia schermata da menzogne. Le élite occidentali vorrebbero depredare la Russia, un premio succulento, e Putin sbarra loro la strada. La soluzione è sbarazzarsi di lui, come in Ucraina si sono sbarazzati del presidente Yanukovich. Le élite predatorie e gli egemonisti neoconservatori hanno lo stesso obiettivo: fare della Russia uno Stato vassallo.
Questo obiettivo unisce gli imperialisti finanziari occidentali con gli imperialisti politici. Ho raccolto per i lettori la propaganda che viene usata per demonizzare Putin e la Russia. Ma perfino io sono rimasto scioccato dalle strabilianti e aggressive bugie del giornale britannico “The Economist” del 26 luglio. In copertina c’è il viso di Putin in una ragnatela e, avete indovinato, il titolo di copertina è “Una rete di bugie”. Dovete leggere questa propaganda per constatare sia il livello di spazzatura della propaganda occidentale, sia l’evidente spinta verso la guerra. Non viene presentata la minima prova per supportare le accuse estreme dell’“Economist” e la sua richiesta che l’Occidente smetta di essere conciliante con la Russia e intraprenda le azioni più dure possibili contro Putin. Questo genere di menzogne incoscienti e di lampante propaganda non ha altro scopo che di condurre il mondo alla guerra. Le élite occidentali e i governi non sono solo totalmente corrotti, sono anche pazzi. Come ho scritto precedentemente, non aspettatevi di vivere ancora a lungo.

venerdì 15 agosto 2014

...troppo lavoro fa male alla salute ed all'economia



Se non fosse oggi l’uomo più ricco del mondo – secondo l’ultima classifica della rivista americana Forbes pubblicata nei giorni scorsi – per gli ideologi (o gli intellettuali organici) del neoliberismo in servizio permanente effettivo, il messicano Carlos Slim sarebbe un pericoloso sovversivo perché sovvertitore del magico ordine del libero mercato e negatore della sua altrettanto magica mano invisibile.

Cosa ha detto di così scandaloso e di eretico l’uomo più ricco del mondo, messicano ma di origini libanesi e imprenditore di successo? Ha detto – parlando a un Seminario ad Asunciòn, in Paraguay – che per ridurre la disoccupazione dilagante nel mondo occidentale e per dare più qualità alla vita delle persone bisogna ridurre gli orari di lavoro.

Secondo Slim bisognerebbe lavorare solo tre giorni alla settimana. Certo, lavorando magari anche 11 ore per ciascuno di questi giorni. Ma è la prima parte del suo ragionamento che qui vogliamo sottolineare. Ridurre l’orario di lavoro. Liberarsi dalla fatica e dal peso del lavoro sulla vita.

È stato il sogno del Novecento e dei suoi intellettuali migliori, sogno in gran parte realizzatosi soprattutto nei primi trent’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, quelli della democratizzazione del capitalismo come li ha definiti Wolfgang Streeck.

Poi – scena rovesciata e inizio della de-democratizzazione del capitalismo – negli anni Novanta del secolo scorso sono state le retoriche o i conformismi allora dominanti a sostenere che il pc avrebbe liberato il lavoro dalla fatica, che avremmo tutti lavorato di meno e avuto quindi più tempo libero, che stavamo entrando nella nuova fase, ovviamente virtuosa, del lavoro immateriale, cioè intellettuale più che fisico, nell’economia della conoscenza, nel capitalismo cognitivo e persino nel punkcapitalismo, nella wikinomics eccetera eccetera.
Oggi, invece – effetto inevitabile delle nuove tecnologie e della organizzazione in rete del lavoro – chi lavora lavora più di prima, la vecchia distinzione tra tempo di lavoro e tempo libero e di vita (distinzione che dava qualità alla vita, tenendo separati due mondi che sono alternativi) è stata cancellata da un’economia che impone di mettere al lavoro la vita intera di tutti, dall’imperativo di dover essere sempre connessi, con gli orari che si allungano, i ritmi che si intensificano e cresce la flessibilità (e la precarietà) del lavoro, che è un altro modo per intensificare/sfruttare il lavoro.

E dalla promessa di un’economia della conoscenza e di un lavoro immateriale quasi-senza-più-fatica siamo in fretta caduti (ma così era nelle premesse) in un nuovo pesante taylorismo, analogo a quello di cento anni fa, anche se virtuosamente digitale. Dove la rete è la vecchia catena di montaggio ma con altro nome. Mentre i tentativi di fine anni Novanta, fatti in Francia (riusciti, ma poi più volte attenuati) e in Italia (fallito), di arrivare alle 35 ore di lavoro per legge sono stati sommersi da cori di contestazione e di riprovazione in nome della libertà individuale e del libero mercato, dimenticando che in Germania (ma non solo) molte categorie avevano ottenuto le 35 ore già nel 1995.

Eppure, l’economista John Maynard Keynes nel 1930, nelle sue famose Prospettive economiche per i nostri nipotisosteneva – guardando appunto al futuro – che “per la prima volta dalla sua creazione l’uomo si troverà di fronte ad un nuovo problema, quello di come impiegare il tempo libero e la sua libertà dalle occupazioni economiche”. Certo, per un uomo allenato per secoli a faticare questo non sarebbe stato facile, continuava Keynes che ancora non immaginava tuttavia quanto l’economia capitalista avrebbe poi trasformato anche il tempo libero, l’arte e la cultura in merci e soprattutto in industria da cui trarre profitto per sé (meno per gli uomini). Ma aggiungeva: “dovremo adoperarci a far parti accurate di questo ‘pane’ affinché il poco lavoro che ancora rimane sia distribuito tra quanta più gente possibile. Turni di tre ore e settimana lavorativa di quindici ore (…) sono più che sufficienti per soddisfare il vecchio Adamo che è in ciascuno di noi”.

E dunque, da Keynes a Carlos Slim? L’idea di ridurre l’orario di lavoro per ridare qualità alla vita degli uomini torna forse di attualità? Carlos Slim aggiunge: questa riduzione avrebbe effetti positivi sulle industrie del turismo, dell’intrattenimento e dell’ozio. Le persone potrebbero dedicare più tempo alla famiglia e ai figli, ma anche dedicare più ore alla cultura, allo studio, all’approfondimento. Certo, Slim ha proposto anche di alzare l’età del pensionamento a 70 o a 75 anni. Così rimanendo dentro al discorso capitalista. Riprendendo con la destra ciò che aveva offerto con la sinistra, perché ovviamente Carlos Slim non è un comunista, né un libertario, né promette di liberarci dal lavoro capitalista. E tuttavia, questa idea che sembra risorgere per voce di un supercapitalista come appunto Slim è un’occasione da cogliere al volo.

Se ci fosse ancora una Sinistra. Perché ci eravamo oramai dimenticati – tutti presi dai nuovi ritmi di lavoro, perennemente stressati e incapaci di fermarci, compulsivamente connessi a un pc o a uno smartphone – che la vita è anche altro e soprattutto può essere molto meglio rispetto a quanto ci impongano mercato e rete. E che dunque si potrebbe anche lavorare diversamente. Ma soprattutto ci siamo dimenticati che la stessa rete ci aveva fatto delle promesse che non ha mantenuto. Anzi, ha realizzato il contrario di ciò che prometteva.

Come il capitalismo, che con la promessa della massima libertà per l’individuo poi ha creato e continuamente ricrea una infinità di poteri che lo prendono, lo circondano, lo avvolgono, lo assoggettano, lo disciplinano, lo alienano da se stesso per farne un capitalista – e solo quello. Forse, potremmo/dovremmo ricordare queste verità, per non passare ancora per bambini che credono alle favole, quella della rete libera e democratica e quella della mano invisibile del mercato. E per ricordare alla rete, ai mercati, alla speculazione finanziaria, alle oligarchie vecchie e nuove (ma in realtà a noi stessi) che ad essere sovrani nel senso del demos (e quindi con il potere di decidere come lavorare equanto perché per chi) siamo noi; non la rete, non i mercati, non le oligarchie.

Lelio Demichelis

giovedì 14 agosto 2014

Ferragosto 2014 (anticipato) a Guiglia....



Anche noi festeggiamo il Ferragosto. Tanto per cominciare  siamo andati, Caterina ed io, a fare una gita sulle colline, a Guiglia, in un posto bellissimo che sta in prossimità del parco dei sassi di Roccamalatina. 

Ci siamo affacciati su una valle verde da cui sembrava che da un momento all'altro uscissero fuori elfi, nani hobbit o draghi. Tutto era verde e non c'era presenza umana attorno, se non in lontananza la guglia del campanile di Montecorone. Eravamo così presi a guardare sostando al venticello fresco, che rendeva il calore del sole un utile riparo, che non abbiamo nemmeno pensato di riprendere il paesaggio.... 


Ci abbiamo pensato solo più tardi nel centro storico di Guiglia dove abbiamo scattato diverse foto. Al ritorno a casa ci attendeva un pranzetto rusticano a base di fettuccine con funghi porcini ed un contorno di fagiolini all'agro, nulla di più... ma più che sufficiente. Ed il 15 agosto ricorre l'anniversario dell'iniziazione, tramite shaktipat, del mio Guru, Swami Muktnananda (impartita il 15 agosto 1947 dal suo Guru Nityananda). 

Muktananda con il suo Guru Nityananda

Di questo particolare tipo di iniziazione qualcosa potete leggere qui:


Paolo D'Arpini



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Alcune foto della gita ferragostana a Guiglia - 2014